Lavoro a Sydney. Parte Uno: il colloquio telefonico

Lavoro a Sydney. Parte Uno: il colloquio telefonico

Ok, diciamoci la verità, ti sei rotto il cazzo di consegnare pizze.
Ti sei rotto il cazzo di portare caffè altrui, piatti traboccanti di cibo altrui, sparecchiare tavoli altrui e accettare gli spiccioli delle mance altrui.
Se sei proprio nella merda di sei rotto il cazzo di cambiare pannolini di bambini altrui.
Insomma, per farla breve, vuoi essere quello a cui le pizze le consegnano, a cui il tavolo lo sparecchiano e quello che la mancia la da.
Se sei proprio nella merda vuoi essere quello a cui il pannolino lo cambiano.
Tranquilli, vi capisco.

Questa situazione, a guardarla dalla posizione in cui vi trovate, può sembrare alquanto scomoda o, per dirla alla mia maniera, come se vi foste seduti senza mutande su un cuscino di ortiche: volete togliervi di torno il prima possibile.

Tuttavia, uscendo dagli schemi, è anche la situazione che vi consente di uscire dalla routine in cui vi trovate ora e tentare di raggiungere il prossimo livello. E’ quella situazione che vi fa rimuginare per tutto un turno e poi vi manda dritti a casa a lavorare sul vostro cv.
Insomma, è una situazione che vi pungola per farvi cercare una nuova opportunità.

Se non avete ancora capito il tema di questo post, stiamo parlando di lavoro e, più precisamente, di quello che succede prima di trovarlo: il colloquio.

Per raggiungere questo traguardo passate ore e ore chini sul vostro cv, cercando di capire quale potrebbe essere il prossimo modo, migliore del precedente, di dire le stesse cose facendole sembrare altro, ma non troppo “altro” da sembrare cose diverse, solo abbastanza “altro” da far mormorare a chi legge “porca troia, ecco qui chi stavo cercando, lo chiamo subito“.

– Pronto?
– Si salve, sono XY (al primo colpo non si capisce mai chi cazzo stia chiamando) sto cercando Giordano, sei tu?
– Si sono io, buongiorno! (blateri il tutto mentre servi l’ennesima cena all’ennesimo cinese, cercando di riportare alla memoria l’infinita serie di persone e aziende che potrebbero avere il tuo numero, ma sperando che sia decisamente un’azienda e non un tuo amico che ti propone l’ennesimo party).
– Ah salve, ti chiamo per conto dell’azienda XXXYYY (anche questo non si capisce mai) a cui hai mandato un curriculum qualche giorno fa.
– Ma certo, ho capito benissimo! (falso) sono felice di sentirti (cazzo mi sa che ci siamo).

A quel punto, indipendentemente da dove ti trovi, molli quello che stai facendo (a voi la scelta sul cosa mollare nel caso la telefonata vi colga al cesso) e fai come se tutto intorno a te ci fosse il nulla assoluto: se sei al lavoro non te ne frega niente del fatto che non si possa usare il telefono, se sei in giro molli i tuoi amici e se sei impegnato in attività orrizzontali, beh, questa è sfiga e rischi episodi di impotenza indotti da distrazione, ma questa è un’altra storia.

A questo punto, quello che conta davvero è il colloquio introduttivo a cui ti sottopone il tuo interlocutore. Sai benissimo che superare questa tappa vuol dire avere l’opportunità di un colloquio vero e proprio e sai benissimo che è solo li che potrai giocartela a dovere. Quello che ancora non sai è quale azienda ti stia chiamando e per quale lavoro, ma diciamocelo, a noi non importa più di tanto, purchè non preveda piatti da portare o pannolini ripieni.

Nel mio caso specifico, rispondo a tutte le domande con il livello più alto di affabilità, ben attento ad approfittare di eventuali silenzi carichi di dubbio per intervenire con una frase ad effetto, come ad esempio:
– con che Visto sei in Australia?
– al momento con lo Student Visa… (ecco che arriva il dubbio…)
– ah ok… mmmm…. (che vi avevo detto?)
– senta, capisco i suoi dubbi, davvero, ma sono qui per restare, mi reputo una persona preparata e capace, ho solo bisogno di una chance… per me anche solo un colloquio di persona con lei sarebbe splendido (quest’ultima parte è una vera chicca).
– capisco, beh allora senti, perchè non ci vediamo al posto X all’ora Y così ne parliamo?
– assolutamente fantastico! (usare lo stesso finto entusiasmo che usate di fronte ad un regalo del cazzo: platealmente esagerato).
– perfetto, allora ti mando i dettagli via email. Grazie e a presto!
– grazie mille a te, buona giornata.

E’ solo dopo quella email che scopri l’azienda e il lavoro per cui ti hanno chiamato.
Zero piatti da portare, zero tavoli da sparecchiare, zero pannolini da cambiare. Perfetto. Lo voglio.

