Ritorno al Futuro

Ritorno al Futuro

Volare per quattordici ore, sostarne cinque in aeroporto, volare ancora per altre sette per poi, una volta atterrato, ritrovarsi indietro nel tempo di dieci ore è qualcosa che può mandarti a puttane l’orologio biologico. Se poi, dopo due settimane, ti fai un volo di undici ore, sosti per altre due in un altro aeroporto, te ne fai altre sette per concludere trovandoti a dieci ore in avanti rispetto al giorno prima, allora tu e il tuo orologio biologico, nel migliore dei casi vi prendete una pausa. Nel peggiore vi mandate a fanculo. Io ho scelto la seconda. Anzi, ha scelto lui.

Due settimane fa, circa, da qualche parte nel cielo:

mi giro e mi rigiro sul sedile dell’aereo, tentando di trovare una misteriosa combinazione di gambe piegate e braccia distese o viceversa o un misto delle due, ma niente. Nonostante le circa trenta ore di veglia, di prendere sonno non se ne parla. Poco male, tra mezz’ora atterro. Aeroporto Marco Polo, Venezia, Italia.

Il rumore del carrello che scende, mi riporta in vita appena cinque minuti dopo aver trovato la posizione giusta (praticamente a peso morto, in fondo al sedile, con cintura di sicurezza ad altezza petto, completamente in balia degli scossoni). Finalmente sono arrivato. Ormai, riesco a determinare da quanto sono in volo semplicemente basandomi su alcuni fattori del tutto naturali, senza l’ausilio di orologi: il gusto che ho in bocca, quanto i capelli sono appiccicati alla testa, il profumo di uomo, i chilometri di occhiaie, il tremore da mancanza di sonno e uno stato più o meno avanzato di noia, data dall”aver visto e letto tutto quanto l’industra dell’entertainment abbia da offrire.

In questo stato, attendo impassibile lo stop dell’aereo, non prima però di essermi assaporato l’ennesimo applauso del cazzo che qualche troglodita riserva al pilota per aver semplicemente fatto il suo lavoro (che consiste anche di evitare a se stesso di diventare un ricordo). Aspetto di vedere gli stessi idioti applaudire quelli che, di notte, svuotano i loro bidoni delle immondizie e poi, forse, ne riparliamo.

Sydney adesso è lontana, ma sotto la felpa, sotto la maglietta, sotto la pelle i muscoli e le ossa, un battito ogni due è per lei. Tranquilla, non ti mollo.

Mentre osservo la valigia avvicinarsi sul nastro trasportatore mi guardo riflesso nella parete metallica di fronte a me e quello che vedo è la copia stanca di Gollum. Necessito una doccia formato “non chiamatemi per qualche ora”. Mi carico lo zaino in spalla, afferro al volo la valigia ed esco.

La mancanza di Sydney si fa già notare, ma l’accoglienza che ricevo la copre per un bel pò di tempo. Sotto diverse paia di occhi invidiosi, bacio e abbraccio le ragazze che sono venute a prendermi, scambio di battute, ancora abbracci e poi via, direzione Verona, dove ci aspettano qualche spritz e i propositi per queste due settimane.

Otto mesi trascorsi a Sydney col naso per aria, la bocca aperta e la maglia piena di bava, ti fanno abituare ad un paesaggio naturale e urbano che ritengo fantastico. Spiagge, oceano, baie, scogliere, ma anche strade, grattacieli ed opere pubbliche enormi, così come la gente e i loro modi di fare hanno fatto in fretta a sostituire le immagini che mi sono lasciato indietro partendo. Certo, gli affetti sono rimasti intatti, ma appena sono arrivato a Sydney ho iniziato a considerare quello che vedevo come lo standard che ognuno dovrebbe avere. Non parlo di Sydney per forza, ma “solo” del livello del paesaggio e della cura riposta affinchè rimanga sempre in perfetta qualità. Per questo motivo, dopo i primi dieci minuti in autostrada, mi sono chiesto se per caso non avessi sbagliato volo di rientro e se quella che stavo osservando non fosse, in realtà, la cara, vecchia Sarajevo ai tempi d’oro delle bombe. La Pianura Padana di certo non figura come attrazione turistica, ma terre incolte, costruzioni abbandonate, trattori arrugginiti, ponti allo stato grezzo, autostrade e canali asciutti da tempo di certo fanno di tutto per rimanere fuori da qualsiasi guida turistica. Gli occhi, abituati a colori vividi e forti, ora stentano davanti ad un cielo quasi bianco, al grigio cemento praticamente ovunque e al verde poco credibile di campi lasciati a se stessi.

