Funziona così

Funziona così

Il fatto di abitare dall’altra parte del mondo non mi ha mai impedito di rimanere aggiornato sulle vicende Italiane.
Giornali online e blog vengono consultati quotidianamente da chi scrive, sotto al sole mentre sorseggio un caffè al molo dietro casa, seduto in bus mentre vado a scuola o al lavoro, sdraiato a letto prima di addormentarmi, seduto sul cesso mentre do il tutto e per tutto.
Per niente sorpreso, l’ultima ubicazione si rivela la più sensata e la più congeniale. Non appena leggo dell’ennesima cagata, controbatto subito con una delle mie. Il posto giusto, al momento giusto.

Ed è proprio in quei momenti, rinchiuso tra quattro mura troppo vicine e ristorato da una ventola che mi da tregua dal caldo esterno, che mi faccio sempre la solita domanda; me la faccio ogni singola volta, ad ogni articolo che leggo, perfino ad ogni paragrafo, perché ogni tanto, la storia peggiora mano a mano che la si legge. La domanda in questione è sempre:

porca troia, com’è possibile che si accetti pure questo?

se ho poco tempo, comunque, mi limito al solo porca troia, che di solito basta e avanza.
Se invece tempo ne ho, provo a darmi delle risposte.
Sistemo bene gli occhiali da sole e punto lo sguardo fuori dal finestrino, dove ben visibile mi scorre davanti una città che sta dall’altra parte del mondo, non solo fisicamente. A volte mi sembra pure che siano due mondi diversi.

Recentemente, la risposta che mi sono dato è una in particolare: rassegnazione.

Partiamo da un po’ più indietro nei miei pensieri, e cerchiamo di seguire il flusso di connessioni che mi ha portato ad usare questa parola.
D’accordo o meno, mi piacerebbe sentire la vostra opinione, quaggiù in fondo dove lo spazio bianco è tutto per voi.
Una sola premessa: sono fermamente convinto che la radice unica di gran parte dei problemi, diciamo un novanta percento, dipenda dall’atteggiamento, dalla mentalità. I quali, a cascata, influenzano e condizionano scelte, opinioni, prese di posizione e reazioni davanti al problema o alla questione di turno.
Detto questo, cominciamo.

A scuola

La mamma ti accompagnava all’asilo, che almeno dalla mia generazione a prima, faceva rima con suore e preti. Fin da subito, quindi, scatta il binomio Scuola-Chiesa. Più avanti ti diranno che la Scuola è laica, ma non ci farai caso più di tanto, perché dopo anni e anni di crocifissi sotto agli occhi e sopra l’insegnante, ci hai fatto il callo. A questa affermazione risponderai dunque con un semplice ma si, da noi funziona così.
Torni a casa e chiedi alla mamma come mai quando piove il soffitto della classe perde acqua, come mai sul tuo banco di legno vedi date scritte da persone ormai morte, come mai la cartina geografica risale a dieci anni prima e la lavagna fa rabbrividire tutti quando gira. Mentre cucina il tuo ragù preferito la mamma ti risponde quasi in automatico: perché, tesoro, in Italia funziona così, tu pensa ad imparare e lavati le mani che è pronto.
Vai avanti così fino al liceo, facendoti meno domande perché le cose che vedi sono sempre uguali, per cui, uguale, deve essere anche la risposta. Pazienza, pensi, tutto cambierà all’università.
Arrivi all’università avendola già vista molto prima, nei film, nelle serie TV e al cinema.
Per questo quando arrivi pensi: porca troia, mi devo essere perso.
Ti immatricoli, segui le lezioni di presentazione, butti giù il calendario e speri nel meglio.
Poi le domande ricominciano: come mai abbiamo il proiettore in aula magna, ma funziona male o per niente? come mai la lavagna luminosa non fa luce? come mai il microfono funziona a scatti? come mai il sito per iscriversi agli esami non è online? come mai il professore butta per terra i libri ad una studentessa solo perché erano della precedente edizione?
Queste cose a mamma non le chiedi, ne parli con i tuoi compagni tra una lezione e l’altra, durante le ore di attesa in segreteria mentre gli sportelli aperti sono due su otto. Dopo ore di discussione, qualcuno, esausto, se ne esce sempre con: che vuoi farci, qui funziona così.
Poi finalmente ti laurei e ti togli dal cazzo.
A lavoro, pensi, sarà tutta un’altra storia.

