Genius at Work

Genius at Work

Scusate se scrivo a così poca distanza dall’altro articolo, ma ho scoperto che osservare il soffitto per ore non porta a niente di sensato e intervallare il tutto con il candidarsi per posizioni lavorative di certo non rende la giornata eccitante.

Il fatto è che non ho ottenuto il lavoro nelle Risorse Umane come speravo e quindi eccomi qui a chiedermi ancora come sia stato possibile. Non perchè non avevo considerato la possibilità di non ottenerlo, ma decisamente non con la motivazione che mi è stata data. Ossia: “sei troppo qualificato per questa posizione e l’Azienda teme che ti possa stancare dopo due mesi e metterti a cercare qualcos’altro lasciando noi al punto di partenza.” 

Per fortuna ero al telefono altrimenti chi pronunciava queste parole avrebbe visto la mia faccia assumere la stessa espressione di Bossi trenta secondi dopo il primo ictus. Seguita da un sorriso ebete della serie “fai finta di averla presa bene” seguita a sua volta da un’espressione tipo “ma che cazzo te ne frega dell’espressione se sei al telefono?”. Il tutto condito da una loquacità paragonabile ad un morto cerebrale. Ho addirittura ringraziato.

Per chi non avesse colto, ero del tutto impreparato a quella motivazione e, a dirla tutta, dopo il colloquio e nei giorni successivi, avevo maturato una certa sicurezza di avercela fatta. Insomma, dopo due ore spese a botta e risposta, sfoggiando una indubbia preparazione per il ruolo, concluse col constatare che il lavoro calzava esattamente con quello che faceva in Italia, mi sentivo praticamente tagliato per quella sedia. Tagliato infatti lo ero, ma tagliato fuori.

Dopo un primo momento di shock (trad: quattro giorni) ne traggo l’unica lezione positiva che ho potuto trovare e che provvedo subito a condividere con voi, in modo che in futuro possiate evitare i miei stessi errori: scrivete un curriculum del cazzo.

Personalmente, appena mi riprenderò del tutto provvederò ad aggiornare il mio cv, eliminando gran parte di quello che c’è scritto ed aggiungendo esperienze lavorative compatibili con un ampio spettro di posizioni, vedi ad esempio: addetto allo spazzare unghie di cani e gatti dai pavimenti dei veterinari; addetto alla distribuzione di preservativi nei bagni dei club; raccoglitore di chewing-gum dalle fontane; alleviatore di prurito per persone senza braccia; racconta-favole a gente in coma. Per concludere, come formazione potrei aggiungere un paio di corsi in “Come riuscire a non qualificarsi troppo” e “Tecniche avanzate di scrittura curriculum”. Dovrebbe bastare.

Il messaggio ancora più nascosto, in tutto questo, è che l’Australia è diversa dall’Italia praticamente in tutto, anche in aspetti che nemmeno ti immaginavi. Qui il curriculum deve rispettare in pieno la descrizione della posizione per cui ci si candida. Ho scoperto quindi che in pieno significa anche non eccedere. Da noi invece si prendono in prestito qualifiche altrui pur di potersi candidare ovunque, o presentandosi a volte con un curriculum composto soltanto da una descrizione di sè per posti che richiedono anni di esperienza e venti lauree. Pazienza. O meglio, porca troia.

Passato il weekend in cui mi sono dedicato, diciamo, a me stesso, ho ricominciato la settimana con la solita attività di scandagliare i siti di lavoro e a candidarmi a posizioni papabili, non troppo basse ovviamente, altrimenti non mi fanno lavorare. Proverò inoltre a sfruttare qualche contatto al caro vecchio Casinò per vedere se riesco a fare un trionfale ritorno.

Nel frattempo mi godo l’inverno di Sydney e le giornate silenziose trascorse in casa dietro la tastiera, alla ricerca delle frasi perfette.