All’uscita dell’autostrada, una fila quasi ininterrotta di Paesi minuscoli, i più vecchi quasi fermi al dopoguerra, i più nuovi totalmente anonimi, sorti esclusivamente a fare da contorno all’ennesimo centro commerciale e a rifornirlo di gente affamata dell’ennesimo orpello, da acquistare in negozi aperti dodici ore al giorno. Parentesi: date ad un italiano un negozio aperto dalle nove alle ventuno e lui ci andrà solo ed esclusivamente tra le venti e le ventuno.

Arrivati a Verona, i monumenti, che tanto dovrebbero farci vivere di fama e gloria, passano completamente in secondo piano rispetto ad un traffico scomposto, clacson, gente che attraversa a caso evitando accuratamente le strisce, gente che cammina senza guardare, gente, gente, gente ovunque, in ogni piccolo, fottutissimo spazio tra te e un sospiro di sollievo.

Qualche consumazione al tavolo, risate, racconti, Sono contento di vedervi, ragazze, davvero.

La porta di casa si apre facendo uscire un husky formato gigante con contorno di ululato e a seguire genitori sorridenti non visti da tempo. Ancora abbracci, un bacio alla mamma. Sono a casa. O no?

I giorni seguenti li passo ad elaborare lo shock per essere passato da Sydney ad un paese  di poche migliaia di anime a qualche chilometro fuori Verona, dove le uniche cose nuove che ho visto sono alcune rotonde. Ceno a casa, tra racconti, foto e la contentezza dei miei dopo otto mesi “laggiù”. Le due settimane che mi aspettano, sono molto colme di cene, serate al gusto di spritz e mojito; voglio vedere più gente possibile, tra quella che ovviamente considero cara. Mi divido quindi tra Verona, Padova, Treviso e Garda, osservando nel frattempo un’Italia che considero per la maggior parte brutta.

Certo, i luoghi belli, bellissimi, incantevoli non mancano di certo: i centri storici, il lago, Venezia sono capaci di farsi apprezzare perfino da me, ma purtroppo, tra ognuno di questi luoghi e un altro, o spesso in mezzo o attorno, decisamente troppe cose stonano. Lo stato dei monumenti ed edifici storici è al minimo indispensabile, traffico alla “comecazzoviene”, sporcizia lungo le strade, cantieri eterni e troppi, troppi, troppi distributori, centri commerciali, parcheggi, negozi, capannoni industriali, magazzini, uffici. La totale mancanza di cura degli ambienti e la più inetta pianificazione urbana mai vista, nasconde le bellezze italiane dietro ad una massa di edifici di varia natura che sembrano lanciati a caso da mani a cui non fregava un cazzo del numero che sarebbe uscito. Che in questo caso è zero, anche con mille dadi a disposizione. Il rispetto per le viste panoramiche, degli scorci, la tutela per l’impatto visivo sembrano e sono solo parole viste al massimo sulla locandina di qualche coglione che vuole farsi votare. A volte si arriva perfino allo sfregio: vedi cartellone pubblicitario gigante, enorme, spaventoso, attaccato nientemeno che all’Arena di Verona. Alla faccia di tutti quelli che dicono che in Italia c’è cultura. Vaffanculo.

Ma, incredibile a dirsi, qui è normale, va bene così, dicono. E’ la cultura del “cosa si potrebbe mai fare?” del “è l’Italia e si sa come funziona”. Al massimo qualcuno azzarda un “nessuno ha più limiti”, ma non è vero, non li hanno mai avuti perchè noi non li abbiamo mai messi e tanto meno reclamati. E’ questa la cultura di cui ci vantiamo. Quella del va bene tutto purchè non rompano il cazzo a me. Quella del continuare a nasconderci dietro all’Italia che si-sa-com’è, senza capire, ancora, che l’Italia da sola non è diventata così, ma per “merito” della gente che ci vive, che non se ne rende conto e che, soprattutto, lascia fare. Tanto, va tutto bene, anzi, la Belen fa pure vedere la gnocca in prima serata, che cazzo vuoi di più? butta giù sto aperitivo che tra un pò comincia la partita.

Vado a trovare un pò di amici, racconto e ascolto e alla fine, più o meno tutti, mi raccontano di tante cose da cambiare e di quelle che bisognerebbe rifare da zero. Il tanto amato cibo italiano, unica ragione di vita e termine di paragone col mondo per alcuni, si fa certamente apprezzare, ma soltanto nello spazio di un pranzo o di una cena. Insomma, non è che da solo ci riporta ai piani alti di una qualsiasi classifica mondiale sulla qualità della vita. Nel frattempo, rischio diverse volte il soffocamento (o la strage di innocenti, a seconda dell’umore) alla vista di notiziari che parlano di cazzate, tra le stesse facce di decenni fa, interviste sul “come si sente” al genitore col figlio appena morto e ben dieci minuti su trenta dedicati alla ricetta del giorno. I rimanenti sono servizi realizzati appositamente per far leva su sentimenti collettivi, per emozionare, approfondendo non la notizia in sè, ma le emozioni legate ad essa. Ecco quindi che, alle cause del bambino bruciato in un autobus, delle ragazzine stuprate da ragazzini e a quelle di vari suicidi di imprenditori, si preferisce il genitore in lacrime, la scuola sotto shock e la tristezza della gente, in servizi che mirano a tenere incollata la gente allo schermo, distraendola dalle notizie importanti con tragedie altrui, a cui, per rispetto, nessuno dovrebbe partecipare. Inetti che si sentono pure partecipi, per solidarietà.