A lavoro

Hai speso più ore a preparare il curriculum, che Mandingo dentro una teenager e, finalmente, ti senti pronto. Hai chiuso la parentesi universitaria e ora si comincia davvero. Scorri le offerte di lavoro. Sei fiducioso. Puoi farcela. Cominci a leggere:
cercasi ragazzo/a giovane, con esperienza, con laurea, ottimi voti, flessibile e disponibile, per ottimo impiego. Contratto a progetto, tempo determinato, pagato un cazzo ma fa curriculum.
Ma come? io il curriculum l’ho già fatto. Eccolo qui. Lo mandi. Niente, non va. Non hai esperienza. Ma sono giovane! Si…ma…no.
Riprovi e riprovi, partendo da Google/Nike/Ferrari/Apple/Versace/altra azienda figa e un giorno salti di gioia mentre firmi da Blockbuster/MacDonald/Autogrill/Customer Service. Cazzo, l’università è proprio finita e si vede… Cazzo, quasi quasi mi immatricolo di nuovo. Cazzo, ma come mai funziona così? Perché è così, da noi in Italia funziona così. Che vuoi farci? Almeno tu un lavoro ce l’hai… Porta pazienza e accontentati, anzi, beato te che puoi permetterti una casa.

A casa

In affitto, mezzo-monolocale, ma ti consoli che adesso va l’open-space. Di sopra ti abita qualcuno che conosci solo dal rumore di quello che cade nel cesso. Sotto hai qualcuno che conosci solo da come e quando scopa. Di fianco una coppia che si prende a sassate tutti i weekend (in settimana lavorano) e dall’altro lato qualcuno ha un cane che abbaia solo e soltanto ventitré ore al giorno. L’altra ora è impegnato a pisciare e cagare ai giardini pubblici, su qualche monumento, di fronte ai negozi o dentro. Di contratto nemmeno a parlarne. Per il mutuo non te la sei sentita nemmeno tu per principio, quasi una forma di protezione personale. Quasi un se firmo quella carta mi tocca stare qui a vita. Perché una vocina da qualche parte ti ha già detto che è un pacco. Per ora, quindi, va bene così. Tanto, a condividere la stanza con altri sei abituato fin dall’università e poi, i coinquilini non sono male. Quelli di adesso. Quelli di prima invece, un inferno. Ma va bene così, che pretendi? Tu mica vivi a casa con i tuoi…
Sei perso in questi pensieri quando il cane ti riporta tra noi. Decidi che forse è il caso di parlare col proprietario e, visto che ci sei, anche con quei vicini rumorosi che non riescono a capire che spostare mobili a caso alle sei di mattina può leggermente rompere il cazzo a chi abita sotto e che, per caso, dorme.
Bussi, la porta si apre, ti ritrovi davanti un viso già incattivito. Esponi il problema, ti dice che io a casa mia faccio quello che mi pare. La porta si chiude. Ti verrebbe da spendere soldi e vita in un attacco dinamitardo, ma poi pensi: ho un titolo di studio che non uso, un lavoro del cazzo e una casa abusiva. C’è chi sta peggio.
Poi, si sa, qui funziona così.
Torni in casa e aspetti con ansia l’ora dell’aperitivo. Forse due. Meglio tre. Sicuramente quattro.

Bisogna cambiare

Questo è il motto del momento in tutti i bar. Anche se molto spesso si riferisce a macchina/moto/calciatore/ragazza o ragazzo/cellulare.
Poi arriva qualcuno che spiazza tutti: voglio cambiare vita. Voglio cambiare Paese.
Silenzio. Colpi di tosse. Qualcuno azzarda una domanda: perchè? Ma come perché… perché [inserire qui la lista di magagne].
Ma suvvia, lo sai che in Italia funziona così! che vuoi farci? vuoi ammazzarti?

Bella idea

Cosi deve averla pensata quello che si è dato fuoco, impiccato, lanciato nel vuoto, soffocato col gas, sparato.
Una vita spesa a costruire tutto, da quella stessa vita alla casa per accoglierla, insieme ad altre, incontrate durante il viaggio. Anni, decenni, mezzo secolo di battaglie, sacrifici, lotte e palle di merda inghiottite ancora calde.
Poi un bel giorno, quello stesso meccanismo che hai oliato per una vita intera, ti si rivolge contro e ti svegli una mattina senza nemmeno uno straccio per pulirti il dito. La carta igienica se ne è andata molto tempo prima.
E cosa vuoi farci? Si sa che qui funziona così.

