Incantesimi e rumori del Mondo

Incantesimi e rumori del Mondo

Sono nato l’otto dell’otto e nella mia via vivo al numero otto.
Semplicemente incredibile se pensate che non significa assolutamente nulla.
Vivo da un mese e mezzo a Sydney e avevo quasi perso le speranze di incontrare un australiano, quando una sera mi invitano in un pub frequentato solo da “gente del posto”.
Arrivo, individuo il gruppo, saluto chi già conosco, mi presentano ad un ragazzo, stretta di mano, parcheggio uno studiatissimo “Hi mate” dalla pronuncia impeccabile, mi bacia sulla guancia.
Stop. Calma. Rifacciamo.
Dicevamo, entro, faccio tutto il dovuto, arrivo all’australiano, pausa.
Il soggetto in questione ha deciso di fregarsene del fatto che bere e sudare siano due processi distinti, rendendoli di fatto uno soltanto, al punto che non si può distinguere se sudava birra o beveva sudore. Mi presento, mi parla e solo dopo quattro sorsate non volute di sputacchio capisco che mi chiede da dove vengo.
Rispondo. Bacio. Stop. Porca troia.
Con la faccia di uno in anestesia totale ruoto leggermente il busto e chiedo ad un’amica perchè cazzo questo mi bacia. Risposta: beh sei italiano no? Si. Ma. No.
Ritorno a guardare il personaggio, scambio quattro chiacchiere sull’australia, altre quattro sull’italia. Questo significa che capisco (più o meno) anche un australiano. Birretta grazie e ma sì, sputacchiami ancora un altro pò.
Questa appena trascorsa è stata una settimana veramente dura. Con il sole alto quasi sempre, gli ultimi giorni sono trascorsi tra bbq (abbreviazione aussie per barbeque) in spiaggia, pub e party brasiliani. Giornata dura specialmente quella in cui non si va a scuola. Ma vediamola insieme:
Ti svegli con calma, accompagnato dolcemente dal sonno profondo alla veglia dall’incessante, profondo, baritonale russare della compagna di stanza, cosa che ti impedisce di dormire nelle successive tre ore, che vengono superate tentando tutti i trucchetti conosciuti per far smettere qualcuno di russare: finta tosse, finti colpi al muro, fischietti assortiti (fino a melodie molto complesse), rumori per chiamare gatti e cani vari, sussurri, fino ad arrivare a sequele infinite di imprecazioni per poi giocarsi l’ultima carta con interi incantesimi persi nei più polverosi libri di Macumba.
Ok, ti alzi, doccia, ipod e via sotto il sole a fare colazione. Quartiere di Bondi Junction, centro commerciale Westfield, terrazza panoramica al quinto piano. Mentre osservo praticamente tre quarti di Sydney dall’alto, mi godo una colazione composta da toast, uova, cappuccino (cap2sugar), choco-muffin e il foglio degli esami del sangue in mano.
Nice to meet you Colesterolo. Nella mezzoretta che segue mi gusto anche il primo sole, quello che abbronza davvero. Qui sotto sono i primi di Primavera, quella vera.
Scendo di due livelli, polverizzo un centinaio di dollari in un negozio di articoli sportivi e poi mi incammino verso casa. Cambio veloce, scarpe da corsa e via verso la spiaggia.
La strada in discesa mi costringe a tenere un ritmo che non sono in grado di sostenere e quell’elegante corsa da gazzella verso il mare che avevo immaginato, si trasforma nella più totale perdita di controllo del proprio corpo, una serie di sgraziatissimi movimenti e la comparsa di una nuovissima espressione, in stile manta, data da bocca perennemente aperta nel tentativo di far entrare quanta più aria possibile. Ho la resistenza fisica di un disgraziato focomelico. Mentre già mi vedo in un polmone d’acciaio bersaglio di zanzare e adolescenti, finalmente la discesa finisce e grazie a un dio in cui non credo arrivo ad un semaforo pedonale rosso. Fingendo anni di allenamento in tutte le condizioni più estreme mi appoggio al semaforo, traffico con l’ipod e riprendo colore, passando dal trasparente-vene in vista, ad un bianco pre-morte. Ok, verde, riparto con un minimo di dignità. Corro finalmente con un ritmo voluto, Bondi Road fila via tra mille locali, bistro, caffetterie, tutto-il-mondo-food, botteghette dimenticate come calzolai, fabbri, sarti e poi, dopo un’altra piccola, ma brusca, discesa, mi compare davanti Bondi Beach.
