Giro di boa

Giro di boa

Esattamente sei mesi fa, una copia grigio traslucido di me stesso scendeva la scaletta di un aereo, per poi toccare per la prima volta il suolo australiano.
Nonostante le analogie con il primo allunaggio siano molte, mi limito a dire: un piccolo passo sto cazzo.
Dopo quasi ventidue (22) ore di volo, seduto nella stessa posizione, muovendo al massimo la testa di qualche grado e la mandibola per ingoiare cibo precotto chissà dove, ero arrivato al punto di vedermi ingrassare a vista d’occhio di ora in ora e a perdere l’uso delle gambe per mancato utilizzo.
Con l’agilità di un condominio mi apprestavo dunque a scendere quella che mi sembrava tutt’altro che una innocua scaletta.
A questo aggiungi un totale di ventiquattro (24) ore di veglia (io in aereo non dormo nemmeno dieci secondi), due docce arretrate, occhiaie talmente marcate che sembravo il capo della Banda Bassotti e occhi arrossati a tal punto da vedermi offrire collirio spontaneamente da sconosciuti.
In queste condizioni e con mezza vita sulle spalle (splendida metafora per indicare sia i trent’anni andati, ma anche letteralmente metà dei miei possedimenti nello zaino), scendevo un gradino alla volta, facendo la mia comparsa in suolo australico stracarico di determinazione, buona volontà, ottimi propositi, ottimismo spinto, ma anche occhi sgranati, bocca spalancata e un sorriso talmente strano da poter sembrare un urlo liberatorio se visto da lontano.
Ad oggi, sei mesi dopo, di tutte quelle caratteristiche è scomparso solo il sorriso strano, sostituito da uno ben più definito e decisamente compiaciuto.
Ai famosi “Seimesisti” (quelli che “aspetta sei mesi e poi vedrai…”) dico subito che Sydney esercita tuttora lo stesso fascino del primo giorno, in un’ininterrotta sequenza di emozioni positive e voglia di fare a cui seguono anche obiettivi prima posti e poi raggiunti.
L’ultimo di questi era trovare casa (propriamente detta) a non più di dieci minuti di camminata da dove lavoro e cioè nella parte di Sydney conosciuta come Pyrmont, esattamente adiacente al famoso Darling Harbour.
Obiettivo completato.
Trasloco iniziato qualche giorno fa, portando una borsa alla volta, prima o dopo il lavoro, per un totale di ben tre giorni complessivi e, quindi, tre borse.
Da oggi, le sveglie all’alba in compagnia di istinti predatori saranno solo un ricordo, così come lo saranno le immagini sbiadite di treni in movimento, gente intorno che si muove e suoni ovattati tipici di ritorni dal lavoro in preda al sonno più feroce, che mi costringeva ad esibirmi in caramellose sbavate pubbliche su t-shirt altrui, mentre cadevo addormentato ad intermittenza nonostante la tecno anni 90 che mi sparava l’ipod.
Da oggi, quando mi sveglio, il sole è al suo posto e non affogato chissà dove laggiù sotto l’orizzonte e il mondo è perfettamente acceso, permettendomi di non sentirmi uno spettro errante mentre a passi incerti raggiungo il lavoro.
Da oggi, il dimenticarsi l’ipod a casa non verrà più visto come una tragedia mortale con il conseguente rischio di svegliarsi, chissà come, da qualche parte nell’outback, ma verrà accolto come una semplice dimenticanza da tollerare per qualche minuto.
Anche se stare senza Best Tecno ’90 è cosa ardua.
Mi consolo guardandomi in giro in una zona completamente nuova e molto piena di locali, ristoranti, bar, creandomi una nuova mappa mentale, su cui cerchio in rosso immaginario i posti che vedrò prima possibile.
Oltre a tutto questo, la tanto attesa eliminazione del lungo tragitto casa-lavoro mi libera di colpo un totale di quasi tre ore-vita, da spendere in riposo, studio, pianificazioni varie, qualche esercizio, crema per le occhiaie, sistemazione foto, esplorazione area circostante, relazioni pubbliche, sterminio di insetti assortiti e semplice contemplazione di tutto quello che mi circonda, che da solo vale il prezzo di quella scaletta.
Ora finalmente posso pensare alla fase successiva, che ovviamente rimarrà segreta ancora per un pò (per la metà di Sydney che ancora non lo sa).
Ma si sa, (mai cominciare una frase dopo il punto con un “ma”), da queste parti le cose corrono veloci e quello che pianifichi oggi potrebbe farti prendere per il culo da solo tra una settimana, così come l’idea che avrai tra una settimana non l’avresti potuta prevedere nemmeno chiamando Paolo Fox in persona.
Questo semplicemente non perchè io sia un disadattato, ma perchè le opzioni sono talmente tante, che quelle che avevo sei mesi fa non sono altro che una piccola parte. Soprattutto, la maggior parte di queste sono fattibili più o meno direttamente.
Vuoi iniziare un lavoro da zero? Puoi.
Vuoi studiare un settore da zero? Puoi.
Non hai i soldi per studiare? Inizia un lavoro da zero, guadagna i soldi e poi, puoi.
Da qualsiasi parte la vedo io, quello che mi ritorna sono sempre e comunque opportunità.
La concezione del lavoro qui è diversa che da noi.
Non è una cosa che ti caratterizza di fronte alle altre persone, diventando in breve la tua unica caratteristica, del tipo: ciao, chi sei? un elettricista/pilota/medico/killer/paninaro ambulante.
No, qui al “chi sei?” si risponde con nome e cognome, condito con un “mate” e per i più audaci con l’aggiunta di un “howyoudoing?”. Al limite, qualche birra più tardi e diverse pacchette cameratesche dopo, dovrai dire cosa fai per portare a casa la pagnotta, ma a meno che non sia un lavoro figo (vedi infermiera – NON veterinario – per cani/gatti), non verrà considerato nient’altro che un lavoro, intercambiabile con un qualsiasi altro, in un qualsiasi giorno di un qualsiasi mese.
Questo a patto che tu sia sveglio e attivo.
Se rimani a casa o ti limiti a chiedereadaltridifartisaperesesentonoqualcosaingiro o peggio di chiederedovelavorisecercanoqualcunocheincasoglidaiilmiocurriculum, tutto quello che otterrai sarà un “si certo” di circostanza, seguito da pernacchia mentale per concludere il tutto con un “nemmeno per sogno”.
Questo da parte mia.
Se ci sono in giro persone disposte a farsi carico di altre non sono affari miei.
Un conto è chiedere a qualcuno se ha bisogno di qualcun altro; ben altra faccenda è far fare il lavoro di ricerca all’amico di turno.
Chiusa parentesi.