Il punto sta proprio in questo

nel fatto che si sa che qui funziona così; lo si è sempre saputo, fin da quel primo giorno di asilo quando hai pensato che visto che il banco era rotto te ne avrebbero dato un altro, quando pensavi che l’amianto fosse sempre nel soffitto di qualcun altro, quando tranquilli che il terremoto qui non viene.
Però funziona cosi. È un mantra ripetuto fin da quando nasci e si ripete incessantemente in ogni singola situazione che va come non dovrebbe andare; è sulla bocca di tutti, parenti, amici, compagni, colleghi, insegnanti, dottori e professori.
Cresciamo con questa convenzione tatuata nella mente, quasi fosse un programma a cui una macchina non può fare a meno di disobbedire. Con questa frase ci spieghiamo tutto, ma proprio tutto!
Vedi ad esempio:

  • aerei scomparsi nel nulla
  • attentati mai risolti
  • case e scuole che crollano
  • città radioattive
  • mari inquinati
  • corruzione dilagante
  • classe politica [inserisci qui un aggettivo]
  • stipendi ridicoli
  • liberta di stampa da Paese sotto dittatura
  • livello tecnologico tra i più bassi di gran parte del mondo
  • Leggi barzelletta
  • etc. etc. etc.

Ovviamente anche noi abbiamo i nostri principi e, come è giusto che sia, anche noi ci incazziamo quando certi valori vengono calpestati.
Vedi ad esempio:

  • quel fuorigioco non c’era
  • quel giocatore è nero e con la mia squadra non può giocare
  • il mio vicino è immigrato
  • la Juventus/il Milan/l’Inter/la Roma ha venduto/acquistato Tizio/Caio/Sempronio/Grazie/Graziella/Graziealcazzo
  • l’aperitivo costa cinquanta centesimi in più dell’anno scorso e ti davano anche le noccioline
  • il nuovo modello della Fiat fa schifo
  • qualcuno dice che iPhone/Android è meglio di Android/iPhone
  • la Rai oscura qualche evento sportivo
  • il Grande Fratello si paga

D’altra parte non si può certo avere tutto, no?

Le conseguenze di un tale atteggiamento e mentalità sono per certi versi visibili e invisibili.
Sposare la filosofia del “tanto funziona così” ha impatti a diversi livelli, direi macro-livelli, che come risultato hanno quello di influenzare pesantemente la vita di tutti i giorni.

Nel Sociale

Che l’Italia ottenga l’ennesimo fanalino di coda nei campi più disparati ormai non fa nemmeno più notizia. Almeno per quanto mi riguarda. Mi preoccupa di più il fatto che la colpa sia sempre di qualcun altro, non ben definito e di solito molto astratto: il sistema, la società, il mondo, il modo in cui vanno le cose.

Nel Politico

La tendenza degli italiani ad affidarsi a un qualsiasi mentecatto che li convinca che tranquilli, adesso ci penso io e sistemo tutto è disarmante e fa perfino sorridere. A volte penso che sia la vera forma di Democrazia pura, dove chiunque, e intendo davvero chiunque, può arrivare alle massime cariche dello Stato. L’importante è convincere tutti di essere la scelta giusta. Tanto, se poi non succede nulla di buono, scatta sempre il meccanismo del si sa che qui funziona così. 

Nella Famiglia

Meravigliarsi ancora di qualcuno che sclera e uccide qualcun altro usando il coltello con cui la sera prima ha tagliato l’arrosto per tutti mi sembra un po’ superato. Insomma, è triste, brutto e non si fa. Ecco.
Ma stupirsi? Davvero?
Io mi chiedo quanto passi tra uno e l’altro. Insomma, prima o poi anche il più tenace sostenitore del “adesso qualcuno sistema tutto per me” si massacra i coglioni ad aspettare. Solo che quando se ne accorge è leggermente troppo tardi e all’ennesimo che gli dice ma si tanto, lo sapevi che da noi funziona così, lui pensa ah si? adesso vi stupisco io con il colpo di scena. E giù di mannaie, polizia scientifica, vicini che “era una persona perbene” e plastici a Porta A Porta.
Per non citare quei genitori che mio figlio è un genio del computer, sta sempre a giocare con quei social network, io non ne so niente. Ecco, caro genitore, prima di scoprire che tua figlia quattordicenne regala foto di tette e culi in cambio dei compiti a casa e che la da via nei cessi per i compiti in classe, forse dovresti impegnarti a scoprire cosa sono questi Social Network. A meno che non ti stia bene correre il rischio di sapere che tuo figlio ha “un amico più grande che lo accompagna in giro in macchina e gli ricarica il cellulare”. Salvo fargli un corso avanzato di ginnastica anale.
Poi insomma, a voi la scelta.

