Io speriamo che mi ammalo

Io speriamo che mi ammalo

Il politico di turno, vestito di tutto punto, pettinato alla perfezione, col il viso tirato non si sa se per la concentrazione o per l’ultimo botox, sale i gradini per il suo comizio, da dove farfuglierà qualcosa scritto da altri, intriso di parole che non significano nulla, mentre si aggrappa al leggio come fosse un pulpito e lui il portatore della Verità.
La Verità non è mai una, ma è sempre quella che fa più moda al momento e da noi, si sa, parlare della Sanità è una moda che è molto, molto frequente.

Abbiamo il Sistema Sanitario migliore del mondo, sbraita il politico di turno, dall’alto dei suoi mille anni curati a colpi di Primari, di vacanze al sole, di farmaci gratis e di file di ore zero, perchè quelle no. Perchè? Perchè no.

Col cazzo, mormora l’uomo comune, quello con i calli alle mani, quello con qualche acciacco perchè si porta pazienza se non è grave, quello che è abbronzato dove la maglietta da lavoro lo permette, quello che i farmaci si pagano e pure parecchio, quello che le file di ore si, eccome se le fa. Perchè? Perchè si.

Dopo quasi un anno e mezzo di permanenza a Sydney, qualche acciacco fisico è inevitabile e di conseguenza il bisogno di vedere lo specialista di turno.
Ovviamente, per una qualche legge cosmica che mi sfugge, i suddetti malanni si presentano puntuali dopo che la copertura medica totale e gratuita ha superato i sei mesi previsti e, quindi, è scaduta. Di conseguenza, tutte le spese mediche a venire sono a carico di chi scrive.

Quello che mi auguravo non succedesse mai, alla fine non mi ha dato retta e si è presentato in tutto il suo fastidio.
Male ad un dente.
Il male ad un dente mi indispone come nemmeno un’infezione alle vie urinarie potrebbe fare e quindi vado subito dal dentista e spero di cavarmela con poco. Circolano leggende di prezzi esorbitanti e interventi pagati con lo scambio di altre parti del corpo meglio funzionanti o con l’offerta di fidanzate o mogli in comodato d’uso.
Spero almeno che sia un servizio all’altezza del prezzo.

Vado di persona allo Studio, uno dei moltissimi sparsi in giro per la città, tanto questo si trova a cento metri da casa mia.
Entro con il classico atteggiamento “sono qui perchè devo ma mi state tutti sul cazzo“. La ragazza alla reception sorride, mi chiede quale sia il problema e poi, veloce ed efficiente, accontenta tutte le mie esigenze di tempo e mi fissa un appuntamento. Per il giorno dopo.
Ventiquattro ore dopo, a cui aggiungo due minuti netti di attesa, è il mio turno di aprire la bocca.
L’ambiguità di questa frase è voluta, per le menti più pruriginose che mi leggono.
Il dentista ascolta attentamente quanto riporto, mentre uso un vocabolario medico di due parole in croce, di cui una è “male”.
Lui ascolta e ascolta ancora. Chiede qualche dettaglio in più, chiede un paio di conferme e poi si mette all’opera. A me la bocca aperta e a lui tre titoli accademici, come dice il muro di fronte a me.
Dopo qualche minuto di silenzio, mi espone il problema e le diverse soluzioni. Un buon dentista ne ha almeno una costosissima che risolve il problema definitivamente e una più economica che tampona e allevia subito, ma poi, chissà.
Di opzioni me ne da quattro, ma la più costosa me la sconsiglia, perchè il problema non vale la spesa. Scelgo la terza. Per la quarta devo aspettare una moglie da dare in dono.
Lui annuisce e in silenzio si mette all’opera.
Un’oretta dopo, cammino di nuovo per Sydney senza la paura di mangiare perfino un pò di Philadelfia.
Il conto era alto, ma niente di più di quello a cui ero abituato altrove.