Mentre scrivo queste righe mi prendo una pausa e alzo gli occhi oltre il balcone su cui mi trovo.
La parte seriosa di Sydney si staglia proprio davanti a me, in una fila di grattacieli vari a formare un panorama ben diverso da quello visto a Bondi.
Qui, appena esco di casa sono immediatamente nella city, che pur con le sue strade, locali e zone turistiche, rimane ben lontana dall’essere caotica.
La vicinanza al mare è aumentata, ma è diminuita la possibilità di utilizzarlo, trattandosi della zona turistica e portuale della città. In compenso, gran parte delle “cose da fare” che non rientrano nella categoria “spiaggia” sono a portata di mano.
Per me, che non sono uno spiaggiaiolo professionista, va quasi meglio, trovando congeniale questo complesso di vie, strade e zone da esplorare.
Soprattutto considerando il fatto che mi sono portato a casa un’ustione del terzo tipo (esatto, aliena) pur rimanendo fuori in una giornata completamente nuvolosa. Talmente nuvolosa che non avevo nemmeno l’ombra. Talmente nuvolosa che non avevo nemmeno gli occhiali da sole. Talmente nuvolosa che non mi spiego il rosso-marte con cui mi sono ritrovato davanti allo specchio la sera, mentre con tutta una mano mi cospargevo addosso un passamontagna di crema.
Radersi all’alba e con la faccia ustionata ti porta a credere nell’esistenza di un Male Superiore, mentre con movimenti millimetrici passi il rasoio, producendoti in smorfie ineguagliabili perfino per un epilettico in pieno attacco.
Se consideriamo gli umani in neri e bianchi io sono Bianco Limited Edition.
Combatto il tutto con un sorriso smagliante e la battuta pronta.
Ovviamente, questo non mi impedisce di tentare di abbronzarmi, raggiungendo così il colore di un qualsiasi impiegato in una giornata invernale.
Se riesco a vincere la pigrizia che mi imprigiona, potrei perfino lanciarmi in corse pomeridiane lungo il porto.
Tenete a portata la fotocamera.
A proposito, mentre battevo su questi tasti il sole è sorto altrove per tramontare qui, motivo per cui mi avvio alla conclusione e vado a prendere la mia.
Com’è bello iniziare la sera con l’immagine di un altro giorno appena finito.
Il giorno di sei mesi dopo.

  • ciao ragazzi…..ma com'e' possibile che tutti riescano cosi facilmente a prendere e partire soli….cosi lontano per una nuova vita????io ho 41 anni e da 10 avrei voglia di fare questa cosa…..l'australia…..ma come faccio?sola, senza lavoro e senza la padronanza della lingua!!!chi di voi puo aiutarmi e consigliarmi??come posso partire avendo gia un luogo e qualcosa da fare???chiedo [email protected]

  • Grandiosoooo!!!!!!!!! un inchino è d'obbligo!!!! Il 27 aprile anch'io inizierò la mia esperienza australiana proprio a Sydney (WHV)…chissà che non ci si veda 😉 complimenti e buona Sydney!!!!

  • congratulazioni per i tuoi primi 6 mesi! per quelli con un apertura mentale come te, l'Australia ogni giorno riserverà sempre il fascino del primo giorno a prescindere dal tempo che passa, tante emozioni positive e tanti sogni e obiettivi che diventano realtà, continua così Giordano

  • Thanks mate!

  • Ma che bel post. E bella foto, dai. Take care!!!