Gente di Sydney

Gente di Sydney

Le prime volte che si cammina per le strade di Sydney, ci si perde col naso per aria tra i mille grattacieli, tra i vetri e i riflessi di mille colori che lassù giocano a chi arriva primo ai tuoi occhi.
Il blu intenso del cielo, fa da sfondo a quella cartolina che tante volte ti sei immaginato da casa e mentre cammini cerchi quasi di trovare un angolo familiare, un punto che sa di già visto, magari in qualche sito, in qualche video, in qualche foto, mentre si era ancora lassù, al di la del mondo.
Così, per i primi mesi ti ritrovi a camminare per le strade della città con quell’aria insieme sorpresa e divertita, un misto tra il “guarda quello!” e “ah si questo è il famoso…che ho visto in quella foto”.
Tutto è nuovo, tutto è grande e tutto è bello.
Poi dopo un pò, questo tutto passa in secondo piano, sullo sfondo e a risaltare su questo sfondo è un altro fattore, che è sempre stato li fin dall’inizio, in cui eravamo immersi fin dal primo momento.
La gente.

Cammino per la strada avvolto in una giacca che fa quello che può contro il vento gelido dell’alba di Sydney, un vento veloce e al profumo di mare e alberi che arrivà da chissà dove mi fa socchiudere gli occhi e infilare più faccia che posso dietro la kefiah che porto al collo e che sventola dietro di me.
Mi guardo intorno mentre dalle vie della city cammino veloce verso Darling Harbour e poi sul Pyrmont Bridge che attraversa la baia, fino ad arrivare nel quartiere di Pyrmont, sempre in perfetto ordine e pronto per accogliere impiegati e turisti, con il suo bel parco di fronte alle banchine, gli appartamenti di lusso, la sede di Google e il gigantesco casinò.
Copro la distanza tra la fermata dell’autobus e la mia meta in circa quindici minuti durante i quali osservo. Osservo la gente.
La gente di Sydney.

La mattina presto è il miglior momento per avere una panoramica della gente di Sydney, mentre il fumo delle macchine del caffè esce dalle porte appena aperte dei coffee shop e si mischia a quel vento di mare e alberi, mentre le strade sono ancora semi deserte e l’inverno di Sydney da il meglio di sè, mentre bus e taxi filano veloci ancora liberi dal traffico in arrivo. E’ in questo lasso di tempo che il momento di andare al lavoro si incrocia con il momento che gran parte delle persone dedica alle attività fisiche. E’ questo il momento in cui, osservando attentamente, è possibile distinguere bene il modo in cui le persone affrontano la giornata appena iniziata.

Sport. Questa è la parola chiave di tutti quei soggetti che, indipendentemente dalle condizioni meteo e dall’ora si dedicano ad una qualsiasi attività fisica che non sia l’aggrapparsi ad un appiglio in treno o bus.
Gente che corre a piedi, prima di andare a lavoro o…durante. Non è raro, anzi, molto comune, incrociare persone che corrono con zaino in spalla e dopo settimane in cui non dormivo la notte tormentandomi con la domanda ma che cazzo ti porti nello zaino? qualcuno gentilmente mi ha risposto che in quello zaino ci sono i vestiti da ufficio. In pratica corrono a lavoro. LetteralmenteIn sostanza questi soggetti infilano pantaloni, camicia, cravatta e scarpe buone nello zaino e indossano short e maglietta tecnica e si avviano di corsa per i chilometri che li separano dall’ufficio. Una doccia veloce nelle accoglienti strutture dell’azienda, una colazione a base di gigacaffèeunmuffinplease e via, freschi e rigenerati, pronti a perdere il senno tra mille scartoffie. Tanto ci pensa la corsetta di ritorno a rigenerare i pensieri.
A far compagnia  a questi volonterosi ci sono i ciclisti: stesso zaino, stesso abbigliamento, ma equipaggiamento più sofisticato, a base di caschetto d’ordinanza, scarpe Pro, bicicletta trendy o in carbonio e un computer di bordo per misurare performance e miglioramenti, che magari domani ci si sveglia trentaquattro secondi più tardi.
Non mancano le categorie ibride, come gente che “corre” a lavoro in skate o monopattino, o mamme che corrono spingendo un passeggino, ovviamente tecnico e off-road, pronto per affrontare sconnessioni, buche e alta velocità. Bambino con caschetto incluso.
Questa è la gente veloce, attiva, quelli che sono sempre pronti e scattanti, quelli che la pioggia è un’altra doccia e il freddo è un problema di altri. Quelli che in molti lo sono, ma di certo non io.
Io, mentre quelli corrono e pedalano, sono seduto nel mio autobus o treno.