Alla fine, anche di fronte al male peggiore, ci si ritrova tutti in piazza agli spritz e quando ti mostri agli amici con la faccia triste, troverai sempre qualcuno che ti rincuora dicendo che
tranquillo, tanto si sa che da noi funziona così. 

Alla salute!

  • alberto

    più che “si sa che qui funziona così”, io direi che “si sa che qui non funziona un cazzo”..

    • hahah sintesi perfetta!!

      • alberto

        dalla bernardina…. sei parente di quelli dei distributori Q8 a caselle vicino all’ aeroporto e a sommacampagna? te lo chiedo perchè sono di caselle e dalla bernardina è un cognome molto conosciuto nel comune di sommacampagna

  • Roberta da Sydney

    Gio, come non condividere? Sempre acuto, incisivo, nonche` realista: bravo!

  • Cristina

    “Poi arriva qualcuno che spiazza tutti: voglio cambiare vita. Voglio cambiare Paese.
    Silenzio. Colpi di tosse. Qualcuno azzarda una domanda: perchè? Ma come perché… perché [inserire qui la lista di magagne].”

    La più gettonata: Pensi che da un’altra parte sia diverso???

    Per queste ragioni covo il mio sogno e ne parlo il meno possibile!
    Grazie Giordano per i tuoi post!
    Cri

    • si si anche a me l’hanno chiesto!! come se ogni singolo paese dovesse essere per forza uguale all’Italia…
      ma com’è possibile?!?

      non mollare!

  • Sonia

    Anch’io me ne sono andata, nuovamente, perché ero già stata all’estero tutta la vita, con il sogno di tornare definitivamente in Italia, e così ho fatto, dopo dodici anni sono costretta ad andarmene, e fortunatamente me lo posso permettere, e mi sono trasferita a Malta, sempre Europa, ora il problema è mio figlio, cresciuto lì in Toscana, ora fa la terza liceo, ha 16 anni e vorrebbe continuare le scuole in Italia, io non me la sento di stare qui altri due anni da sola, (ebbene sì sono una mamma italian style) e sono convinta del fatto che lui debba uscire dall’Italia per capire che il mondo non è solamente quello che gli viene propinato ogni giorno imparare bene l’inglese e magari un altra lingua, e che una volta ambientato nella scuola nuova, conosciuti nuovi compagni tutto gli sembrerà meno brutto. Il posto qui non è poi male, il lavoro c’è, per un laureato ci sono veramente buone possibilità, ed è un isola di 400.000 abitanti! Ogni volta che penso a cosa potrebbe avere l’Italia mi incazzo veramente molto, io sono una persona molto pacifica, odio armi violenze ingiustizie e guerre, però sono convinta del fatto che chi sta in alto non se ne andrà mai volontariamente per il bene del paese, per questo me ne sono andata io.

    L’hotel dove lavoro chiude per svariati mesi per un restauro completo quindi ho circa 4/5 mesi di tempo, perciò verso novembre o dicembre ho in progetto, di fare un bel giretto Asia/Australia, infatti se mio figlio non mi uccide, quando viene giù a Pasqua e gli propetterò l’idea, vorrei fargli saltare un anno scolastico per fargli imparare bene l’inglese in qualche corso, toccherò anche Perth dove mi vorrei fermare un po’ più a lungo e fare uno student di un paio di mesi, e mi farebbe un sacco piacere conoscerti, perché mi piace moltissimo quello che scrivi e come lo scrivi, sarò con marito e figlio, tranquillo, niente fans attempata e assatanata che ti si vuole buttare addosso! 😀

    Un abbraccio e good luck Giordano!!!

    • haha :):) ok allora sto tranquillo!!! 😉
      farebbe molto piacere anche a me! appena arrivate fatemi sapere che ci incontriamo!

