Italiani brava gente

Italiani brava gente

Il ciclo di apprendimento di una cosa nuova segue fasi specifiche.
Ora non voglio bruciarmi tutti i lettori con una frase di apertura a dir poco noiosissima, per cui evito di scendere nei particolari.
In questa sede mi limito a dire che, quando si impara una nuova cosa, si tende a farla spesso e ripetutamente, specialmente se gradita, quasi come fosse un giocattolo nuovo da usare e usare, ancora e ancora.
Lo stesso discorso vale per le nuove abilità acquisite.
Da piccolo, per esempio, dopo aver imparato ad andare in bicicletta, praticamente non scendevo mai. Non solo, cercavo pure di aggiungere nuove difficoltà, come  quella di andare senza mani.
Fino a quando sono entrato di testa dentro una finestra di una casa non mia e ho capito che era il caso di stare sul semplice. Almeno all’inizio.

Mi viene da pensare che sia lo stesso con l’acquisizione del ragionamento.
Anche in questo caso, esistono forme semplici, come capire che, se una cosa ha una determinata conseguenza, allora posso predire la conseguenza sapendo cosa sto per fare.
Esempio pratico: se mangio ventotto barrette di Mars passerò il mio weekend sul cesso senza nemmeno fare la fatica di spingere.
Quindi, se voglio mangiare ventotto barrette di mars, allora so che devo portarmi tavolino e prolunga al cesso per usare il pc nei successivi tre giorni.

Non fa una piega.

Ovviamente la cosa poi evolve e nel caso della capacità di ragionamento possiamo trovare persone che arrivano a vari livelli di astrazione, che spaziano dal se non mi lavo attiro uno stormo di pipistrelli affamati fino a calcoli mentali complessi, ragionamenti filosofici e verità assolute, come ad esempio: questo è in assoluto il miglior blog esistente.

C’è da dire che, in certi contesti, l’apprezzabilissima capacità di ragionamento può sfociare in una tremenda rottura di coglioni.

Ricapitolando:
Prima impari una cosa che non sapevi fare, poi continui a farla sia perché vuoi perfezionare, sia per l’effetto novità (magari inventato dalla Natura come escamotage per farti fare una cosa fino a farla bene).

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Il livello successivo di evoluzione del processo è imparare quando è il caso di fare o di non fare quella determinata cosa.
Si impara a discriminare.

Alcuni degli italiani che ho in classe a scuola sembrano ignorare completamente quest’ultimo passaggio.

Prima di approfondire, urge una seconda premessa (tutto quello che precede questa riga era la prima nel caso vi sia sfuggito…).

Parlo degli italiani non perché vedo solo loro o li reputo gli unici portatori di alcuni atteggiamenti, ma semplicemente perché sono la “categoria” che conosco meglio, di cui capisco tutte le sfumature linguistiche e so contestualizzarle culturalmente, attribuendo significati non scritti, ma codificati nel bagaglio di nozioni e schemi condivisi.
Con altre nazionalità non potrei fare lo stesso, rischiando invece di cadere nello stereotipo o peggio, nel pregiudizio.
Detto ciò, a tutti quelli che stanno pensando beh, ma anche gli/i [inserire qui una nazionalità a caso] non sono da meno, perché bla bla bla… semplicemente rispondo di rileggere bene la premessa poco sopra e ricominciare da li.

Proseguiamo.

Molti degli italiani che ho incontrato nelle classi frequentate nei vari corsi di inglese sono polemici, arroganti e italia-centrici.
Pensano che ci sia sempre un modo migliore e uno peggiore di ragionare, vedere le cose, vivere.
Casualmente, tutto quello che è diverso da ciò che pensano costoro è peggiore. Tutto ciò che si discosta dal loro modo di vedere le cose è sbagliato.
Una loro opinione diventa veritàuna loro prospettiva diventa il giusto punto di vista.
Viceversa, un pensiero diverso diventa erroreun’opinione contrastante diventa sbaglio.

Se non riescono in qualcosa è quel qualcosa ad essere sbagliato.
Se poi per farlo allora si paga, allora diventa pure truffa, un business, una presa per il culo.

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Prendiamo l’esame IELTS.