E’ l’Italia degli ottantamila al funerale di un Dalla che fino ad un giorno prima non si cagavano in otto, dei funerali di Stato ad un soldato morto in guerra (vedi applauso al pilota), dei litigi al bar per una partita, di “giornali” inutili che parlano di cose inutili.

E’ l’Italia della distrazione, dove quasi nessuno fa caso ai dati sullo stato delle cose, ma enfatizza la sua situazione personale, come bandiera del “va tutto bene”. Le stesse persone che parlano dell’Australia addirittura in negativo, citando cose per “sentito dire” o tirando in ballo stronzate come “tutto il mondo è Paese”. Prima andateci, fuori dal Paese e poi ditemi.

Che va tutto bene, l’Italia fa di tutto per ripeterselo e per distrarsi pur di non riconoscere il contrario. Sulle prime pagine spicca il calcio o la formula uno, mentre, in piccolo, la cifra del nuovo record di debito pubblico, scritto in trasparente su una pagina mai stampata.

E’ l’Italia del “se da Sydney chiamo l’università di Padova per chiedere un documento via mail, mi rispondono che devo prima passare di la per firmare il modulo di richiesta…”

L’Italia di chi, leggendo queste righe, alzerà le spalle commentando: ma su dai, sei troppo negativo.

E’ l’Italia che, vista dopo otto mesi di qualcosa che non è Italia, sembra un posto bello per quello che era. Come quella anziana signora che, troppo avanti con gli anni, si ostina a truccarsi e vestirsi come se ne avesse venti, vedendo sè stessa con gli occhi dei bei tempi e chiedendo le stesse attenzioni da ragazzi volutamente miopi.

Le due settimane volano tra gli incontri previsti e qualcuno di…imprevisto. Tutti molto, molto graditi.

Quando si sceglie e si prende una strada, inevitabilmente si rinuncia a qualcosa. La facilità con cui si proseguirà nella scelta è direttamente proporzionale alla consapevolezza raggiunta nello scegliere, ma, soprattutto, nel rinunciare.

Per questo motivo, salgo le scalette dell’aereo, sola andata, convinto di quello che faccio, anzi, sempre di più. Nonostante ciò, nessun sentimento è solo positivo o negativo, per cui, nel salire quei gradini, dedico un pò di tristezza alle cose che lascio, ma sono solo le mie cose.

L’Italia che amo è le persone a cui tengo e la mia Casa sono le mura in cui sono cresciuto; è nei miei genitori che mi hanno reso come sono, a dispetto di tutto quello che c’è intorno. E’ nelle mura di case di amici e in loro stessi, tra le portiere di macchine, luoghi di mille discussioni e avventure; è negli angoli dei ritrovi tra amici e negli amori perduti.

Tutto questo per me è l’Italia, ma non ha un posto fisso se non dentro di me e proprio per questo me lo posso portare ovunque, certo di ritrovarlo sempre, sotto quella felpa, quella maglietta, sotto la pelle, i muscoli e le ossa.

Tutto questo è anche senza tempo, per cui non sarà mai passato e mai svanirà.

Il resto è solo un Paese come tanti, anzi, per molti aspetti, nemmeno.

Mi dispiace Italia, o forse no, ma ovunque sia, io torno al futuro.

Ringraziamenti:

a mamma, papà, nonna, sorella e zio: siete bellissimi. a Pier “sempre operativo” Luigi, Matteo, altro Matteo, Sara, Valentina, Mattia, Irene, Emanuela e Federico. Alle Bionde Serena, Elisa, Sara. a Cristian di PD e a Cristian di VR. a Vittoria, Giulia, Stefania, Diego, Federico e Federico, Mirko e Alberto. Agli Spritz e ai Mojito da pochi euro. Grazie mille per le splendide serate insieme. See ya soon mates!