  • Francesco Baggetta

    Sei il solito polemico! Quello che tu chiami spirito di rassegnazione è un superbo esempio di spirito di adattamento tipico della stirpe italica ed invidiato in tutto l’universo mondo. Basta con l’apologia de “l’erba del vicino è più verde”: noi siamo il paese della grande bellezza, e poco importa se questa bellezza si sfascia ogni giorno di più perchè comunque sarà sempre più bella di quella degli altri. Noi sappiamo sopportare angherie e vessazioni come nemmeno Kunta Kinte è stato costretto a subire: eppure non muoviamo un dito, non un sommovimento, non una rivolta. Al massimo un borbottio, un brusio di sottofondo che si confonde presto con i cori da stadio. Siamo il sogno di gerarchi mascherati da democratici rottamatori, siamo il desiderio di oligarchi e delle loro concubine. Amiamo talmente tanto in nostro Paese che ci va bene qualsiasi presidente del consiglio, tanto che non andiamo nemmeno più a votare perché sappiamo che lavorerà per il bene della nazione.
    Basta con queste tue lamentele populiste tipiche di chi si è rassegnato talmente tanto da abbandonare la sua terra natia senza combattere; torna ed unisciti a quelli che stanno scardinando lo status quo dalla base: la domenica con le partite e il lunedì con il grande fratello. Ma mi raccomando: mercoledì sera stai tranquillo e rilassati davanti alla tv con The Voice che riprende mercoledì 12 su Raidue.
    Tanto sappiamo che le cose funzionano così.

    (Post di pubblica utilità: nel messaggio sono contenuti inserimenti di prodotti a fini commerciali)

    • caro Francesco, mi ha un po confuso. Ma il mercoledi non era dedicato alla qualcosa-league? e ora come si fa?

    • sergio76

      ma che cazzo dici?? noi….. voi perché io è anni che me ne sono andato siete il paese della strafalcioneria della mafia e delle bustarelle, il male dell’italia?? gli italiani! cazzo! ma non vi vergognate??? no?? ma neppure un pochetto? l’unico pensiero è le ferie il pallone il grande fratello e al primo posto?? la sanità! vergogna siete il paese della mafia e l’italia all’estero viene considerata si….. ma come esempio da non seguire a partire dai cittadini!

  • Fabio Branda

    Eh sì, funziona proprio così. Bell’articolo, felice di essere emigrato

  • Stefania

    Ciao Giordano, inutile dirti che sono daccordo con te :), per completare il quadro aggiungerei un’ultima affermazione che mi sono sentita dire e che ha scatenato la mia rabbia:” . . . E però non ci hai nemmeno privato . .. “. Noi capito? E per noi intendo quelli che si rendono conto del marciume che c’è in Italia. Noi che conosciamo la situazione italiana meglio di quanto la conoscano loro che in Italia ci vivono ancora. Frase seguita da “ma non potevi aspettare? ” . Ma aspettare cosa? Che fossero finiti anche I sogni? Che nel mio caso erano spenti da un pezzo? Aspettare di diventare come un qualunque lobotomizzato che si omologa al comportamento altrui perchè o fai così o rischi di impazzire? Mi piacerebbe scrivere di più, ma non vorrei cadere nel ruolo di chi vuole dare lezioni di vita, non ho la chiave del successo nè della felicità globale, so solo una cosa, un paese senza speranza è un paese morto e non sarà una partita di calcio, un piatto di pasta o un pomeriggio al lago a rendere l’ Italia un paese migliore. L’Italia è già un paese migliore sono gli Italioti che non lo sono e a noi italiani non resta che rassegnarci.

  • Samuel J Kiumbo

    Non ho mai fatto fatica ad esprimere i miei pensieri e opinioni, ma qui mi trovo stupendamente il lavoro già fatto ed anche egregiamente! Con uno scontato ma sincero “mi hai tolto le parole di bocca”, confermo, sottoscrivo e condivido (e spero che sta settimana arrivi il maledetto 457)

    Ciao Giordano!

  • Patrizia Tiberti

    Oltre a questo rassegnato “funziona così” si aggiunge un altro episodio deleterio: appena tenti di intavolare il discorso ti becchi della “polemica cagacazzi” (francesismo necessario). Nel tuo post sulla scuola e gli italiani all’esame hai già riconosciuto di quale dotazione cromosomica siano/siamo costituiti. La storia ci vede protagonisti di momenti poco edificanti. Nel mentre le altre Nazioni europee diventavano delle potenze organiazzate noi sguazzavamo nelle liti tra i feudi. Ci siamo addirittura fatti aiutare da chi poi ci ha chiesto il compenso. A tutt’oggi partono discussioni atomiche nei bar per episodi sportivi. Due o più famiglie decidono di andare in vacanza insieme e tornano nemici giurati. Chi ci comanda ha capito questa nostra disorganizzazione e ne approfitta sapendo che ormai siamo immersi nelle sabbie mobili sino al collo, e ci tiene il piede sulla testa. So che dire “Hai fatto bene a scappare” è lapalissiano, ma tant’è che è così. Fossi più giovane sarei scappata anch’io. Se chi è qui avesse una tal rabbia da insorgere….
    Buona vita Giordano, te la sei meritata.