Non so nemmeno contare quante persone ho sentito lamentarsi, piagnucolare e protestare riguardo l’esame IELTS.
Arrivano in classe parlando un inglese peggiore di un sordomuto che si esprime a grugniti e vogliono arrivare a voti da madrelingua in un mese.
Frantumano in mille pezzetti i coglioni di tutti, per metà del tempo in classe con battute che non capisce nessuno tranne loro, ridono con il connazionale di turno prontamente seduto di fianco, non colgono differenze linguistiche e di costruzione tra italiano e inglese e poi un giorno, belli come il sole, vanno a fare l’esame.
Salvo poi prendere un voto di merda che nemmeno un eschimese senza alcuna lezione di inglese potrebbe raggiungere.
Poi tornano in classe e fanno partire una polemica di ore riguardo il fatto che l’esame IELTS e’ una truffa, è solo un business per racimolare soldi (da parte di un non meglio precisato “governo” o, in alcuni casi “loro”).

Capita pure che prendano lo 0,5 in meno del voto che gli serviva.

Questo è lo scenario peggiore.

L’italiano arriverà ad incazzarsi, a sbracciarsi come dovesse farsi sentire da una nave al largo mentre parla da una scogliera, diventerà rosso in faccia e gli si gonfieranno le vene di collo e tempie. Spiegherà come TUTTI gli insegnanti abbiano fatto APPOSTA a dargli mezzo voto in meno in modo che il malcapitato sia costretto a ridare l’esame.
Alcuni soggetti arrivano a teorizzare forme di complotto più o meno manifeste, ordite dal sempre presente “governo” al fine di imporre una metodologia di voti al ribasso e tenere le persone in un limbo fatto di corsi di inglese e continui esami.

Nel frattempo tutti gli altri [inserire qui una nazionalità a caso] rimarranno in silenzio, in attesa che passi questa sfuriata insensata, per poi tornare alla lezione,  prepararsi seriamente, prendere il voto voluto e sparire per sempre da ogni scuola di inglese.
Salvo prima ridere di sottecchi come a lasciare intendere: ma guarda questi… divertente pero’ come intermezzo comico. 

Nessuno dei soggetti sopra citati verrà sfiorato dal dubbio che se avessero studiato un po’ di più avrebbero ottenuto il risultato voluto.
No.
E’ colpa dei professori, degli esaminatori, della domanda difficile, del poco tempo, della carta ruvida che mi fa venire la pelle d’oca, della penna che non scrive, del caldo, del freddo, dell’aria condizionata, del termosifone troppo vicino, del terremoto in un altro emisfero, delle onde elettromagnetiche su un cazzo di pianeta alieno, del PD, del PDL, del M5S, della cognata dello zio del fratello della mamma del mio cane.

Ma vaffanculo.

Dovete svegliarvi porca puttana.
Se gli altri stanno in silenzio non vi stanno ascoltando, ma aspettando che finiate il vostro show.
Se vi sembra che vi sorridano per ammirazione o per condivisione dei concetti, stanno solo aspettando che esauriate il vostro sproloquio fatto di mille discorsi tanto per fare, tanto per dire.
Non frega un cazzo a nessuno se eh ma, in italiano si dice così… non come in inglese che non ha senso… in italiano invece si capisce meglio…
Ma porca troia, dico io. Non sai un cazzo di inglese e fai confronti tra la tua lingua nativa e una che parli da venti minuti? Come puoi pensare di avere abbastanza nozioni linguistiche in merito per poter confrontare appieno due lingue diverse?
Non solo. Come ti permetti di sparare giudizi a zero decidendo cosa è migliore di qualcos’altro?

Mi viene da pensare che se ne sai così tanto, allora non dovresti essere in classe…

E invece eccoti li, ad inventare parole inglesi tirando via l’ultima lettera dalle parole italiane, dando per scontato che l’italiano sia la lingua madre di tutti, da cui derivano tutte le altre parole del mondo conosciuto.

Alcuni si spingono oltre, lanciandosi in mille polemiche sul fatto che questo e quello sono principi astratti e passibili di opinione e bla, bla, bla, bla.

Gente, siamo a lezione di inglese per la preparazione IELTS, non a tecniche avanzate di Rottura di Cazzo.

I migliori, dopo che si rendono conto che non se li caga nessuno, si girano addirittura verso di te cercando di farti complice e uscendosene con frasi tipo:
si vede come solo noi italiani siamo capaci di ragionare… gli altri accettano tutto a testa bassa senza pensare. 

Ripeto: vaffanculo.

Quando incrocio questi soggetti io mi vergogno profondamente.