  • benvenuto nella fase “cultural shock reverse”, quando ti chiedi ma che mischia di paese è questo?? ops è dove ho vissuto gli ultimi 25 30 anni…che bello leggerti mi viene in mente me stessa (e all’epoca me ed il mio compagno) con un immenso bagaglio di sogni australiani e di mancanze italiane. ci devi vivere, ci devi convivere. ma questo mix è sempre meraviglioso, vivo. buona continuazione. un abbraccio virtuale dalla provincia veronese

    • la mia provincia natale 😉
      grazie mille per il commento e un abbraccio a voi!

  • Viv

    Ragazzi l’Italia non piace a nessuno codi’ com’e’,e fin qui ci siamo.Ma forse dovremmo andare a monte… Ma noi che facciamo,o che abbiamo fatto per cambiarla?chi e’ scappato,chi lo fara’,chi redta e si piange addosso ma non alza un dito! Personalmente non sono una gran fan dei francesi,ma li rispetto perche’ hanno ribaltato il Paese quando le cose non gli andavano! E’ vero,e’ avvilente stare in un posto dove tu che ti fai un culo a strisce e oaghi le tasse non vali una caccola del Trota, ma porca miseria.. Le palle le abbiamo solo sul campo da calcio?!

  • Sai cosa…non è che è l’Italia che non funziona, che è brutta, che è vecchia…ma è che è Sydney che è troppo bella. “Bella” nel senso globale, estetico e funzionale. Che dopo 3 mesi di vita lì mi son trovata a chiedermi ma perchè devo tornare a Milano? E’ un po’ come dover scegliere tra andare in vacanza a Finale Ligure o in Sardegna. Tra mangiare in Autogrill o da Cracco. Tra comprare un maglione di cachemire o uno di poliestere. Immagina che abbiano lo stesso prezzo. Tu cosa scegli? Non c’è neanche da discuterne, io scelgo Sydney.
    See you soon down there, mate.

  • grazie Roberta,
    esattamente lo stesso mio pensiero.
    L’Italia è bella per quel che ERA.

  • Roberta da Sydney

    Non ti posso commentare Giordano, perche` sai bene come la penso. Le persone care me le sono incollate al cuore, i posti belli dell’Italia (che l’ho girata in lungo e in largo) anche. L’Italia me la voglio ricordare come era e allora mi viene in mente perche` sono scappata alla prima occasione verso un paese di cui conoscevo tanto poco. Una vacanza di 5 settimane mi fece capire che, in Italia, vivevamo in un mondo vecchio e superato. Il bigottismo, il clientelismo (o nepotismo), le bustarelle, la mafia, la corruzione politica e chi piu` ne ha piu` ne metta.
    I posti belli, fantastici, ma abbandonati a se` stessi (vedi Pompei) o all’industriale delle scarpe (vedi Colosseo).
    Allora, quando ho visto, a Sydney, l’autista dell’autobus scendere per aiutare una anziana signora a salire, quando avevo il bimbo piccolo e l’autista mi aiutava a far salire il passeggino, quando chiedevo informazioni per strada e mi rispondevano cortesemente “you are welcome love”. Ecco e` stato allora che ho capito che la vita e` fatta di altre cose: di gentilezza, di serenita`, di rispetto. Tutto questo ho avuto a Sydney e in Australia, per cui la nostalgia non esiste.
    Le persone care, con il tempo se ne vanno, ma i figli, che sono il futuro, rimangono finche` abbiamo un filo di respiro. Cosa avrei dato loro in Italia, senza scendere a compromessi con me stessa e la mia dignita`?
    La fortuna? Si`, la mia fortuna e` stata venire a vivere in Australia, che, se non e` il paradiso, ci va molto vicino
    Non sono diventata ricca, ma ho fatto mia la frase tipicamente australianai: Don’t worry, take easy, be happy!
    All the best down under Giordano!
    (p.s.: mi sa che, poi, ho commentato! ahahahahahah!)