Se durante un appuntamento con una ragazza, mentre mastichi baldanzoso la tua Air Action, non ti è rimasta almeno una volta una cazzo di otturazione all’interno della gomma e per poco non mastichi e inghiotti quei mille euro formato poltiglia, allora forse dovresti incominciare ad uscire con qualche ragazza.
Il dentista chiamato d’urgenza, per un appuntamento urgente, mormora pensieroso mentre scorre la lista di dentiere da rifare e alla fine ti parcheggia un “la posso vedere tra tre giorni“. In tre giorni un italiano medio riesce a risolversi da solo anche questo tipo di problema, ma tant’è. Ribatto con “ok”.
Dopo tre giorni e due ore di attesa guardando riviste per minorati mentali e foto di bocche spalancate con denti in posizioni assurde, mi siedo sulla poltrona. Il dentista si prepara a sistemare il problema e nel frattempo vengo anche aggiornato sulle sue ultime vacanze sulla neve, motivo della sua abbronzatura e delle performance di quella macchina che tanto vorrebbe farsi.
Non posso fare a meno di chiedermi se in quel momento gli sto pagando un altro optional spuntato da quel cazzo di catalogo. L’assistente, vero bersaglio della conversazione, annuisce in silenzio e aspira.
L’ambiguità di questa frase è voluta, per le menti più maliziose che mi leggono.
Alla fine, non solo mi risolve il problema, ma me ne trova almeno un altro paio, per altrettanti appuntamenti, per altrettanti optional.
Forse dovevo smettere di uscire con le ragazze.

Forte del mio stato civico di “immigrato”, cammino verso lo studio medico pensando a cosa devo riuscire a non mangiare per compensare la spesa che mi aspetta dietro quella porta. Tuttavia, assieme a “cambiati le mutande che non si sa mai tu faccia un incidente“, mia mamma mi dice sempre che per la salute non bisogna badare a spese.
Il sistema sanitario Australiano prevede spese zero per cittadini e relativi partner, almeno per prestazioni fino a un certo livello, a tutto il resto provvede l’assicurazione privata, qualora ce ne fossse una.
Per gente arrivata da un altro Paese, tutto è a carico proprio, se non è un’emergenza. Se invece volete godervi un servizio medico grautito nonostante non siate cittadini, fatevi lisciare da un Suv cercando di rimanere vigili nelle ore successive.
Arrivo alla reception e prima di parlare mi guardo intorno per capire se ho sbagliato porta: dove cazzo sono tutti? La ragazza al bancone mi sorride, non so se per cortesia o per pura felicità dopo ore di noia e mi chiede i dati, dato che sono nuovo. Mi informa del prezzo, mi spiega come chiedere un eventuale rimborso e poi mi invita ad accomodarmi per l’attesa.
Mentre guardo una serie TV sullo schermo nella saletta, il medico mi interrompe cinque minuti dopo per dirmi che è il mio turno.
Cazzo, non potevi lasciarmi qui almeno venti minuti che mi piace l’episodio?
Comunque, entro, spiego il problema, il medico ascolta e fa domande, si informa sul presente e sul passato medico, prende appunti, chiede conferma e alla fine se ne esce con la soluzione.
Nel frattempo, mentre osservo titoli accademici con varie sigle attaccati qua e la, rispondo a domande sull’Italia, che a lei è piaciuta cosi tanto in vacanza e poi il cibo…ah il cibo…
Mi accompagna alla porta e si raccomanda di seguire le sue indicazioni e poi, mi raccomando, rimettiti presto.
Grazie mille, a presto! no, cazzo.. volevo dire…

