How I met Bondi Beach

How I met Bondi Beach

In Italia, se vedi uno per strada girare con un bicchiere di cartone, spontaneamente ti verrebbe di infilarci dentro una moneta o due (ammesso che tu sia un puro di cuore). Ho scoperto così che invece in Australia dentro al bicchiere ci tengono il caffè. Per la precisione minimo mezzo litro, con l’aggiunta di zucchero, caramelli vari, schiumette assortite e altre cose che ancora non ho capito. Il bicchierone cartonato è una presenza costante, sull’autobus, spingendo la carrozzina, guidando, facendo la spesa, chiacchierando, camminando. La volta che li becco seduti a bere un caffè normale ci scrivo un post dedicato.
Ovviamente dovevo provare.
Carrozzine da spingere non ne ho, per cui mi sono arrangiato e il caffè me lo sono bevuto semplicemente girando la città, che per un Italiano, diciamocelo, rappresenta comunque una novità, nonchè una validissima alternativa ai due millilitri di caffè ristretto (e quando dico ristretto intendo che devi grattarlo dalle pareti delle tazzine), mandati giù in gola ancora incandescenti e ovviamente di corsa prima di andare in ufficio. Vuoi mettere col mezzo litro sorseggiato tranquillamente MENTRE corri in ufficio? Impagabile.
Altra cosa che ho notato è che se non stanno bevendo il caffè, allora stanno trafficando col cellulare. Al primo momento libero ecco che salta fuori lo smartphone di turno e via di scambio dati, anche questo negli scenari più vari. Forse è questo il motivo per cui ad ogni singolo semaforo c’è un segnale acustico che scatta al verde, simile allo sbattere di pentole, ad avvisarti che è il caso di attraversare. Ovviamente durante il rosso, puoi tranquillamente notificare via Facebook che sei ad un semaforo rosso in attesa del verde.
Assolutamente da imitare.
La chicca di oggi però è la piccola visita alla spiaggia di Bondi Beach, che in realtà volevo evitare fino alla prima giornata di sole, ma dato che dovevo vedere un appartamento proprio li vicino, una tappa era d’obbligo. Ed effettivamente merita la fama che ha.
Praticamente in città, la spiaggia ti fa dimenticare istantaneamente di essere in una grande metropoli. Cambia proprio il paesaggio mentre ti avvicini, case comprese, che in questa zona sono villette basse, tutte intorno alla spiaggia.
Anche se col brutto tempo mi è piaciuta molto. Il vento forte e la pioggia costringevano a felpa, giacca e cappuccio tirato in faccia, fino a quando non arrivi a vedere un gruppetto di ragazze che fa tranquillamente surf. Passiamo oltre.
Oggi è arrivato il compagno di stanza.
In perfetta sintonia con la legge di Murphy arriva puntualissimo all’alba e giustamente, essendo anche la sua stanza entra senza problemi, traffica rumorosamente con le valigie, disperdendo nell’aria quel simpatico profumo di 48 ore di viaggio.
Dal canto mio in quel momento ero nelle più buie pieghe di un sonno profondo, sepolto sotto una coperta pesante, un lenzuolo, felpa, maglia, pantalone lungo, calzettoni spessi come un gesso alla caviglia e cappuccio calato (non ho la leucemia fulminante, bensì un leggerissimo problema di spifferi alla finestra).
Come nel sogno perfetto di tutte le vergini (e di qualche casalinga), mi risveglio con uno sconosciuto in camera.
Il ragazzo che gestisce la casa, senza problemi me lo presenta mentre ancora cerco di aprire il secondo occhio, dicendomi con entusiasmo che il tipo è spagnolo, alludendo divertito che italia e spagna sono vicine e che quindi potremmo tranquillamente essere vicini di casa. Si. Ok.
Riemergo dall’oscurità del sonno da jetlag più bruscamente di Dracula se gli avessero aperto la bara in un pomeriggio di agosto per fargli uno scherzetto.
Stendo un braccio cercando nell’aria una mano tesa e biascico un altro Hi! stavolta simile al sibilo di un cobra.
Scopro così che si chiama Horre, ma per convenzione e per comodità lo chiameremo Orror.
Orror ha vent’anni e ne dimostra trentaquattro, rimane per un mese, studia economia, non ha una ragazza, è stanco per il viaggio e soprattutto non ha fatto una doccia. Scopro tutto questo mentre ancora sono alle prese con l’occhio di cui sopra.
Mi alzo, fingo socievolezza e mi preparo per uscire.
A questo punto Orror ha la bella pensata di accollarsi ad ogni mio singolo movimento. Della serie: come farsi un non-amico in venti secondi e mentre dormi.
Dovendo per forza riempire i silenzi, gli spiego come funzionano i trasporti e gli do due dritte sulla zona, in un misto tra inglese-italiano-spagnolo-gesti-vari mmmmmmmmmhh-ehmmmmmm-come si dice questo-come si dice quello. Il perfetto momento per un rapimento alieno.
Poteva andarmi peggio. Vedi il dizionario del viaggiatore alla voce: colombiano di 200kg con denti d’argento e la mania del rap.
Ma si, infondo Orror non è male dai, solo che dovremmo fare qualcosa per quando si va a fare la spesa, perchè spingere il carrello in due, dove i due in questione sono ragazzi con aria sperduta e fragile in terra straniera, forse non dà quell’idea di etero che tanto ho coltivato in tutti i miei anni e che non vorrei veder sfiorire al mio primo viaggio.
Orrore puro.

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  • "Poteva andarmi peggio. Vedi il dizionario del viaggiatore alla voce: colombiano di 200kg con denti d'argento e la mania del rap."ma come ti vengono?!? :D:D:D Ti stimo, take care OZ mate!

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