  • Francesco

    Sapete che c’è ragazzi, noi tutti, emigranti di questo decennio, siamo saliti sull’aereo che ci ha condotto chi a Sydney, chi a Melbourne, a Brisbane, Perth ecc. con la principale motivazione del voler “scappare” dal nostro paese natale, l’Italia. E’ stata scelta l’Australia non per l’Australia in sé, ma per la relativa facilità con cui è possibile ottenere il visto, il WHV per l’esattezza. Questo Stato non è l’Eldorado, come possa pensare chi qui non ci ha vissuto, o chi vivendoci ancora non ha visto infrangersi l’ultima chance per poter realizzarsi.
    Il nostro tempo trascorso su questa terra non è che una parentesi nella nostra vita (tanti auguri a chi riuscirà questa parentesi a tenerla aperta per più dei canonici due anni di working holiday); ricordiamoci però che noi siamo ormai indissolubilmente legati alle nostre origini, che risiedono in Italia, e non possiamo farci, assolutamente, niente!
    Andate in qualsiasi Italian Club sparsi per tutta l’Australia, e parlate coi signori emigranti che vennero qui negli anni Cinquanta, Sessanta; li avrete le testimonianze viventi di come l’italianità è parte imprescindibile nostro essere.
    Tutto questo per dire.. anzi per cercare di fare passare questo messaggio: siamo (imperativo) orgogliosi del nostro Paese, è il modo per esserlo di noi stessi.
    Come l’Italia, anche noi non rasentiamo per niente la perfezione, ma siamo unici e terribilmente belli perché ci distinguiamo da tutti gli altri (paesi e persone).
    Siamo qui downunder, ma la nostra essenza rimarrà per sempre legata alla nostra terra. Viaggiamo e incontriamo nuove persone, ma i nostri amici, quelli che conoscono tutto di noi, sono rimasti là. Viaggiamo e visitiamo luoghi straordinari, ma i posti a cui sono legati ricordi, incontri, beh, non ce li portiamo mica dietro. La musica: qui scopriamo nuove sonorità, il didjeridoo, ma gli 883 grazie a cui siamo quello che siamo? Vi siete mai informati sulla cronaca o sugli avvenimenti di questo paese? Beh, quello che ci interessa sapere è tutto su repubblica.it. Il calcio è la nostra passione intrascindibile, anni luce dall’insensatezza delle “ozzy rules”.
    Io la “cara vecchia Sarajevo ai tempi d’oro delle bombe” la sogno di notte, e non come un incubo dal quale ti svegli sudato con l’ansia. Le rotonde come unico segnale di innovamento sono lo specchio di ciò che siamo noi, venuti in Australia, ricchi di nuovi tipi di esperienza, ma pur sempre rimasti noi, con le nostre paure e la scontentezza di non aver ancora trovato ciò che cerchiamo. Ma lo sappiamo cosa siamo venuti a cercare qui?
    Se l’Italia non avesse uno dei più alti tassi di disoccupazione tra la popolazione giovanile mai registrati, non si sarebbe mai creato il fenomeno “migrare in Australia”; saremmo rimasti nel nelle nostre piazze a sorseggiare il nostro mojito con tanta leggerezza che il nostro mondo non andrebbe oltre le vecchie mura del nostro bellissimo e contraddittorio borgo medievale.
    Grazie Australia per ospitarci in questi tempi non semplici, ma nella mia testa ti ho tradito dal primo momento che ci siam messi assieme!

    • Giulia

      Prorio ieri parlavo con una signora friulana di circa 70 anni, in gambissima. Mi ha detto “La mia fortuna è stata di venire in Australia, e di lasciarmi alle spalle l’Italia e la sua mentalità. Se penso alla vita che avrei fatto in Italia se non fossi venuta qui, mi vengono i brividi. Le mie figlie hanno mariti australiani, italiani, croati. Qui c’è un benessere e una tolleranza che non esistevano (e non esistono, N.d.S.) in Italia.” Quando le ho detto che il mio ragazzo è giapponese, il commento è stato “è un bravo ragazzo? Bene, sono felice per te”. In genere gli italiani (non i miei amici, ma gente appena conosciuta) commentano con un imbarazzato silenzio e un ancora più imbarazzante “beh, almeno non è cinese”.
      Di che italianità parli???
      Io tutto questo attaccamento alla patria non lo sento proprio. Orgogliosa dell’Italia non sono assolutamente. Non sono orgogliosa di me perchè sono italiana. Me ne sono andata e cerco di prendere il meglio del paese dove sto, lasciando indietro quello che mi sembra una zavorra, e tenendo con me quello che considero importante, ma che in nessun modo è legato all’Italia di per sè. La musica che ho con me è quella immortale di Mozart, Beethoven, Verdi (par carità anche io ho ascoltato gli 883 ma non posso dire che abbiano inciso sulla mia crescita), il calcio lo detesto con tutto il mio essere, i miei amici sono sparsi per il mondo e i migliori li sento tali anche se non mi conoscono da decenni. La mia italianità devo averla lasciata da qualche parte durante il mio primo viaggio all’estero. 🙂
      E lo so cosa sono venuta a cercare qui: tolleranza, rispetto, innovazione, laicità, ottimismo, meritocrazia.
      In Italia il lavoro ce l’avevo, ma non ci sarei rimasta a sorseggiare mojito mentre tutto intorno a me va a puttane. E non parlo solo della disoccupazione.
      Non per dire che sono migliore di te, ma solo per per commentare su questa “italianità” di cui tanti parlano e io non ho idea di cosa sia.