In Italia, visto che di ferie ne accumuli a valanghe ma per qualche motivo non puoi mai usufruirne, non c’è niente di meglio che andare dal medico, rigorosamente il lunedì, per farsi dare qualche giorno, rigorosamente fino a venerdì.
Preso atto di questo, metto nello zaino almeno due libri, caso mai il primo non mi piaccia e ricarico il cellulare, che almeno possa mandare messaggi in caso non mi piacciano entrambi. Tutto questo in attesa che qualcuno inventi un cinema portatile.
Saluto gli amici tutti, dicendo che per le successive tre ore sparirò nel limbo dello studio medico, inghiottito da una folla di anziani perennemente presenti. Lo studio di un medico italiano non è tale se la somma delle età presenti all’interno non raggiunge almeno mille anni. Oltre a questo deve esserci almeno una persona che ti chiede i cazzi tuoi, due persone che parlano di malattie e persone morte e almeno una che, evidentemente vicina ai Campi Elisi, tossisce muco in un fazzoletto decisamente troppo usato.
Il tuo turno viene rigorosamente slittato dall’informatore medico che, noncurante del tuo cellulare ormai scarico, è preso dalla stessa smania di sloggiare quanto prima.
Il medico ti ascolta ma sa già cos’hai. Lamenti tosse e mal di testa, pensi ad influenza. Lui annuisce e scrive, pensa a tonsillite. Tu annuisci pensoso, ricordando l’operazione di asporto tonsille in tenera età e che certo, tu non sei un medico, ma forse una cosa asportata non si può infettare. Comunque, Dottore, quanti giorni mi da? Facciamo dieci per stare tranquilli. Certo, deve essere tonsillite.

Insieme alla diagnosi e alla prescrizione, il medico mi lascia il suo biglietto da visita e l’indirizzo della farmacia più vicina in questa zona di Sydney che, dopo il trasloco, ancora non conosco bene.
Cammino per circa cinque minuti e varco la porta di una delle quattro farmacie presenti in zona.
Mi accoglie una fila di due persone e sullo sfondo altre due persone, attendono sedute.
Osservo per capire il meccanismo e intanto colgo alcuni dettagli: una targa bella vista espone nome e cognome del Farmacista in turno, con tanto di elenco titoli di studio; al bancone all’ingresso una ragazza addetta all’accoglienza, indossa una t-shir con la scritta “io sono la tua guarda medica”; dietro al bancone dei medicinali, si muovono silenziosi un paio di addetti.
Al mio turno vengo accolto con un australianissimo saluto informale e con la richiesta di quello che mi serve.
Esibisco una prescrizione che sono perfino riuscito a leggere, quindi immagino che per lei sia come l’avesse scritta lei stessa. Mi chiede se voglio la versione economica, rispondo che certo che si e mi invita a sedermi. Mette il foglietto in una scatola e la passa al farmacista plurilaureato poco dietro.
Io mi siedo e avanti un altro.
Dopo due minuti, Miss Guarda Medica chiama il mio nome e mi presenta pacchetto e conto: dodici dollari virgola settantasei. Guardo le monete arrivare a dodici e poi esibisco due banconote da dieci, ma tranquillo, va benissimo anche dodici, buona serata e rimettiti presto. Il tutto senza dover comprare zigulì per metterti in pari con lo sconto.