Mi sto inoltre preparando a passare dal Working Holiday Visa allo Student Visa. Non che la cosa richieda chissà quale preparazione, ma anche questo andrà ad impattare in qualche modo sul curriculum, poichè, di fatto, dovrò restringere la mia disponibilità lavorativa compatibilmente con le regole imposte per questo tipo di Visto. Ovviamente mi sono anche iscritto ad un corso di studi: Human Resources Management, con inizio ad Ottobre. Purtroppo il nome del corso fa tanto figo e ho paura che solo per questo non considereranno il mio curriculum. Sto quindi pensando di cambiare il nome in qualcosa di più umile come ad esempio: “corso”.

Tra qualche mese, quindi, si ritorna di nuovo dietro i banchi di scuola e devo dire che, al contrario di molti, l’idea non mi dispiace per niente.

A quelli che mi chiedono se non mi dà fastidio dover passare al Visto Studente (e a relative spese) rispondo, con un’espressione il meno asociale possibile, che no, non mi dà fastidio, in quanto era un passaggio preventivato già ben prima di partire, quando spendevo ore e ore ad incrociare informazioni e a disegnare, letteralmente, il mio percorso in termini di Visto una volta giunto qui.

Sono dell’idea che l’unica cosa che può minimizzare il rischio di brutte sorprese (parafrasi per indicare il prenderla nel culo) che si porta dietro il “partire all’avventura”, sia una minuziosa preparazione e una meticolosa raccolta di informazioni su quello che ci aspetta. Il tutto incrociato con le nostre concrete possibilità, intese con le opportunità a cui possiamo puntare in base all’età, alle esperienze precedenti, alle qualifiche e ai nostri obbiettivi. Partire senza essere consapevoli in pieno delle principali tappe significa muoversi a tentoni in un territorio che può portare ad un enorme dispendio di risorse, sia economiche che personali (tempo, opportunità, fatica). Il consiglio, quindi, è sempre lo stesso: partite quando avete ben definito il vostro percorso in termini di “tappe principali”, ossia la sequenza dei Visti da utilizzare, la loro durata, i costi e un’idea il più precisa possibile di quale corso frequentare nel caso utilizziate lo Student Visa. Questo vi permetterà di sapere fin da subito le spese da affrontare, con una conseguente migliore pianificazione e un aumento delle probabilità di rimanere a lungo in suolo Australico.

Se invece volete solo farvi un’esperienza per vedere “come va da queste parti” fate finta che non abbia scritto un cazzo.

A mio avviso, quanto scritto sopra è ciò di cui dovete preoccuparvi maggiormente, poichè tentare di pianificare i minimi dettagli sarebbe inutile e in molti casi controproducente: l’Australia offre parecchie possibilità e partire senza avere le idee più o meno chiare equivale a venire travolti da mille opzioni, finendo per tentare quelle che più ci ispirano al momento, per arrivare sempre allo stesso punto in cui ci troviamo piegati a culo all’aria.

Dico questo perchè molte persone mi contattano chiedendomi cose le cose più disparate,  a volte talmente specifiche e dettagliate che dopo un primo momento realizzo che non so nemmeno come rispondere. Poi passo una buona mezz’ora a capire il motivo di tale domanda e infine, non trovandone, cerco di distrarmi facendo cose diverse, come ad esempio sfoltire il mio curriculum.

Nella costante ricerca della miglior tecnica di ricerca lavoro, sto addirittura pensando di farmi stampare il cv su una t-shirt e poi girare per Sydney, in modo da abbinare il “farmi i cazzi miei in giro” con una capillare ricerca di lavoro su tutto il territorio della città. L’ideale sarebbe il cv davanti e dietro la scritta “disponibile da subito” con annesso numero di telefono, dato che, di sicuro, chi mi vede conciato in quel modo si girerà per capire se mi ha visto davvero. Rimango comunque aperto a suggerimenti.