    • Hai ragione Patrizia. Chi ha questo spirito di rinnovamento spesso si trova circondato da chi ha accettato lo stato delle cose e proporre cambiamenti radicali scatena rifiuto. Purtroppo siamo in minoranza e separati, diluiti in altri gruppi più “conformi” al sistema. Nonostante molti di loro vogliano il cambiamento, aspettano che qualcuno lo faccia per loro…

  • Ros

    oltre alla rassegnazione che sicuramente è una parte fondamentale dello stato d’animo di molti italiani, ti sei dimenticato la paura di cambiare (che sia dal cambiare vita/lavoro/cibo a tavola/auto/locale dove uscire la sera/amici ecc ecc); in italia si pensa solo a se stessi, si costruisce la ruotine e non la si cambia, e la cosa più triste e allarmante è sempre la domanda che ti viene posta: perchè vuoi cambiare? forse perchè sono abbastanza sveglio (o forse intelligente) da capire che provare qualcosa di nuovo ti può far aprire gli occhi e ancora di più la mente. Ma forse l’aperitivo in piazza alla domenica è più importante…
    fin quando le persone hanno la disponibilità economica per fare l’aperitivo la domenica, la settimana bianca a capodanno e la settimana di ferie a ferragosto (tò la solita routine?) tutto quello che è scritto sopra non sfiorerà manco l’anticamera del cervello di queste persone.
    del resto sognare un paese dove tutto funziona a chi non piace? o forse ci sono già posti del genere?!…

  • Roberta Burattini

    Triste realtà, sarei curiosa di capire dov’è la radice di questo atteggiamento di rassegnazione.. quand’è che da filosofi, poeti, artisti, invetori, in poche parole vincenti, siamo diventati quello che siamo ora..
    Bell’articolo.

  • Dino Pacileo

    Ciao Giordano, io vivo a Melbourne e quindi sono d’accordo in tutto quello che hai scritto, perchè ho vissuto le tue stesse esperienze e capisco perfettamente il tuo stato d’animo attuale perchè viviamo in un’altro mondo rispetto all’Italia. Due mie amiche australiane di origine italiana vogliono capire perchè è così brutta la situazione nel nostro paese. Beh gli farò leggere questo articolo.
    Cheers
    Dino

    • Grazie Dino, sapere di aver scritto cose che molti condividono in questo articolo mi fa piacere e tristezza allo stesso tempo. Attendiamo curiosi dei prossimi risvolti… (ho evitato di dire “fiduciosi” per ovvi motivi…)

  • Magnolia Au

    Un resoconto perfetto della triste realta’. L’aspetto predominante che ha il potere di gestire ogni cosa (tutto cio’ che hai elencato e altro ancora…) e’ la superficialita’. Questa ti impedisce di vedere lo schifo che si cela dietro ogni cosa in modo tale da vivere piu’ tranquilli e totalmente immersi nella serenita’ della propria ignoranza. Sicuramente piu’ confortevole del porsi domande alla quale non ci saranno mai risposte sensate. Le battaglie si combattono insieme e quando ti guardi intorno e ti rendi conto di far parte di una spaventosa minoranza, capisci che non c’e’ speranza di vittoria…..ma puoi scegliere solo per te stesso (…in un altro Stato!)
    Ma ormai non e’ neanche piu’ il caso di porre domande! La merda e’ salita a galla gia’ da tanto. Quindi non ci resta che nasconderci dietro un dito e andare fieri di essere presi costantemente per i fondelli alla ‘luce del sole’!!!
    Come sempre sono d’accordo con te!

    • Cara Magnolia, come sempre grazie mille per il supporto. Purtroppo, personalmente credo che ci sia ancora spazio per peggiorare e nonostante quello per migliorare sia infinitamente più grande, come al solito ci concentreremo su come fare peggio di così….

    • giorgio

      mi rendo conto che per un emigrato, ad alcune tipologie almeno…pensare sempre male o vedere sempre male la propria madre patria serve psicologicamente a dirsi , “ok ho fatto la scelta giusta…., ” è un autoincentivazione..,detto questo l analisi del signor Della bernardina è condivisibile, ma io credo che nessuno di voi abbia veramente combattuto per scardinare questo sistema, se ne andato è stop, ha scelto la via veloce , ci puo’ stare anche questo, ma sentire commenti “le battaglie si combattono insieme, ” etc etc, a me personalmente fan sorridere . quindi stima e simpatia al dott. della bernardina da chi è orgoglioso di essere italiano, perchè cari miei nessuno di voi anche all estero diventera’ qualcos altro , si rimane per la vita italiano, con tutto il meglio che la parola italiano vuol dire, forse non tutti sono all altezza di esserlo, perchè non han studiato il passato , o non han consapevolezza delle tante belle cose che abbiam fatto o abbiamo.

