Il Prima e il Dopo

Il Prima e il Dopo

Se ti ritrovi sul solito balcone, in Solita Street, a goderti l’aria fresca, capita che la mente, libera da particolari impegni, viaggi per conto suo e finisca in un punto completamente diverso da dove è partita.
Un pò come quando parti col guardare “news locali” su youtube e finisci per guardare “suicidio in diretta con motosega” senza che te ne renda conto.
Allo stesso modo, iniziando a pensare a come impegnare la serata libera, sono finito a pensare a come mai Peter Parker non sia corso in ospedale subito dopo essere stato punto da un super-ragno-mutante che, guarda caso, somiglia tanto ad un simpatico ragnetto di queste parti…
Ho sempre pensato che nel mio caso una corsa in ospedale sarebbe stata scontata, ma dopo quella mezz’ora sul balcone non ho certezze.
A volte è sorprendente come il punto di congiunzione tra un “prima” e un “dopo” possa assumere le forme più disparate.
Nel caso sopra citato, un attimo prima sei il più sfigato della metropoli e un attimo dopo sei un supereroe. In mezzo, un paio di secondi occupati da un ragno.
Chissà cosa può cambiarti la vita.
Nel caso di una coppia ospite dell’hotel dove lavoro, in mezzo al loro Prima e al loro Dopo c’è una ghiacciata bottiglia di champagne.

Ore 4.45
La sveglia mi sorprende nel mezzo di un sogno a base di un giorno in cui non devo svegliarmi alle 4.45, butto una mano intorpidita sul tasto per spegnere quel maledetto suono e mi metto a sedere sul letto, vigile e sveglio quanto può esserlo uno a cui non si è aperto il paracadute. Tutto è silenzioso.
La luce dell’alba ancora non si vede, ma dalla finestra aperta entra aria e qualche riflesso proveniente da chissà dove. Mi alzo.
Doccia, barba e promemoria mentale sul perchè lo sto facendo.

Ore 5.20
Cammino svelto attraverso una Bondi Junction deserta, con le prime sfumature di giallo in arrivo dal cielo laggiù in fondo, i semafori lavorano anche a quest’ora, per nessuno a cui possano servire. Seleziono una playlist allegra sul mio iPod, scendo le scale mobili e informo la ragazza del chiosco che ha esattamente un minuto e 24 secondi per prepararmi un cappuccino, dato che il treno è in partenza.
Un minuto e venti secondi dopo salto oltre le porte.

Ore 6.30
Sistemo ancora una volta la cravatta che mi ritrovo come divisa, ultima sistemata generale, specchiata veloce abbastanza per distinguere ancora una faccia dietro a due occhi più gonfi di quelli di Yoda.
Mi fiondo al ristorante riservato allo staff per una colazione abbondante e soprattutto gratuita.
Due uova, un succo, un croissant e quattro fette di ananas dopo, sono attivo, non proprio sveglio, ma pronto ad iniziare il turno 7-15 che mi aspetta.

Ore 11
Il manager mi chiama per consegnare una bottiglia di champagne ad una stanza.
Afferro il vassoio, sistemo la bottiglia dentro abbondante ghiaccio, decorazioni varie e via in corridoio, poi ascensore, poi corridoi vari, altro ascensore, altro corridoio per arrivare finalmente alla porta della stanza in questione.

Ore 11.06
Con maestosa eleganza busso alla porta.
Quando la porta si apre, il sole che entra dalle enormi finestre “vista Darling Harbour” mi illuminano completamente, ricordandomi in un secondo la quantità di sonno che mi porto dietro. Cerco di trattenere uno sguardo alla gatto illuminato dai fari.
Il tipo sulla porta è un ragazzo in completo, molto elegante, probabilmente molto costoso, con atteggiamento molto sicuro e con decisamente molto pizzetto.
Mi invita ad entrare e a posare la bottiglia sul tavolo, cosa che elegantemente faccio, notando che Mister Pizzo 2011 è in compagnia di Miss Pizzo 2011. Ovviamente i pizzi in questione sono di due diverse tipologie.
Blandamente, beatamente, biondamente distesa a letto, lo aspetta quello che probabilmente è il dopo-bottiglia e che, altrettanto probabilmente, è stato anche il prima-bottiglia, cosa che giustifica in pieno l’atteggiamento leggerissimamente da bullo che assume il personaggio. Chiedo se desiderano che serva, vedo un pizzo annuire, eseguo.
Servo in due bicchieri ghiacciati e, con l’aria di chi ha servito vino da anni, attendo ulteriori istruzioni.
Il tipo afferra i bicchieri e li posa sul comodino, osserva l’etichetta della bottiglia, borbotta qualcosa tra sè e sè, si toglie la giacca e la posa sulla sedia. La ragazza, elegantemente in silenzio, sfoglia le pagine di una rivista.
“Bella giornata eh?” mi chiede lui, mentre sbottona le maniche della camicia.
“Assolutamente tutta da sfruttare” rispondo io.
Mi guarda con un guizzo di intesa che solo chi ha il pizzo può capire, infatti mi sfugge tutto il senso di quella parata. Chiedo se hanno altre necessità a cui posso provvedere, ma sfortunatamente mi viene detto che è sufficiente così, per cui annuisco ringraziando, intasco la mancia e, sempre elegantemente, esco dalla stanza.