Porca puttana lo capite che l’esame IELTS è così e basta?
Lo capite che anche se perdiamo ore e ore in classe a discutere se sia giusto o sbagliato questo o quello non cambia un cazzo? A parte il fatto che si paga per nulla…
Lo capite che sei in classe per capire come funziona l’esame e non per cambiare l’esame?
Sappiate che siete liberi di formare la vostra classe, fatta di gente come voi che ama disquisire di questo o quello a vuoto e non arrivare a nessuna conclusione utile, se non quella di attribuire agli altri il torto e a se stessi la ragione.

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Badate bene, non sto dicendo che dietro alle scuole di inglese non ci sia un business.
Eccome se c’è, ma non serve un mago per capirlo…
Nel momento in cui paghi un qualcosa, allora si parla di business.
Altri esempi di business potrebbero essere: comprare il latte, pagare l’affitto, andare a puttane, pagare un sicario, comprare le sigarette, andare a minorenni in Thailandia.

Tornando all’IELTS, alcuni potrebbero protestare dicendo che se uno paga per qualcosa, è giusto e lecito aspettarsi quello per cui si paga.

Assolutamente vero.
C’è però una piccola sfumatura da cogliere.
Si paga per sostenere l’esame IELTS, non per ottenere un voto preciso. Forse, a volte, ci si confonde con corruzione… 
Il fatto di prendere un voto preciso dipende da voi porca troia. Se sapete (e si sa benissimo da sempre) che parte dell’esame viene corretto da un essere umano, allora sapete anche che non può esistere un criterio unico. Certo, potranno esserci delle linee guida, ma aspettarsi nessuna influenza di tipo soggettiva da parte di un essere umano è utopia.

Giusto. Sbagliato. Non lo so. Non c’entra un cazzo.
Il punto è che è così. Punto.
Se non vuoi correre il rischio di prendere quello zero virgola qualcosa in meno, allora forse potresti studiare per prendere quello zero virgola qualcosa in più di quello che ti serve. In modo da bilanciare eventuali giudizi diversi.

Permettimi un piccolo suggerimento:

se ti serve un voto preciso, studiate per ottenere quello immediatamente sopra.
Vedi elenco esplicativo qui sotto per una veloce comprensione:

  • se ti serve cinque: stai attento in classe e non rompere il cazzo ogni due minuti. Fai i compiti assegnati. Capisci dagli errori. Punta al sei.
  • se ti serve sei: tutto quanto detto sopra + guarda film in inglese e leggi libri in inglese. Punta al sette.
  • se ti serve sette: tutto quanto detto sopra + ignora tutti i tuoi amici italiani. Se ti parlano in italiano fingi di non capire. Punta all’otto.
  • se ti serve otto: tutto quanto detto sopra + rinnega le tue origini, fatti adottare da una famiglia che vive nel bush e non farti vedere prima di sei mesi. Punta al nove. 

Tutto questo è difficile?
Ma no… veramente? Ma dai?!? Pensa un po’… non l’avrei mai detto!!

Ebbene, alla fine tutto dipende sempre ed esclusivamente da te stesso/a.
Sei liberissimo/a di fare come credi o, come dicono qui it’s up to you.

Basta che poi non vieni in classe a rompere i coglioni a tutti perché ti serviva un quattro e ti hanno mandato via ridendo.

Sei d’accordo?

  • Lauretta

    Bene mi piace questo post. Ho sempre pensato queste cose da varie esperienze che ho fatto (confronto con: Erasmus che pareva la gita del 3° superiore). Non sapevo se prendere lo IELTS prima di partire per l’Australia (studio lingue) o direttamente lì…. mi pare chiaro che è meglio prenderlo qua ahah almeno evito certe figuracce a livello internazionale eheh!!

    Ciao Giordano! Sei un grande!!!

    • ciao Laura, grazie mille! certe cose dispiace dirle ma non si può sempre far finta di niente. E poi sono troppo esplicite…
      In bocca al lupo per il tuo esame!!

  • Lolly

    Belli,utili e simpatici i suggerimenti finali. Bruttissimo invece il resto del post… campanilismo alla rovescia, che trasmette un odio neanche tanto malcelato nei confronti dei tuoi connazionali. Anche l’umorismo è gretto e sottotono rispetto ai tuoi post del primo anno, così come le metafore.