Con la mia diagnosi di Tonsillite Fantasma vado dal farmacista, recando un biglietto con quella che credo sia una prescrizione, ma sembra tanto Etrusco. Vabbè, io mica sono il Dottore.
Entro in farmacia e mi fermo esattamente subito dopo l’ingresso. Incontro esattamente la stessa quantità di anziani vista dal medico, tutti in fila per l’ultimo modello di catetere o un nuovo pannolone super assorbente. Nel frattempo faccio mente locale di quello che mi serve, che con il tempo a disposizione include anche progetti futuri.
Al bancone fornisco il foglio con la prescrizione, confidando in quello strano meccanismo secondo cui ogni farmacista conosce la scrittura di ogni medico, anche quando sembra Maya. Mi arriva il medicinale col brand, chiedo quello generico, mi risponde che non sa se ce l’ha ma guarda. Intanto guardo lei. Una farmacista che si rispetti deve avere almeno una permanente tendente al rosso, due anelli dorati alle orecchie e una abbronzatura che costi almeno mille confezioni di Pampers; anelli vari, smalto vistoso e un camice candido, come quello dei Medici.
Alla fine il generico ce l’ha, per cui proseguo con la lista: una scatola di preservativi grazie. Non li abbiamo. In che senso scusi? Nel senso che non li abbiamo. Mi guardo intorno mimando con gli occhi il fatto di trovarmi in farmacia e poi chiedo se per caso sa se dal gommista li posso trovare, caso mai si sentano affini in qualche modo. L’anziana signora dietro di me tossisce. Che sia tonsillite?
Me ne vado con una medicina che solo la farmacista sa essere giusta e con il dubbio che le campagne anti AIDS non abbiano fatto i conti con un certo bigottismo del cazzo, coperto da mille anelli e abbronzature al gusto di zigulì.

Rientro a casa soddisfatto pur avendo un problemino medico da risolvere e una montagna di cose da sistemare nella nuova casa.
Nuova casa, nuova zona e nuovo Dottore.

Ognuna di queste cose mi ha lasciato col sorriso sulle labbra. Possibile?
Certo, magari più costosa di come siamo abiutati col Sistema Sanitario Perfetto, ma almeno qui i preservativi li hanno, proprio li guarda, in bella vista vicino a lubrificanti per lui o per lei. Avanti il prossimo!

Cazzo, non vedo l’ora di ammalarmi di nuovo.

  • Giulika

    Tu sai quanto io ami l’Australia, quindi per amore di obiettività ti scrivo la mia esperienza con il sistema sanitario australiano:
    – attesa dal medico di base: più di un’ora e mezza nonostante avessi un appuntamento. Davanti a me anziani, una coppia pure italiana, tanto che mi sentivo a casa :(. In sala d’attesa un angolo con i giochi per bambini. Carino, ho pensato. Quando un bimbo si è messo a giocare lanciando grida altissime davanti alla madre impassibile ho capito che c’è di peggio di anziani in fila davanti a te dal medico di base.
    – sai che se il medico ti prescrive degli esami tipo del sangue o simile poi non è che li puoi andare a ritirare? Devi tornare dal medico di base che ti dà i risultati. Ovviamente, pagando. 
    – visita specialistica: i tre medici che mi erano stati consigliati avevano liste di attesa di PIU DI QUATTRO MESI. E parlo di una visita A PAGAMENTO, PRIVATA!!! Voglio dire, peggio che in Italia, che almeno se paghi la visita te la danno subito. 
    – Prendo il primo medico disponibile, dopo circa un mese e passa – che, voglio dire, è tanto, è troppo. E’ un ragazzo inglese che avrà più o meno la mia età e, purtroppo, più o meno la mia esperienza, tanto che sono io a dirgli cosa penso sia meglio fare (per chi mi legge, sono un medico). E comunque se vuoi andare in privato devi lo stesso passare dal medico di base che ti deve fare un “referral” e quindi…. pagare!
    – Lo specialista non ti dà la lettera con scritto cosa devi fare come succede da noi, ma la scrive dopo. Quindi te la manda… indovina dove? Dal medico di base, quindi ci devi di nuovo tornare e … pagare (però devo ammettere che questo è stato gentile, essendo colleghi me l’ha spedita a casa, quindi mi sono risparmiata il passaggio). 
    Ora, capisco che se sei australiano o hai la Medicare il medico di base non lo paghi, ma comunque il sistema è troppo complicato secondo me e senza necessità.
    Del resto, è solo il mio punto di vista. Qui poi apprezzo che non esistono medici obiettori, che se hai bisogno della pillola del giorno dopo nessuno te la nega nè tantomeno il farmacista si permette di rifiutartela (cosa secondo me abominevole e illegale, ma che in Italia succede tutti i giorni).
    Have a good one mate!