  • Enzo

    esatto! 😉

  • Enzo

    Per questo sto andando a Toronto! il bello che c’è gente che quando gli dico che vado in Canada, mi chiedono : “Come mai vai in Canada? “, ma io dico con tutte le domande che potresti farmi mi vai a chiedere “come mai ?” mah…

    • eheheheh…
      a quel punto cambi discorso e parli del tempo

  • Paolo

    Vai Giordano ,bel post ,tutte cose vere e in parte anche condivisibili,fai bene,restatene in Australia per sempre,qui di gente che si lamenta e non fa niente per cambiare le cose ne abbiamo già a iosa..

  • un pò troppo pessimista? verona non mi pare messa male(pi dipende da dove stai)

    e il discorso dei centri commerciali non mi pare peggiore di quelli AUZ.

    Bel post comunque e bel blog lo aggiungo alla lista

    • ciao,
      il mio era un discorso più in generale.
      Certo, le città nei loro centri storici non sono messe male, (nel caso di Verona però, più passa il tempo e più Via Mazzini sembra un’unica boutique…, per non parlare del già citato mega-cartellone appiccicato all’Arena). In linea di massima in Italia non esiste una logica di urbanizzazione, di modifica dell’ambiente che tenga conto prima di tutto….dell’ambiente. Non sono certo io il primo a parlare di edilizia selvaggia e, purtroppo, questa è una grossa piaga italiana. Senza contare l’assoluta mancanza di fondi (e qua ci sarebbe da dibattere…) per il mantenimento di opere che già esistono, che da sole basterebbero a farci campare a vita.

    • in ogni caso grazie mille per il tuo commento. in uk come butta?
      ciao!!!!!

  • Veronica

    Ciao. E’ un po’ che inciampo nei tuoi articoli. E devo dire che sono sempre più affascinata dal tuo modo di raccontare le emozioni. Sì, perchè trapelano dalle parole. E sono molto entusiasta del fatto perchè capisco che in fondo in fondo non siamo così soli. Anche sapere che dall’altra parte dell’emisfero c’è una persona che la pensa come me mi fa sentire meno triste. Tra meno di un mese parto per Brisbane. Ho saputo da pochissimo di avere cugine di nipoti di zii che abitano l’Australia da decenni ormai. Parto senza aspettative, con una valigia 32 kg e una voglia pazzesca di respirare la nuova vita. Anche solo per mesi. L’Italia non mi appartiene, non la sento adatta alle mie esigenze di neolaureatavogliosadiesperienzevere. Le uniche cose che mi fa male lasciare è la meravigliosa creatura che mi ha donato la vita e i mie due gattoni che amo infinitamente. Tutto il resto, il mio essere lo porto con me. Confido molto in questa nuova esperienza ma non per qualche guadagno facile ma perchè penso che a 23 anni ci voglia coraggio a fare certe scelte e si spera sempre che vengano in qualche modo ripagate. Anche ritornare con la schiena rotta dal lavoro ha un senso per me. Dopo ciò voglio augurarti un sacco di belle cose. E chissà che un giorno anch’io potrò scrivere parole piene di emozioni da una nuova e lontana città. Take care. 🙂

  • Ho letto d’un fiato il tuo scritto e devo dire che mi ci ritrovo completamente.. cinque anni fa. All’epoca del mio Erasmus e della prima uscita dal Paese. Ora, che sono di nuovo all’estero, il mio progetto è di accumulare esperienza da usare al mio “ritorno”. Che probabilmente sarà quello definitivo.
    Molte cose si spiegano con la tua frase finale: la famiglia, gli amici, ma il resto è “un paese come tanti”. Non ti offendere, non è una critica personale, ma in questi anni ho riflettuto molto su questa strana sensazione post rientro, e sono giunto alla conclusione che, se si avverte cosi tanto la differenza tra il proprio paese e l’estero, e ci si vergogna delle sue storture, forse una buona soluzione è uscire dal ristretto circolo della “famiglia” e degli “amici” e provare a metterci del proprio per cambiarlo.
    Mentre il pensiero dominante è proprio quello: la famiglia e gli amici devono essere protetti, per loro bisogna dare l’anima, ma per il proprio paese non c’è nulla da fare, c’è solo da voltare le spalle e partire. Per carità, liberissimo di decidere il posto in cui vivere, ma forse se le cose vanno così male è perché anche noi, in fondo, ce ne freghiamo, come tutti gli altri.