    Sembra scritto da un italiano che vede negli italiani la causa prima del suo malessere… e quindi in definitiva in lui stesso. Un tono più leggero e canzonatorio sarebbe stato più incisivo e meno antipatico. Comunque saluti da Roma, ITALIA 😉

    • ciao Lolly (vero nome?)
      diciamo che non parlerei di odio vero e proprio… solo che non mi piace molto chi arriva qui e pensa di essere il migliore mentre tutto il resto è sbagliato.
      A te si?? Se si mi cogli alla sprovvista…
      Forse però bisognerebbe essere qui per giudicare, vedere di persona certi atteggiamenti e fare le relative riflessioni. Da li si rischia di vedere le cose troppo alla lontana.

      Inoltre non capisco nemmeno il voler difendere i connazionali a tutti i costi… a me sembra mammismo questo…
      In ogni caso sono tutte opinioni e come detto nel post… se ne potrebbe parlare per sempre.
      Un saluto da Perth. AUSTRALIA 🙂

    • Roberta Burattini

      Purtroppo Lolly anche io all’inizio quando sentivo dirmi che gli italiani all’estero si comportavano in modo non proprio appropriato, facevo fatica a crederci.
      Invece è proprio così. E’ deprimente, è triste, è difficile da mandare giù, ma molti (troppi) italiani all’estero sono veramente insopportabili, polemici e assolutamente arroganti.
      Prima di venire qua in Australia neanche io lo avrei mai detto e avrei fatto difficoltà a digerire un post come questo. Ora anche se con vero dispiacere, posso solo confermare al 100% tutto quello che è stato scritto.. e anzi potrei dire che ci è andato piano!

      Se pensi di andare all’estero, preparati a scoprire questa scomoda verità in prima persona…

      • Lolly

        E vabbene, non amo parlare di me, ma premetto: sono stato con una ragazza italo-australiana di Canberra (genitori diplomatici) nel lontano periodo 1989-1991: facevamo avanti e ndrè perché universitari a Roma (dove sono nato e vivo felicemente, sembrerà assurdo). Vero, non ci sono stato due anni continuativi ma un po’ l’ho frequentata! Vero, gli italiani all’estero sono (spesso) così. Più però quelli da centro Valtur che gli altri. Non ne farei però un problema di nazionalità ma di cultura: abbassandosi questa, si abbassa il livello medio del cervello… difficile quindi incolpare un lobotomizzato di non saper far di conto… criticherei magari chi l’ha operato! 😉

        Comunque io tutto ‘sto sfacelo “made in Italy” all’epoca non l’ho visto. Sarà poi che vivo a Roma, e che vado a lavoro al centro tutti i giorni col bus/tram e ne vedo proprio tante, ma non mi sembra i comportamenti degli stranieri siano molto migliori (potrei fare centinaia di contro-esempi), anzi, se del caso sono pure peggiori (nel senso che da loro certe cose “non te le aspetteresti”).
        Poi è chiaro che chi frequenta ‘sto blog al 99% ce l’ha con l’Italia e/o gli italiani, e bon (ero preparato! 😉 ).

        Forse però anche costoro dovrebbero guardare meglio in casa propria cosa succede.

        Riguardo QUESTO post, comunque, troppe parolacce… usare sinonimi (zebedei, cabbasisi, maroni, etc.) non guasterebbe… mettere un “caxi” una volta sola è più efficace che mettercene cento! :-DDD

        Comunque per carità, Giordano, stai facendo un buon lavoro, proprio per questo ti critico! Cari saluti da Lolly (FALSO nome, ma ormai rompo le pall… ehm i cabbasisi su Amazon e DVDWeb con questo nick!) 😉

        • Roberta Burattini

          Ciao Lolly,
          vorrei risponderti riguardo 2 punti in particolare:
          1) Non capisco da dove tu abbia tratto la conclusione che il 99% di chi frequenta questo blog ce l’abbia con l’italia e/o gli italiani.. A me non risulta anche perche’ di post come questo ce ne sono davvero pochi nel blog, la maggioranza descrive la vita qui in Australia senza star troppo a far confronti o critiche verso l’Italia.
          2) Non capisco in che modo il fatto che gli stranieri in Italia abbiano dei comportamenti sbagliati possa essere correlato con la problematica esposta nel post.
          Non si parla degli stranieri in Italia o altrove. Si parla di italiani qui che mi fanno vergognare di essere italiana.
          Quello che fanno gli altri altrove non e’ oggetto del post e neanche lo userei come confronto perche’ dire che anche gli altri sbagliano non cambia il fatto che il comportamento di alcuni (troppi) nostri connazionali sia pessimo.