L’autobus o il treno, per definizione o per senso comune, sono mezzi pubblici, dove pubblici significa “altre persone intorno”. Questo non sembra spaventare un’altra specifica categoria di persone: quelli che non importa dove, saranno sempre a casa propria.
Mentre dal mio asociale posto singolo nel centro degli autobus aspetto di arrivare a meta, mi godo il paesaggio umano che questi contesti offrono.
Ci sono i volenterosi che iniziano a lavorare ancora prima di arrivare a lavoro che, complici iPad e laptop leggerissimi, appena prendono posto a sedere estraggono l’aggeggio di turno e via di email, documenti, bozze, correzioni, revisioni, controlli e controcontrolli, in modo da arrivare in ufficio che è già tempo di pausa. Pausa che di sicuro non faranno vista la dedizione. Testa bassa sullo schermo e una conoscenza perfetta del tempo di arrivo a destinazione, sono una combinazone letale per tutti i documenti da smaltire la mattina presto, in quei venti/ventitre minuti di tragitto.
A far compagnia a questa categoria, c’è quella delle persone che “il bagno è la mia borsa”. Solitamente donna, ma non è detto, questa categoria ha il suo punto forte nel saper stipare tre quarti di articoli da bagno in una borsa all’ultimo grido. Specchietto alla mano si lanciano in complicatissimi movimenti nel loro piccolo spazio mentre tentano di dare il tocco finale a quel trucco, a quella pettinatura, al reggiseno, al maglione, a baffi-barba-basette (solitamente uomini ma non è detto) e infine una spruzzata di profumo, che tanto dietro non ci sono io che respiro a pieni polmoni. Certe volte mi verrebbe di alzarmi, avvicinarmi a quella signora che si pettina da mezzora e con fare suadente sussurarle con voce calda: guarda che non è che se muovi ancora quella ciocca trovi qualcuno che ti fa sentire donna per un’ultima volta ancora… Poi ci ripenso e mi godo lo spettacolo, mentre lei riporta la ciocca in posizione e la ciocca che se ne fotte e gioca con gli scossoni del bus.
A chiudere la categoria tutti quelli della toletta dell’ultimo minuto, compreso controllo accurato di cosa rimane sull’unghia dopo una immersione nell’orecchio, del contenuto del fazzoletto (chi cazzo usa ancora i fazzoletti di stoffa?) e di bordo occhi, alla ricerca di quei simpatici ricordini da post-sonno meglio conosciuti come caccole. Osservo con un misto di disgusto e interesse clinico e mi godo il viaggio.

A fare da padrone in questa panoramica è la categoria di persone che le racchiude tutte, ma proprio tutte: quelli che usano il cellulare.
In autobus, treno, alla fermata di uno dei due, dopo che sono scesi e camminano per strada, mentre corrono o aspettano il semaforo verde, mentre parlano con amici o al telefono stesso, il cellulare è il vero comune denominatore che raggruppa tutti.
La cosa sembra talmente normale che se per caso qualcuno in treno mette in tasca il cellulare e si guarda intorno, qualcuno potrebbe chiedergli che cazzo pensa di fare, a guardarsi intorno così, senza motivo. Da un giorno all’altro mi aspetto che mentre alzo lo sguardo qualcuno che fa la stessa cosa mi rivolga la parola e mi chieda: hey mate, anche tu sveglio, che si dice?

Tuttavia, come per tutta la gente in generale, anche per la gente di Sydney vale la regola che categorizzare le persone e mera illusione. Soprattutto quando sono così pronte a risvegliarsi dal coma da iPhone, ad interrompere la corsa o il lavoro al pc per darti un’informazione, fare una battuta o ringraziare l’autista di turno, che qui è quasi un must.

Come quella signora sulla sessantina che assecondava con la testa la musica in cuffia del suo nuovo iPhone e che ad un mio cenno spegne tutto e mi dice: yes Darling? e io che mi lancio in una complessa richiesta di tragitto per arrivare da qui a laggiù, mentre lei non si scompone e mi accompagna alla fermata corretta e mi augura buona giornata.

Come quel signore che sonnecchiava in fondo all’autobus, ma che vedendo un ragazzo disabile lottare per rimanere in piedi, non si fa scrupoli nel rimproverare ad altra voce il ragazzino che non aveva notato il tutto e prontamente ceduto il posto. Coro di assensi.

Come quei ragazzini con acne e atteggiamento da bulli, da cui non ti aspetti nulla, ma che si alzano di corsa per lasciare il posto al primo anziano che entra in un qualsiasi mezzo pubblico, o che si scusano con me per intralciarmi la via con un sorry sir.

Come quell’autista che alle cinque e mezza del mattino saluta tutti cordialmente, incurante del freddo nella sua divisa a pantaloni e maniche corte, ma che è sempre pronto a rimproverare tutti se non fanno spazio ai nuovi arrivati.

Come quelli che non importa quanta fretta hanno, ma le strisce pedonali hanno uno scopo.

Come quelli che non importa chi ha spinto chi, ma per primi dicono I’m sorry

Come quelli che trovando una carta di credito abbandonata ad un bancomat, si guardano intorno per capire di chi sia e non trovando nessuno la fuori, decidono di entrare in filiale per consegnarla al personale di turno, ma che vedendo un ragazzo al banco chiedono se per caso la carta di credito sia la sua.
Quel ragazzo guarda la carta e poi l’altro ragazzo, sorridendo di imbarazzo e di sorpresa, quella sorpresa che hai quando qualcuno fa un piccolo gesto che significa tutto per te e che in cambio di mille grazie ti augura una buona serata, saluta e se ne va.