Vento, sole, spiaggia, oceano e un sorriso. Mi si apre il cuore (e un polmone). Orgoglioso continuo a correre e sul più bello che mi complimento con me stesso per i primi due kilometri di corsa, mi sorpassa quasi stufato un signore di una sessantina d’anni. Una delle mie personalità mi lancia una pernacchia e giurerei di aver sentito anche una risata. Ignorando la realtà proseguo, sono davanti alla spiaggia, alla destra l’oceano e alla sinistra un prato in pendenza, con panchine, barbeque, gente che corre (corre davvero) e una zona in cui c’è addirittura una specie di palestra all’aperto. Ovviamente gratuita. Porca puttana. Niente di professionale, gli attrezzi sono in legno e molto spartani, ma c’è tutto quello che serve per una ventina di esercizi diversi. Come non pensare di venire qui di corsa, allenarsi un pò mentre nessuno mi guarda e poi concludere con una nuotatina rilassante in quell’oceano a due passi? Magari abbronzandosi pure. Mi fermo finalmente sulla punta sinistra della luna che disegna Bondi Beach, dove la strada lascia il posto a scogli appiattiti e onde. Aria, sale, altro sorriso. Col cazzo che torno da qui. Scatto tre mila fotografie mentali, archivio quanto più possibile di quelle immagini, respiro a fondo e penso che non mi sono mai sentito emotivamente così bene in un posto.
Fisicamente invece sono da codice rosso e con ancora tre kilometri per tornare, penso che la vita potrebbe essere tremendamente breve. Mi incammino sullo stesso percorso al contrario e nel frattempo ripasso il programma della serata: ritorno alla spiaggia per incontrare uno svizzero e due francesi, acquisto di un pò di vino e via diretti alla festa di compleanno.
Arriviamo con una trentina di persone già presenti, deposito il vino e esploro la casa. Come nel più classico gioco di ruolo, nella stanza successiva incontro un ragazzo russo, che in un inglese inedito mi piazza in mano un cocktail rosso a base di non-so-cosa + qualcos’altro + qualcosa-dovrà-pur-esserci. Sorseggio, mi complimento per l’intruglio, veramente ottimo, mentre penso che sto sicuramente bevendo pomodoro tritato e pioggia. La serata si srotola tra brindisi vari, conversazioni con gente da tutto il pianeta, risate e la costante sensazione di essere esattamente dove voglio essere.
Capisci che è il caso di andar fuori dai coglioni, quando ti rendi conto di essere esattamente dove non dovresti.
Nel caso di questa serata, la sensazione ha esattamente la forma di una coppia di poliziotti, che sorridenti entrano in casa, chiedono a tutti dove possono trovare il proprietario, ringraziano e proseguono nella ricerca. Gli stessi tutti coinvolti nella ricerca si dileguano appena il secondo poliziotto gira le spalle. Bella festa, grazie mille, ancora auguri, in bocca al lupo. Direzione fermata dell’autobus. Destinazione casa.
La costante presenza della spiaggia, dell’oceano e del vento, ti impregna i vestiti di profumo come sa fare solo un’amante segreta; faccio ritorno alla mia tana. Mi infilo sotto le coperte, tra alberi, vento e compagna di stanza. Rumore di sogni infranti e unghie sulla lavagna.Un’altra dura alba si avvicina.
Avvicino il comodino sul quale tengo il libro “Incantesimi e rumori del Mondo”. Domani è un altro giorno qui sotto e da qualche parte, sicuramente, ci sarà un’altra festa.

  • Magnifico. hai un senso dell'umorismo straordinario! ci si vede per le vie di Sydney.

  • È da un po' che leggo i tuoi post e noto con piacere che c'è un po' meno voglia di stupire e un po' più voglia di raccontare e raccontarsi facendo più attenzione ai propri sentimenti e non solo ai propri pensieri. Complimenti e continua così!

  • Kim

    Una colazione un po' più sobria aiuterebbe, prima di correre.. ;)Bellissimi i tuoi racconti, complimenti.Ciao!