      • caro Giorgio, mi rendo conto che da chi non ha mai provato ad espatriare (altrimenti non direbbe certe cose), il fatto di partire possa sembrare una cosa semplice.

        Provi a chiederlo ai padri di famiglia, a famiglie intere o anche a persone singole come me e moltissimi altri se sia davvero così.

        Gia persone che hanno scritto commenti a questo articolo possono subito smentirla.

        Si riparte da ZERO su tutto. Tutto.

        Inoltre, non credo sia giusto dire “sei partito, QUINDI non hai combattuto”. Come può saperlo? li ha conosciuti tutti? Sa le storie di ognuno?

        Mi creda, io vedo persone arrivare qui con una storia alle spalle fatta di mille battaglie. Così come persone arrivate qui per puro sfizio.

        Ora, per seguire il suo ragionamento, potrei dire che “raccontarsi” di rimanere in patria “a combattere per sradicare il sistema” possa servire a lei per confermarsi di rimanere per un motivo, o per giustificare in qualche modo che deve farlo, magari perché non può fare altrimenti…

        Non pensa che sia un po riduttivo? Suvvia, ridurre sempre a giusto e sbagliato mi sembra molto infantile a priori. Specialmente poi su scelte e temi così importanti e complessi.

        L’articolo poi si concentra su una situazione pressoché innegabile e non se sia giusto o meno partire.

        MA immagino che lei, da buon patriota, non perda occasione di scendere in piazza a scardinare il sistema…

        Insomma, il commento mi sembra un po fuori tema, così come la parte di essere fieri di essere italiani (mai messa in discussione o supportata).

        E per cortesia, non chiamiamoci Dr. o altro.. siamo tutti sulla stessa barca.

        Scrivere il nome giusto, ecco quello si ci stava…

        a presto.

      • Magnolia Au

        Mi fa piacere averla fatta sorridere! Almeno il mio commento e’ stato utile…..!
        ‘La via veloce’ ??? Ma davvero Sign. Giorgio lei e’ convinto di cio’ che dice? Spero che almeno abbia esperienza in merito perche’ parlare di cose che non si conoscono significa parlare a vanvera!
        Poi parla di ‘autoincentivazione’…ma potrei dire lo stesso delle sue affermazioni. Puo’ darsi che lei cerchi di autoconvincersi del fatto che lasciare il proprio paese sia da perdenti, non degni delle proprie origini, cosi’ da sentirsi in pace con se stesso.
        Per i giovani andare via per darsi delle possibilita’ e’ diventata una necessita’ ma a parte questo puo’ essere anche un modo per vivere esperienze che possono ampliare le loro prospettive. Per chi invece ha gia’ messo su famiglia il discorso diventa molto piu’ delicato.

        • Magnolia Au

          Per lei non tutti sono all’altezza di essere italiani. Come ha gia’ detto Giordano , le famiglie che espatriano devono ricominciare da ZERO. Per me non tutti sono all’altezza dell’impresa.

      • sergio76

        allora leggendo questo e il precedente commento mi sono ricordato 2 cose la 1° il perché me ne sono andato
        la 2° come mai il popolo italiano è cosi idiota!
        Ora molti diranno ma non si fa di tutta l’erba un fascio ecc CAZZATE!
        GIORGIO CHE FAI NELLA VITA TE?? io ho dato lavoro a gente ho tutt’ora un srl e dimmi un po’ che sistema vorresti scardinare?? ma che fumi? dire ho fatto la scelta giusta per consolarsi lo può dire uno come te non certo uno come giordano e tanto meno io che all’età di 12 anni ho iniziato a girare il mondo ( mio padre mi ha sempre consigliato di andarmene da l’italia) bada bene non per miseria mio padre aveva na fabbrica con 71 dipendenti!