Un nuovo weekend si avvicina e dato che non mi posso permettere di dilapidare patrimoni in serate goliardiche, mi dedicherò ad aiutare qualche bisognoso. Cioè me stesso. Il tutto si trasformerà nella ricerca del Santo Graal dei Mojito, possibilmente in uno di quei locali assolutamente non turistici della città, quelli dove si rischia davvero di incrociare australiani, quelli a cui l’insegna fuori manca del tutto e a cui si arriva grazie ad un passaparola di gente del posto. Trovare uno di questi posti mi fa sentire in pieno che io, a Sydney, ci vivo davvero.

E magari, approfittando dell’effetto di qualche mojito, riuscirò a candidarmi come barista e quando mi chiederanno quali sono le mie qualifiche, potrò sfoggiare il migliore dei miei sorrisi sornioni e rispondere: io, amico, sono perfetto per questo posto, infatti non so fare un cazzo. Quando comincio?

  • Daniela

    Penso che la risposta che hai ricevuto, nonostante venga tradotta da noi italiani in “vorremmo dirti che sei una merda, ma cosi suona meglio”, sia solo un’ammissine dello scarso livello di qualita’ del lavoro australiano. L’ho testato di persona lavorando per una delle piu’ grosse aziende australiane, dove mi son sentita dire dopo soli 3 mesi ” non abbiamo mai avuto una persona cosi capace nel tuo ruolo”. Ora, dato che cio’ che facevo puo’ essere paragonato ad una giornata al centro benessere in Italia, mi chiedo se ci fosse un koala prima di me! Quindi vai avanti con questa determinazione, ma considera anche il fatto che il networking e il culo sono purtroppo fattori fondamentali. E se ti puo’ dare una speranza, un amico che aveva ricevuto la tua identica risposta dopo 1 mese ha trovato uno sponsor. Hence, Good luck!!

  • Ellie

    As you will learn or may have learnt already, gaining employment is like playing a strategy game. If you’ve been on the hiring side, like me, you know what they want and what they don’t want. The trick is to treat looking like a job, same hours, event dress in an appropriate way while you’re online hunting, and to say to those ones who knocked you back, not that you’re not good enough, it’s that they were unable to see your quality therefore, their business is losing out.
    Here the market is stupid…even for me as an Aussie… it’s a royal pain in the ass…but you’ll get there. In the meantime be ruthless with the follow up emails, contact the place in person, hell even go in there and talk to the manager.

    Make sure after you get an interview, follow up with a thanks, always have a copy of your resume in a compendium to hand in person, always let them know you’re in demand, and most important, remember to breath & think about your responses. Your English is improving so much so that I rarely even have to ask for a repeat anymore, and if it’s going to help you in an interview, although I wouldn’t actually encourage this… have a shot beforehand 😉 Calm the nerves!

    It’s great you have this time though in between to focus on the new beginnings that is your book! Again, for the millionth time and with the biggest smile, Congratulations, you deserve all the happiness & rewards you get.

    E

  • secondo me….e’ solo una gran scusa…
    Non sei australiano,non hai un visto giusto,non hai uno studio australiano…ecc eccc…scusa,mandami a quel paese ma..sono realista..

    • non ti mando da nessuna parte, forse hai ragione.
      Il Visto e non tanto l’essere Australiano, ma la lingua, contano moltissimo e possono fare la differenza anche in presenza di ottimi cv.
      Dico comunque “forse”…

  • federica

    se avessi avuto quel lavoro non avresti scritto questo articolo…
    Probabilmente mi manderai a quel paese (almeno mandami in uno bello) ,ma ho veramente apprezzato quest` articolo!
    probabilmente e` vero che essere organizzati e` essenziale, ma a volte questo non supera una gran botta di culo!
    good luck and keep writing!

    • hahaha tranquilla non ti mando in nessun posto 😉
      continuo a cercare quella botta!!
      cmq grazie per l’apprezzamento!