Probabilmente la fuori ci sono anche persone che commettono di veramente brutte, o che non rispettano gli altri, ma questo è inevitabile e va preso per quello che è.

Forse sta a noi scegliere su chi puntare l’attenzione o forse in certe parti del mondo alcune persone sono più di altre, al punto da fare la differenza.

Io dal canto mio, mi godo ogni singolo tragitto, ogni cammino e spostamento, mentre il vento di mare e alberi mi tiene sveglio e infilo un passo dietro l’altro. Nascondo un sorriso e mi gusto lo spettacolo della gente di Sydney.

gente-sydney

  • erika

    ciao! oggi c’era il tuo articolo sul quotidiano l’Arena.. e quindi eccomi qui per vedere che scrivi.. vicino all’articolo su di te ce n’era un altro di una ragazza che da un pò d’anni vive..felicemente sposata in australia..con un australiano.. chissà se serfista..?! bah..il mito del serfista non muore mai..
    cmq..ora che ho scoperto qst blog..chissà che leggendoti non mi prenda il sano impulso di prendere e partire.. amo l’italia ma.. qui non vedo futuro..
    è una situazione frustrante..
    vabbe..
    erika

    • Ciao Erika e grazie della visita al blog. Spero possa esserci utile nel caso quella voglia di partire diventi concreta. Ricorda prima di tutto: raccogli informazioni!
      In bocca al lupo

  • Samuel J. Kiumbo

    Sai?

    ho iniziato a considerare l’australia come meta quando la mia azienda mi ha proposto di venire a lavorare qui.

    Da allora è stata una continua ricerca di informazioni, di pareri e di esperienze.

    Ma credo che questo tu lo sappia perchè quelli che vanno in australia, più o meno vivono tutti nella stessa maniera la fase “preparativa” prima di arrivare e iniziare poi un milione di vite diverse.

    Il tuo blog è stata una delle prime fonti, ho anche comprato l’e-book su amazon.

    Mi ricordo che la sera prima di dormire, nel letto, leggevo alla mia Bonnie, la mia morosa, l’ultimo tuo post, poi facevamo un giro su google immagini, e poi spegnevamo la luce… quando non c’erano altre “attività” alle quali dedicarsi, entrambi partivamo con una serie di voli pindarici e dopo un po’ nel buio ci si chiedeva “dove sei?” e lei “sul molo, guardando le barche e il nostro ragazzo che pesca… tu?” – “io sono nell’outback, è notte e mi godo le stelle sdraiato sul cofano di una macchina tutta scassata ma che mi piace un sacco, e sono felice”.

    Ora, sei mesi dopo, leggo il tuo ultimo post che parla della gente di qui, e sai… fa un po’ impressione leggerlo sapendo che quella gente, quella roba di cui tu parli.. è fuori dalla porta!!

    Io sono a Melbourne, non a Sidney, la mia Bonnie è ancora in italia, ma il processo di spostamento è iniziato!

    Ed ora tutte quelle cose di cui ho sempre letto tra le tue righe le vedo tutti i giorni!

    E sono proprio così!!!

    Sticazzi i casi sono due: o tu scrivi proprio bene, o loro sono proprio bravi ad essere un popolo fantastico.

    Anzi 3: tutt’e due.

    Volevo solo dirti grazie per averci convinto ad accettare la sfida, ora che sono qua non ho più il minimo dubbio.

    La prima volta che mi mandano a fare un assistenza li a Sidney passo e ti offro un botto di mojiti.

    Ciao, Mate!

    • Ciao Samuel,
      Grazie per il bellissimo commento. Essere parte del processo di spostamento mi da grande soddisfazione e motivazione.
      Se devo dirla tutta a Melbourne ci sono stato soltanto sei giorni ma la gente mi ha dato un’impressione ancora migliore di quella di Sydney. Più… Australiana se vogliamo metterla così.
      Ti auguro di completare il tuo spostamento con l’arrivo della tua ragazza e di realizzare più di quello che avete in mente ora.
      Saluto entrambi e mi segno quei mojito 😉
      Ciao!!!

    • Ciao Samuel,
      Grazie per il bellissimo commento. Essere parte del processo di spostamento mi da grande soddisfazione e motivazione.
      Se devo dirla tutta a Melbourne ci sono stato soltanto sei giorni ma la gente mi ha dato un’impressione ancora migliore di quella di Sydney. Più… Australiana se vogliamo metterla così.
      Ti auguro di completare il tuo spostamento con l’arrivo della tua ragazza e di realizzare più di quello che avete in mente ora.
      Saluto entrambi e mi segno quei mojito 😉
      Ciao!!!

      • Samuel J. Kiumbo

        Puoi scommetterci!
        Buona vita, e a presto!

  • e voi? cosa vedete quando osservate la gente?

  • e voi? cosa vedete quando osservate chi vi sta intorno?