Giorno Uno

Giorno Uno

Finisco il turno di lavoro al Casinò. Ore tre del pomeriggio, un pomeriggio di un giorno ancora lungo per me, ma che, in un certo senso, comincia solo ora.

Il sole splende ancora sopra Sydney e gioca con i riflessi di mille vetri, rendendo il paesaggio ricco di sfumature diverse, colori vivi e accesi.

Indosso gli occhiali da sole per nascondere, almeno in parte, una faccia che parla di poche ore di sonno, sveglia all’alba e un turno di lavoro già all’attivo. Infilo le mani intasca, faccio il pieno d’aria e mi avvio verso la stazione della metropolitana “leggera”, quella linea di trasporto pubblico che connette Pyrmont al resto della City. Destinazione del treno: Central Station. Destinazione mia e delle mie occhiaie: Chippendale, un quartiere poco distante, in cui ha sede l’azienda in cui sto per iniziare la mia Internship.

Il tragitto dalla stazione di Central all’ufficio è un misto di pensieri e di emozioni: un’altra esperienza sta per cominciare a breve, brevissimo, questione di minuti. Le mie aspettative e speranze sono alte: l’occasione è veramente ottima, l’argomento mi interessa parecchio e l’ambiente in cui si svolge il tutto è davvero stimolante (vedi post La Prima Volta).   Tuttavia, nonostante la grinta e la voglia di fare siano sempre su di giri, non mancano dei sani dubbi su quello che sto per affrontare: settore nuovo, carriera nuova, riuscirò ad essere all’altezza? il mio Inglese è abbastanza advanced per l’impegno richiesto? Riflessioni, speranze, dubbi e rassicurazioni si mescolano sempre in questi casi e mi accompagnano in quei passi che mi separano dal confronto con la realtà. Approfitto quindi di quei minuti per rilassarmi un pò mentre cammino, guardandomi intorno in una parte di Sydney che non conosco e saltando di canzone in canzone col mio fedele iPod, che ottimamente copre i rumori del traffico in una Sydney ancora in piena attività.

Imbocco la via in cui si trova l’azienda, cammino per qualche decina di metri e quando arrivo di fronte all’entrata mi fermo un attimo e clicco su Salva. Mi piace prendermi qualche secondo per fissare il momento in cui qualcosa di nuovo inizia. Separare e fissare questi punti mi aiuterà in futuro a scorrere i ricordi, quasi fossero canzoni, mentre guarderò fuori dall’ennesima finestra, in un futuro posto chissà dove e chissà quando.

Osservo il logo con il nome dell’azienda a fianco alla porta: Explore Engage.

Due parole che sembrano riassumere in maniera perfetta l’atteggiamento che cerco di tenere in ogni momento di questa vita. Accenno un sorriso, spengo l’iPod, respiro a fondo e salgo le scale. L’Internship è ufficialmente iniziata.

Alla fine delle scale si apre lo spazioso ufficio, già visto e apprezzato durante il colloquio, ma che ora, con più calma e meno ansia, si fa guardare meglio in ogni dettaglio. L’ambiente sembra fatto apposta per non farti capire che stai andando a lavorare: il sole non filtra, ma entra di prepotenza dalle grandi finestre ai muri e da quelle poste sul soffitto. Lo spazio è occupato ad un angolo da qualche scrivania a cui lavorano silenziosi ragazzi addetti al reparto “tecnico” e “creativo”, tra monitor, tastiere e gadget colorati. All’altro lato una piccola cucina è a disposizione di tutti, più che altro per un break veloce. Al centro, dietro un separè fatto di decorazioni argentate, si trova il tavolo attorno al quale lavorerò io e il team di cui faccio parte.

Saluto tutti e mi siedo all’unico posto libero.

Comincio con il venire presentato agli altri. Michael, già conosciuto al colloquio, Lina, Alina e Kevin saranno la mia compagnia in questa nuova esperienza, che risponde al nome di Social Media Manager. Per i non addetti (me compreso) si tratta di utilizzare tutti i Social Network esistenti per dare visibilità all’azienda, condividendo materiale, postando commenti e scrivendo contenuti di proprio pugno, inerenti all’attività aziendale. Oltre a questo, la scrittura e la pubblicazione di articoli sul loro Blog.

Detto così, sembra uno di quei lavori che ti portano a sederti alla tua postazione, aprire il tuo laptop, appoggiarci a fianco il gigantesco bicchiere di cartoncino contenente il caffè  al gusto di cioccolato, mettersi comodi nei propri abiti finalmente comodi e darsi quell’aria di creativo/intellettuale/nerd/e molto young. In effetti è anche questo.