          • Lolly

            1) Il “99%” era chiaramente ironico, ma comunque anche dal tono dei post soprattutto altrui (incluso il tuo) mi sembra così. Ma possiamo discuterne all’infinito, io vedo numerosissime critiche/confronti con l’Italia (e ci mancherebbe). Quello che non mi piace sono i modi con cui spesso sono espresse.
            2) Era solo per insinuare il dubbio di come spesso molti di quelli che criticano – forse perché provenienti da piccole realtà di provincia, e magari poi vanno subito all’estero – vedano le cose dal punto di vista “esterno” e magari non ne fanno un discorso di reciprocità, perché proprio impossibilitati a farlo. Al di là di tutto, la mia affermazione faceva parte di un discorso variegato non estrapolabile dal contesto.

            Io comunque non mi vergogno MAI di essere italiano, eh, mi spiace per te: pensarla così equivale al “mio” 99%… 😛

            Concludo ribadendo che a ME QUESTO post di Giordano non è piaciuto, né per i toni né nei contenuti né per lo stile (può fare di molto meglio e lo ha dimostrato).

            Se a voi sta bene così, amen. 😉

          • Roberta Burattini

            Guarda vorrei rispondere al punto 2). Il fatto di non essere abituati a vedere la maleducazione altrui perche’ provenienti da realta’ di provincia lo trovo sinceramente un vantaggio. Abituarsi a tollerare e considerare normale la maleducazione/incivilta’ (di qualsiasi nazionalia’) credo sia una piaga tipica italiana.

            Sono contenta di non essere capace di tollerare comportamenti come quelli raccontati da Giordano nel suo post. E per fortuna credo che non mi abituero’ mai a tollerarli o a considerarli in termini di “reciprocita’” (anche se ancora devo capire che cosa intendi con questo termine in questo contesto).

            Per fortuna so che gli italiani non sono tutti cosi’, spero di farlo capire anche agli australiani che ci ospitano.

            Per quanto riguarda il linguaggio utilizzato nel post a me non sembra molto diverso da quello usato in altri, a volte Girodano e’ piu’ crudo a volte piu’ ironico e credo la cosa sia legata all’importanza del concetto espresso e anche a quello che lui personalmente prova a riguardo.

            Io non so tu che esperienze di vita abbia, io posso dire che vedere certe cose ti fa proprio incazzare.. farebbero incazzare anche un santo.

    • Angela

      Cara Lolly,
      a forza di “toni leggeri e canzonatori” siamo diventati il popolo più
      preso per il culo al mondo (perdona il termine “gretto e sottotono”). Se poi
      vogliamo dare il peggio di noi anche fuori casa, accetta che qualcuno s’incazzi, a maggior ragione se è un connazionale che non vuole riconoscersi in
      certi tipici atteggiamenti degli italiani. A questo punto, ben venga il
      campanilismo alla rovescia.

  • Antonia Polimeni

    come mai pubblichi solo le cartine del centro-sud?

  • gino

    l italiano ..popolo “avariato”, cioè fatto di tante sfumature….:-)

    • eh gia… di qualcuna si potrebbe fare a meno molto facilmente. Basterebbe un minimo di senso autocritico e guardarsi intorno… no?

  • STEFANIA

    Potremmo dare il via all’angolo delle affermazioni degli Italiani all’estero:
    ragazza di circa 30 anni che e’ arrivata da una settimana e gia’ lavora in un ristorante:” Ah ma qui a Brisbane non si trova lavoro, lo dicono tutti!”
    IO:”Ma scusa tutti chi? E poi tu lavori!!!”
    LEI:”Si’ ma lavoro di sera e voglio lavorare di giorno, vado a Sidney che li’ il lavoro te lo tirano dietro!”
    BEH SPERIAMO A QUESTO PUNTO NON SOLO IL LAVORO

  • Roberta da Sydney

    Alla grande come sempre Gio! Complimenti! Chiaramente d’accordo con te.
    Ciao.