A questo punto, comincia una fase molto importante, in cui si devono gestire diverse cose contemporaneamente:
– eseguire una minuziosa ricerca sull’azienda in questione, tentando di capire di cosa si occupa, qual è la cultura all’interno e il suo  “carattere”: giovane, informale e trendy? seria, formale e tradizionale? alternativa, frendly e vivace? non importa cosa, purchè sappiate a cosa andate incontro.
– scandagliare il cv alla ricerca della più piccola incoerenza, errore grammaticale o sbavatura di stampa e, sembra banale, ma non lo è, ricordarsi di cosa abbiamo scritto nel nostro cv. Rispondere “manage-cosa?” alla domanda “ho visto che hai esperienza in Project Management” non vi fa certo partire col piede giusto.
– cercare di farvi tagliare i capelli almeno al 75% di come li volevate voi (già i parrucchiari fanno di testa propria, se poi aggiungete che vi spiegate in inglese… fate voi. Magari dite solo che è per un colloquio, così almeno quando uscite non sembrate Voldemort)
– la noia mortale che raggiunge livelli stratosferici nel fare il solito lavoro durante i giorni che ti separano dal colloquio, in parte non vedi l’ora che arrivi quel giorno, ma soprattutto perchè già ti vedi nel tuo completo su misura, alla tua scrivania in design, mentre batti sulla tastiera del tuo computer personale e osservi Sydney dall’alto di un grattacielo fatto di specchi e futuro radioso.

Tranquilli, a farvi ritornare con i piedi per terra ci penserà di sicuro qualche cinese in mutande panna mentre mugugna qualcosa e vi da ben sessanta centesimi di mancia. Storia vera.

Ovviamente, a seconda delle varie personalità con cui fate i conti (le mie di solito fanno i conti tra di loro, lasciandomi fuori quasi tutto il tempo), dovete pensare anche al vostro aspetto.
Niente di fantascientifico, ma pensate che sostenere un brillante colloquio telefonico, avere un curriculum perfetto, riuscire a farsi fare un taglio di capelli che sia allo stesso tempo trendy, sobrio, originale, serio e alternativo, per poi presentarsi al colloquio vestiti come se partecipaste ad una gara di Senzatetto, vi garantirà un biglietto di sola andata verso la ridente cittadina di “Nonfartipiùvedere”, nella provincia di “Nonmenefregauncazzoseseieinstein”.

Questo perchè, a dispetto di quella massa di buonisti e illusi del cazzo, l’apparenza conta. Specialmene nei secondi compresi tra quando varcate la porta e la stretta di mano. Stretta di mano inclusa.
A proposito, porgere la mano e dare la sensazione a chi la stringe di afferrare una sogliola in ghiaccio, di certo vanifica anche un completo Armani, così come l’avere cura di polverizzare ogni singolo osso della mano altrui.
La mano si stringe normalmente e guardando la persona negli occhi e possibilmente sorridendo.
Se proprio avete una carie in bella vista o non vi ricordate che fine ha fatto quel chewing-gum magari non sorridete apertamente, ma lo sguardo vale comunque molto.
Ovviamente, se poi l’altro deve asciugarsi la mano con una salvietta o correre a mettersi un gesso dopo il colloquio, anche quello sguardo felino e seducente passerà in secondo piano.

Quindi attenzione al messaggio in generale: presentarsi ad un colloquio è l’ultima di una serie di fasi, dove ognuna può tranquillamente vanificare tutte le precedenti, non importa quanto perfette fossero e soprattutto mandare a puttane tutte le seguenti.
Bisogna essere sempre attenti ai dettagli e nel contempo dimostrarsi disinvolti. Praticamente è come parlare in silenzio o il famoso uomo nudo con le mani in tasca.

Nessuno dice che sia facile (se volete un colloquio facile, rispondete agli annunci di lavoro che fniscono con la frase “si raccomanda pulizia e no perditempo“), ma è quello che vi spetta.
Fate tutto questo, mettete in fila tutte le fasi in modo impeccabile e verrete invitati a sedervi a quella poltrona, a quella scrivania, in quell’ufficio di quell’azienda che ormai vedete quasi vostra. Vi troverete anche davanti a quella persona che vi ha chiamato pochi giorni prima, pronta a cogliere il minimo tentennamento.

In ogni caso complimenti, avete passato la prima, importante fase e siete giunti alla seconda. Qui e ora comincia il colloquio vero e proprio.
(continua…)

p.s. mentre aspettate la prossima parte, gustatevi questo video.
Poi condividete il più possibile questo articolo in modo che il mio blog diventi famoso possa aiutare più persone possibile.
http://www.youtube.com/watch?v=NMKROuMMoFA&fb_source=message

e ovviamente… sono curioso di sentire le vostre esperienze! specialmente per quei lavori il cui annuncio finisce con “si raccomanda ingiene e seriamente intenzionati“.

  • Sonia

    Ahahah 🙂 ho deciso di partire, ho deciso di mollare tutto…”devo cercare info su internet”, e incappo in questo blog…questo è il primo post tuo che leggo, e già mi sento più allegra e motivata…forse è meglio che vada avanti a leggere!