Ma è anche l’acquisizione di concetti del tutto estranei e non troppo cool, come imparare a settare tutti i parametri di un sito affichè sia il più visibile possibile, nonchè i concetti che stanno dietro queste funzioni e tutta una serie di passaggi tecnici che noiosi non sono, anzi, ma ampliano e complicano il quadro generale.

Poco male, era quello che cercavo e una volta imparato tutto, potrò usare le nozioni anche per potenziare il mio sito. Che sia forse questa la forma che assume il mio stipendio? Per ora si. Insieme a quella di imparare da zero un lavoro di cui non so nulla e intuisco qualcosa, tutto mosso da passione e interesse personale.

Tuttavia, il mio primo compito è quello di leggermi una presentazione dell’azienda e di capire bene gli ambiti in cui si muove. Una panoramica mi era già stata data al colloquio, ma ora si comincia davvero e l’idea che mi formo durante la lettura è molto più completa.

Scopro così di lavorare all’interno di un’azienda che si occupa di varie cose all’interno di contenuti digitali: animazione 3D e videogames, ma il cuore pulsante batte per la tecnologia chiamata Realtà Aumentata o, per come la chiamano da queste parti, Augmented Reality, che fa molto, molto più figo.

In sostanza, per i non addetti (me compreso) si tratta di una tecnologia che permette di visualizzare dati e contenuti multimediali sovrapposti alla realtà, vista attraverso gli “occhi” di un qualche dispositivo munito di fotocamera. Ad esempio, puntando con la fotocamera di uno smartphone un ambiente qualsiasi, tipo la baia di Circular Quay, possiamo visualizzare sullo schermo i nomi delle strade che la circondano, le icone dei vari servizi diposnibili in zona, la direzione di altre attrazioni e il nome di vari locali, ristoranti e negozi posti in zona. Il tutto in tempo reale, mentre muoviamo la fotocamera intorno a noi per scoprire cos’altro potrebbe esserci. Questa è solo una delle applicazioni, ma in realtà il tutto si può applicare in diversi settori, dall’immobiliare a quello medico, da quello militare a quello videoludico. Mi viene quindi mostrato come “entrare” in una casa in vendita semplicemente puntando l’iPad sul disegno della piantina della casa in questione, o come decidere l’acquisto di una macchina “sedendosi” al posto di guida puntando la fotocamera sulla foto del modello scelto. Lo schermo riproduce fedelmente in 3D l’ambiente o l’oggetto inquadrato e a noi non resta che “muoverci” attraverso lo schermo per osservare dettagli fisicamente a decine o migliaia di chilometri da noi.

La cosa, per uno che di tecnologia vive, talvolta privandosi di una settimana di cibi salutari, non può che essere estremamente allettante. Inoltre, il mio ruolo non prevede noiose pratiche burocratiche o schermate infinite di excel alla ricerca del conteggio perfetto, ma il lavorare con strumenti moderni e soprattutto che ritengo estremamente utili.

A tutto questo aggiungiamo la flessibilità che mi è permesso avere: due o tre giorni a scelta, compatibilmente con i miei turni al Casinò e un orario decisamente non rigido. Considerando tutto questo, forse, alla fine, lo stipendio non è esattamente zero, vi pare? Insomma, se alla fine delle dodici settimane previste per la Internship potrò approfittare di una offerta più stabile, ne sarò felice, altrimenti impacchetto tutto quello che avrò imparato e me lo porto in giro stampato su un curriculum nuovo di zecca.

La prima giornata ormai è al termine, anche se in forma ridotta in quanto sono arrivato direttamente a pomeriggio inoltrato. Il caffè ancora caldo campeggia sempre a lato dello schermo e il volume della musica di sottofondo si fa sempre più alto, a segnare la fine della giornata lavorativa per tutto lo staff.

Ormai siamo rimasti solo Michael ed io e l’ufficio ora sembra ancora più spazioso di prima. Alle sei in punto concordiamo che anche per noi è tempo di passare alla parte “personale” della giornata.

Inizio a staccare i fili del computer e a riporre le penne e il quaderno degli appunti nello zaino, butto il bicchiere di caffè rimasto, indosso la giacca e mi metto in tasca cellulare e chiavi.

Lascio per ultimo il computer e prima di chiudere lo schermo premo ancora una volta sul tasto Salva, per chiudere con uno stacco quel momento. Abbasso lo schermo ed esco.

Nell’aria fredda di una Sydney pronta per la sera mi incammino nel tragitto verso la stazione e poi verso casa. Un altro dei molti giorni sotto al mondo si è concluso, ma oggi in particolare si è concluso quello salvato con un nome specifico: Giorno Uno.

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