  • Fede

    Se sono d’accordo, se sono d’accordo??? Caro Giordano, sono così d’accordo che mi permetto, senza chiedere, di darti del “caro”. Sono più che d’accordo, sono eccitata, colpita, estasiata che sia vero e non un mio anticampanilistico pensiero. Quindi grazie di cuore. Sapere che la rottura di coglioni è spartita tra gli Italici fuori patria, in quasi egual misura, illumina questa fine di giornata.
    Ti lascio in breve la mia esperienza, cosicché anche tu possa bearti del brivido della condivisione e non sentirti solo nel gestire questa immensa rottura di coglioni (mi scuso per il linguaggio colorito, ma obbligatorio).
    Ho vissuto per un po’ a Los Angeles, a fin troppo stretto contatto con parecchi italiani. Uno su tutti si è rivelato il genio del gruppo. Non parlava una parola di inglese, oltre a rendere transitivi verbi italiani, che chiedevano solo un minimo di rispetto grammaticale, e pretendeva uno scatto di “carriera”, nonostante non sapesse che ‘I’ ha un significato diverso da ‘You’. Lavorava per un italiano (settore ristorazione), che rispondeva puntualmente: “Alla mattina, che sei libero dal lavoro, vai alle lezioni di inglese, così posso farti passare da portapiatti a cameriere. Inoltre le lezioni sono GRATIS”. La risposta, unica e imperitura dell’incompreso genio era: “La mattina dormo, Non mi va di andare a scuola, non ho bisogno di studiare per fare il cameriere e poi sono pigro”…si commenta da sé.
    Questo è solo un esempio.
    Fortunatamente, per una serie di italianate fatte dal proprietario che hanno causato la chiusura dell’attività, io me ne sono andata ed ora vivo in Tennessee, dove a differenza di L.A., di italiani…neanche l’ombra! Almeno fino a qualche settimana fa, quando alle mie lezioni di inglese ho incontrato una coppia di italiani, che mi hanno ricordato all’istante quanto NON mi manchi la forma mentis italiana nelle più svariate sfumature. Non serve farti nemmeno un esempio, perché è già tutto nel tuo post…gli italiani sono meglio di, sanno più di, capiscono oltremodo di, rompono i coglioni più di (aggiungo io).
    Ma non temere per me, io terrò duro e porterò alta la bandiera dell’ “avete rotto i coglioni”; non preoccuparti, resisterò stoicamente, anche perchè a metà gennaio i supereroi e la loro arroganza se ne torneranno in Italia, a “transitivare” verbi e a vantarsi del loro soggiorno americano, che tanto hanno criticato prima.
    L’Italia è piena di gente meravigliosa e di valore, perché io incontro sempre gli “altri”?!

    Comunque hai tutta la mia comprensione e cazzo è vero, questo è il miglior blog esistente!

    • ciao Fede,
      sapere di non essere solo mi da speranza 🙂
      Non sai quanto mi faccia piacere che tu abbia condiviso la tua esperienza (mi ha anche fatto ridere pensando ai vari scenari).
      Che dire… questo tipo di atteggiamento è molto diffuso e, come ha detto un caro amico, non si manifesta solo a livello di corsi di inglese, ma e’ una costante che ricorre in tutte le situazioni. Se dovessi riportarle tutte aprirei un blog parallelo, solo che poi la gente leggerebbe solo me e non ci sarebbe spazio per gli altri. Non mi sembra giusto. 😉
      Anzi, ti dirò, quando vedo questi atteggiamenti in classe mi rendo conto che è quasi il male minore… Sapendo che almeno siamo tra quattro mura.
      Quando invece, come dici tu, succedono in ambito lavorativo, allora la cosa è anche più seria e rischia pure di danneggiare chi come te la pensa diversamente e cerca in tutti i modi di assimilare tutto quanto al meglio della nuova cultura.

      Ti ringrazio ancora per il tuo bellissimo commento.
      Rimani da queste parti!
      un saluto da Perth e in bocca al lupo!

      • Fede

        Certo che rimango da queste parti, non si molla mica così il miglior blog esistente 😉

  • David

    Ahaha beh solitamente I tuoi post sono eccezionali ma questo…li batte tutti!!!

    • ciao David, beh che dire se non grazie! mi aspettavo polemiche a non finire… ma forse è ancora presto…

      • David

        Polemiche?!mmm non credo poiche quello che scrivi, e che fede conferma con la sua esperienza americana, non è una tua opinione personale o un tuo punto di vista ma pura e sacrosanta, nonchè oggettiva, veritá!! Conoscendo la razza italiana, facendone parte, sono arrivato in australia da solo ed ho cercato di continuare questa esperienza evitando per quanto possibile gli italiani. Quelli con cui ho veramente stretto amicizia e ho frequentato fino ad ora si possono contare sulle dita di una mano monca.
        Speriamo di avere la stessa fortuna in melbourne a gennaio. Buon proseguimento in quel di perth!