    • nessuna offesa ci mancherebbe! apprezzo il commento anzi!
      per rispondere alla tua osservazione: personalmente e, sottolineo, personalmente, non ritengo che la situazione attuale, sia italiana, ma anche più in generale nel globo, fornisca all’individuo una reale capacità di influire sugli eventi di un Paese. La società, nel tempo, si è “evoluta” nella direzione di fornire ad ognuno di noi un livello di “benessere” più o meno alto, ma sufficiente a far pensare ad ognuno di avere più da perdere che da guadagnare, in un’ipotetica battaglia per il cambiamento.
      Basta anche assistere a quanto i già esistenti movimenti “di lotta” riescano ad imporre cambiamenti reali…
      Insomma, credo che questo sia un sistema sociale troppo stagnante per essere cambiato dall’esterno e comunque non in tempi brevi.
      Come tutte le cose, specialmente quelle nate su presupposti sbagliati, è destinato a collassare, in favore di un nuovo modello.
      Il problema è che io, noi, non abbiamo così tanto tempo a disposizione… e anche l’avessi, preferirei dedicarlo alla mia vita.
      Questo il mio pensiero.

      grazie mille per l’ottimo spunto di discussione.

      a presto!!!!!!!!

  • Fabrizio

    Sono appena tornato da Sydney e dopo aver dato un’occhiata al nostro Paese vorrei scappare al più presto da qui.
    Mi sono bastati 5 mesi per Sentirmi a casa, non qui ma laggiù in un posto mai visto prima.
    Non vedo l’ora di riprendere qual fottuto aereo e starmene per 30 ore in volo per tornare al futuro

  • stefania

    Mi sono commossa… grazie Giordano!
    apprezzo, condivido e vivo le tue sensazioni e pensieri.
    La frase do Stendhal racchiude il senso , ottima scelta:)

  • condivido pienamente tutto cio che hai scritto perchè la penso allo stesso modo io sono stata solo un mese in Australia l’anno scorso, e certamente non posso dire di conoscere tutto ma, è bastato osservare come ogni cosa è curata e ben tenuta e come non parlare della natura che è veramente uno spettacolo indimenticabile. Ci tornerò a novembre sicuramente ma questa volta resterò lì almeno 3 mesi ( per ora ). Spero che cio che hai scritto possa essere letto da tanti ragazzi in italia che li faccia riflettere e prendere la decisione di andarsene se vogliono avere un futuro. Ciao sono sicura che hai fatto la cosa giusta
    Donatella

  • Ilenia

    E’ l’Italia del “se da Sydney chiamo l’università di Padova per chiedere un documento via mail, mi rispondono che devo prima passare di la per firmare il modulo di richiesta…”

    Ti prego dimmi che non è stata solo questa la ragione delle 2sett a “casa”…
    Ciao Giordy, aggiornami ogni tanto ..io sono ancora ad Adelaide…x un pochino poi in viaggio come da programma!

  • complimenti per l’articolo…davvero scritto bene.
    Purtroppo non mi trovi completamente d’accordo… un cinque alto per tutto quello che riguarda la burocrazia, la lentezza di pensiero etc etc….ma a me Sydney un’impressione così positiva non l’ha lasciata…è stupenda ed è una delle città più vivibili al mondo…tornando a casa la sera non ho mai avuto problemi e la gente è sempre stata cordiale (il più delle volte) ma a parlare di cultura e intelligenza…io ora mi trovo ad Innisfail e la maggior parte dei ragazzi in questo paese lascia la scuola a 15 anni per andare a lavorare nelle farm di banane…perchè si guadagna bene e si possono comprare la Holden tutta tamarra…paesi costruiti attorno ai centri commerciali ne ho visti a tonnellate…certo…qui c’è tanto verde e tanta natura che fa quasi svenire…ma per fragiacomo…sono 20 mln in un territorio grande quanto l’europa…noi siamo 62 milioni in un territorio lungo da Sydney a Brisbane e largo da Sydney a New Castle…i telegiornali parlano per 20 minuti di Cricket quando va bene…non c’è storia e non c’è cultura…quel poco che c’è è tutta d’importazione. Per quanto da noi i monumenti facciano pena e il traffico sia assordante (prova a vivere un mese sulla Bruce Higway e poi ne riparliamo ;D ) se tu vuoi andare a vedere il Colosseo prendi un treno e nonostante i ritardi lo vai a vedere…(pensavo fossimo gli utlimi al mondo invece…anche su questo devo dire che l’Australia non è al massimo…anzi…12 ore di ritardo sul Sydney Melbourne).
    Io ho in mente di non tornare in Italia per i prossimi 3 anni…nel mio futuro vedo ancora Australia Nuova Zelanda e forse Argentina….Ma la mia Italia mi manca…mi manca il cibo…le serate bevendo una birra in piazza…senza doverla nascondere dentro un cartone…andare a teatro e al cinema….mi manca camminare per il mercato sotto casa e contrattare con il fruttivendolo per 50 cent. di sconto….mi manca fare shopping nei negozi per le strade…e non in un Westfield con l’ariacondizionata a palla (35° fuori… 11 dentro) mi manca il calcio (oh…non siamo tutti perfetti 😀 ) mi manca il cielo grigio di Torino…perchè per quanto possa essere brutto…è unico come un tramonto australiano…. mi è mancato essere al funerale di Dalla (prob ero uno di quegli 8 che lo ascoltavano…e non dico inculavano apposta 😀 )….voglio dire…non sono mai stato patriottico…ma da quando sono lontano da casa un pò lo sono diventato…mi incazzo a bestia se un redneck mi dice “aaaah italia…mafia?” o “ah ma tanto voi sapete fare solo la pasta” o ancora “voi italiani siete pigri e non sapete fare un cazzo”….non siamo una “lucky country come l’Australia…ma posso darti un lista infinita di persone che si svegliano ogni giorno alle 4 per portare a casa dopo 12 ore di lavoro un pezzo di pane a casa…gente che passa la vita da precario ma si fa in 4 per realizzare i propri sogni nel proprio paese…queste persone invidiano me…perchè vivo sulla bariera corallina e ho dato una svolta alla mia vita…io invidio loro…perchè hanno la forza ogni giorno di tirare avanti…nonostante tutto… mi manca parlare con persone che capiscono quello di cui parlo (e non mi riferisco al mio inglese) ma persone che se dico “credo che la caduta del muro di Berlino sia uno degli eventi più importanti di questo secolo” non mi rispondono “ah!!! bella Berlino…in Francia giusto?”…ora queste sono le cose negative che ho incontrato in questi 5 mesi a testa in giù…per tutte le cose belle ho un mio blog… 🙂 buon’avventura…