        ma te sai una sega vedi te come il 98% della popolazione italiana sogna la pensione e tutto quello che ho già detto prima….. nell’atro commento.
        Ma che ti dice quel guscio cranico che hai sopra le spalle?? o che fai te per scardinare il sistema?? no e sono curioso……
        e la via + semplice è andare all’estero?? parli una cazzo di lingua oltre la tua? dico parlareeeeeeeeeeeee no emettere dei suoni sotto voce!
        sai intendere una lingua oltre la tua? dico capire e no il mi sembra di aver capito! l’italiani dovrebbero andare a vivere tutti fuori dall’italia per capire come nel mondo si vive! l’italiano?= mafia
        L’italiano?= pizza
        L’italiano?= Berlusconi e le mignotte
        L’Italiano?= la spazzatura che brucia a napoli
        e potrei citarne altre mille di esempi quando ero in America tutti prendevano per il culo domandando come mai un popolo non si ribella e allora te cazzo fai?? per scardinare sto sistema? ?oltre che becerare la domenica guardando la partita? il problema dell’italia sono gli italiani!
        e poi andare a vivere all’estero la via breve? e semplice ma di cure guarda……….. ma vattene a fare in culo!

        • Lolly (Bruno)

          Quoto giorgio in tutto. Andai a Canberra solo per curiosità (la mia ragazza di allora – compagna di classe università) era italo-australiana e l’Australia mi piacque molto.. ma… non scattò l’innamoramento con essa (e mi lasciai pure con la ragazza 😉 ): gente ignorante quanto una medusa, clima oscido, cibo troppo calorico (poi non mi piace il pesce tranne il tonno e altre cose semplici – e il wallaby mangiatevelo voi), divertimenti pochissimi. Natura bellissima ma dopo un po’ 2 maroni de ‘sto plain.

          Aggiungo solo che è MOLTO facile far funzionare un paese che c’ha una densità di abitanti pari a Marte e ricchezze naturali quanto un asteroide minerario, e che praticamente non c’ha storia (a parte un piccolo genocidio di aborigeni per il quale non si sono è mai scusato se non erro), città, campanili, monumenti o come cavolo vogliamo chiamarli da preservare.

          Che l’Italia sia un paese “rassegnato” sono d’accordo, ma andarsene cari miei è il primo sintomo proprio di tale atteggiamento che si vuole criticare. Ognuno ha una sua soglia del dolore: ammiro molto di più quelli che resistono ogni giorno, e magari scrivono al sindaco di Roma (sapendo di ottenere 0 risposte) perché quella o quell’altra cosa non vanno (cito il blog romafaschifo per dirne uno) e CONTINUANO a farlo.

          Andarsene perché “tanto le cose non cambiano” si deve fare da giovani, per carità… fate vobis.

          Ma poi le lezioncine degli americani “perché il popolo italiano non si ribella”.. a sergio, ma che dici… gli americani sono presi per il c..o continuamente dai loro governanti, noi almeno ce ne accorgiamo.. che te devo fa’ l’elenco? Echelon, capitalismo farlocco, sub-prime, nsa, guerre nazi-invasive in mezzo mondo a cercare armi inesistenti… ma lasciamo perdere, va’…. criticano la pizza? infatti c’è un pizza hut ad ogni angolo. criticano Berlusconi? Meglio lui di Bush. Ma guardati qualche film di Michael Moore prima di cianciare su quanto so’ belli gli USA

          Eh no, cari ragazzi…. compreso il maleducatissimo sergio. Se l’emigrazione vi deve ridurre così (maleducati e/o incazzati con l’Italia e con gli italiani), non so se ne sia valsa la pena. Io anche cercherò di resistere con un occhio all’estero (personalmente non mi sono incastrato in legami tipo figli proprio in vista di ciò) ma sarò l’ultimo a scappare quando la nave affonderà.

          Detto questo, Giordano e sergio (soprattutto quest’ultimo, magari saprai l’inglese ma pieno di s*it e f*uck come De Niro in Goodfellas) probabilmente non sono stati in grado di frequentare o conoscere persone un po’ più intelligenti di quanto traspare da ALCUNI dei loro post. In Italia è pieno di persone squisite, certo, basta sapersele cercare.

          Ringrazio comunque Giordano per il suo splendido lavoro, ma aggiungo che non mi sembra stia avendo tutto ‘sto successo la sua emigrazione (lingua a parte, ovviamente), anzi, a me mi intristisce parecchio: tanto di cappello per l’obiettività, comunque.

          Concludo dicendo che se si studia e ci si fa il mazzo anche qui in Italia si riescono a fare le cose: certo, magari andando ad un’università e scuole private etc. etc. insomma partendo col piede giusto (i genitori hanno grandi responsabilità).
          Saludos a todos.