Ore 13.00
Finalmente in pausa, parcheggio la cravatta arrotolata in tasca, sbottono quanti bottoni possibili senza sembrare un venditore ambulante e corro di nuovo al ristorante per il pranzo, anch’esso molto buono e, sempre soprattutto, molto gratis. Fondamentalmente, quel badge nero che mi ritrovo a penzolare dai pantaloni mi da diritto a mangiare quanto e quando voglio in quel posto.

Ore 14.30
Si sa, la mente libera da impegni particolari viaggia indisturbata toccando gli argomenti più assurdi. Così, mentre strofino il duecentocinquantaquattresimo piatto della giornata, mi ritrovo a pensare a cosa farò dopo il turno di lavoro. Prima di cominciare non ci pensavo nemmeno, dato che tra l’alba e il pomeriggio pareva esserci un’infinità di tempo, ma ora, a mezz’ora dalla fine, qualcosa devo pure inventarmi. Mosso da questi pensieri, quando mi chiama il manager per una consegna, mi stupisco a pensare a quanto “Donna” di Beverly Hills 90210 somigli spaventosamente ad Homer Simpson quando la si vede prima del trucco.
Spengo queste immagini crude e mi avvio a prendere la consegna.
Stessa bottiglia di champagne, stessa stanza.
Qualche ora, due ascensori e svariati corridoi dopo, mi ritrovo davanti alla stessa porta, bussando con la stessa eleganza e aspettandomi lo stesso sole su una faccia molto diversa, ora decisamente verso il bianco perla.
Quando la porta si apre non c’è nessun sole ad illuminarmi, nessuna finestra aperta, nessuna luce accesa e soprattutto nessun completo a coprire un pelosissimo corpo in mutande verdi che mi trovo davanti.
Pensando che le mutande, da sole, giustifichino in pieno due bottiglie, mi accorgo che il tipo in questione è passato attraverso diversi “dopo” da quando l’ho incontrato prima.
Barcollando vistosamente e con la bocca impastata come nemmeno un disperso potrebbe sfoggiare, mi invita ad entrare, ma quando la porta si chiude alle mie spalle, ci troviamo tutti immersi nell’oscurità più totale.
Scenario: io con bottiglia di ghiaccio su vassoio in mano, un lui ubriaco in mutande da qualche parte a meno di mezzo metro e una ignobile creatura che russa alle mie spalle.
Dopo circa venti secondi capisco che sono il solo a realizzare la situazione, per cui chiedo che sia fatta luce. Peggiori Mutande Di Sempre traffica con un quadrante completamente elettronico riuscendo solo ad emettere qualche beep, ma della luce nessuna traccia. A tentoni mi avvio quindi verso la porta, non prima di aver appoggiato quella bottiglia sul primo ripiano che incontro e finalmente lascio entrare un pò di luce dal corridoio. Con l’occhio di un pesce in vendita il tipo mi guarda senza nemmeno vedermi, scarabocchia una spirale al posto della firma sulla ricevuta e torna verso il letto.
Preferirei ricordarli com’erano prima, ma ormai li ho visti come sono diventati dopo.

Ore 15.10
Salto gli ultimi due gradini della scala che mi riporta all’aria aperta, pensando che anche oggi ho dato e, soprattutto, ricevuto.
Un attimo prima sei rincoglionito dal sonno e un attimo dopo hai visto un paio di mutande verdi.
Archivio il tutto nella cartella “(Dis)avventure Varie 2011” e mi avvio verso casa.

E’ sorprendente quante forme diverse possano assumere le cose che stanno in mezzo ad un “Prima” e ad un “Dopo”, per alcuni può essere un ragno mutante, per altri una bottiglia di troppo, ma per me è stato un biglietto aereo.
Sono ancora nel pieno di quel Dopo e in compagnia di una biondissima Sydney, mi sto gustando, sorso dopo sorso,una ghiacciatissima bottiglia di champagne.

cheers mates!

  • mi piace il "promemoria mentale sul perchè lo sto facendo." grazie per l'ispirazione, continua così