    • TSF

      fare di cose piccole qualcosa di grande, fare della propria piccola vita qualcosa di grande, anche in un paesino lucano di 400 anime.. l’importante è lo slancio!

      • non c’e niente di eroico nel rimanere, come non c’è nel partire. Semplicemente, ognuno di noi, per come è fatto, per il mix di “sostanze” di cui è composto, necessita del posto giusto. Un pò come ogni vino necessita del giusto calice per rendere il massimo.

  • Simona

    Bello bello!! Sto leggendo diversi post da parte di coloro che hanno deciso di trasferirsi in Australia…e non ho niente da dire se non augurarti un enorme in bocca al lupo!! E che tu possa trovare quello che cerchi e qualcosa che ti dia soddisfazione e di goderti un po’ l’Australia anche per coloro che la sognano tantissimo e che hanno voglia di scoprire un mondo diverso e vivere una realtà differente. Buona fortuna per il proseguimento della tua vita =)

  • Edoardo

    Davvero, anche per me il pezzo giusto al momento giusto.
    Giovedì partirò per Sydney per iniziare qualcosa di nuovo e in quello che scrivi mi ci rispecchio pienamente; non so che altro dirti se non: grazie.
    Se vorrai un giorno sarà un piacere per me offrirti una birretta in quel di Sydney.
    Continua così!

    Edoardo

    • grazie a te Edoardo e… una birretta non si rifiuta mai!

  • Non sono mai stato in Australia, ma le stesse sensazioni ,post-rientro, le ho provate da paesi relativamente vicini come Francia e Germania,in cui sono stato per qualche mese. Non che quest’ultimi stiano molto meglio di noi, ma vedo uno spirito diverso nelle persone e nelle istituzioni. Non prevale mai l’interesse personale ma sempre quello della collettività. Mi chiedo se prima o poi il “Bel Paese” ( e non mi riferisco al formaggio) sia in grado di capire che è ora di rialzarsi e cambiare mentalità. Io però non voglio sprecare il mio futuro in una lotta contro i mulini a vento, e per questo che tra qualche mese tenterò fortuna anche io di Australia. 🙂

    P.S. A proposito tra qualche mese quando arrivo, 4 chiacchiere davanti a un caffè me li devi concedere!

    • grazie mille!!!
      e anche un caffè non si rifiuta mai!!!

    • Idem anche per me: al rientro dopo 15 giorni (e che saranno mai) di giro in auto e campeggi di mezza Francia torno passando per il Piemonte e mi sembra di stare in Afghanistan…costruzioni diroccate, strade rotte, immondizia ed erbacce ovunque, cancelli arrugginiti, paeselli tutti uguali, anonimi…che tristess…
      Io non credo di avere la voglia e la forza di cambiare tutto questo, in fondo faccio prima ad accettarlo con rassegnazione per quello che è: chiamalo pigrizia, chiamalo menefreghismo, la verità è che preferisco prendere il bello che c’è e vivere la mia vita in pace. Quando non mi soddisferà più, valuterò l’ipotesi migrazione, nel frattempo mi limito a fare la turista 🙂

  • TSF

    lacrimucce sparse…

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  • Mirko

    letto tutto d’un fiato, mi perdo a guardare nel vuoto per 5 minuti cercando un senso a tutto ciò, un brivido lungo la schiena, quante cose in comune, proprio al momento giusto, grazie per questo articolo così illuminante