Non può piovere per sempre.

Non può piovere per sempre.

lif3.zeroSe non avessi appena controllato e ricontrollato il tagliandino del biglietto aereo, sospetterei ancora di essere nella Sydney canadese, invece che in quella Australiana (per chi non lo sapesse esiste una Sydney anche in Canada…).
Piove incessantemente da quattro giorni.
I primi due ho fatto lo spavaldo, rinunciando a comprarmi un ombrello, ripetendo in testa “adesso passa”, come se fosse un mantra o la nuova hit del momento.
Ieri ha diluviato tutto il giorno, costringendomi a correre dentro un centro commerciale in cerca di un ombrello.
E qui cominciano i cazzi.
Premessa: il centro commerciale in questione si chiama Westfield e consiste praticamente in una micro città autosufficiente, con flora e fauna propri ed esclusivi, che sorge in mezzo al quartiere Bondi Junction, che è quello dove abito io e dove ho la scuola.
Premessa 2: è noto a chi mi conosce che potrei perdermi anche in una casa non arredata.
Tenendo presenti queste due cose, immaginate un centro commerciale che ha sei piani, ognuno dei quali ha la forma di un 88, sì ottantotto, perchè giustamente, che cazzo fai un centro commerciale da un solo edificio? no! ne servono minimo due, collegati da una parte sospesa che attraversa la strada. Ogni livello di entrambi gli edifici messi insieme forma un singolo piano dei sei presenti. Immagino che prima di installare quei simpatici, giganti, schermi touch interattivi, abbiano prima dovuto trovare delle commesse entrate da giovani per il loro turno e mai più uscite, sedute, invecchiate in un angolo, a dondolare la testa mentre ripetevano: “adesso passa”.
Gli schermi in questione, una volta digitato quello che ti serve, ti dicono esattamente cosa fare per arrivarci e quando dico esattamente, intendo che proprio ti viene detto: gira la testa a sinistra o destra e cammina.
Ogni tanto, camminando per un piano, si incrocia una specie di oasi formata da alcuni divani e poltrone messi in cerchio, dove le poche persone anziane si fermano a dormire…
Credo che siano postazioni magiche dove la gente si siede anziana e si rialza giovane. Questo spiegherebbe perchè non ho visto quasi nessun anziano in tutta Sydney finora.
Dopo due ore esatte di vagabondaggio spinto, alla ricerca del negozio di ombrelli perfetto, riesco finalmente a vederne alcuni in una vetrina, li punto con passo sicuro, arrivo, ne prendo in mano uno nero, lo guardo, mi piace, ci piacciamo, lo appoggio alla cassa, con tutto un gioco di sguardi per evitare l’inglese comunico alla cassiera il mio intento di pagarlo, la vedo perplessa, mi chiedo come mai, mi viene un dubbio, mi giro attorno e vedo solo cose in design, guardo l’etichetta e allora, solo allora, dentro me stesso e in un italiano portuense, impreco, mentre alla cassiera dallo sguardo ultra-snob dico, thank you…mate! Fatto questo mi dileguo, per scoprire poco dopo che la felicità vera esiste, quando con un mezzo ghigno apro il mio nuovo-15 dollari-ombrello, sotto la pioggia di Sydney, sfoggiando una tela di circa 5 metri quadrati interamente ricoperti dalla bandiera Australiana. Della serie: quando vedi i turisti in italia comprarsi cose con la bandiera italiana e pensi “io non sarò mai così idiota”. Sempre meglio dei novanta-eccheccazzo-dollari del fottutissimo ombrello in design.
Il momento perfetto perchè smetta di piovere.
A metà del mio “fanculo” sento però un tuono in lontananza e mi consolo pensando al prossimo diluvio.
Infatti, stamattina mi sveglio sotto altre tonnellate di pioggia vera, ma stavolta esco baldanzoso protetto da un quasi-ombrellone da spiaggia.
Oggi ultimo giorno della settimana di scuola, che detta così mi scatena in testa immagini di grembiulini blu. Orario ridotto e lezione molto leggera, tanto che a metà mattina passa uno dei docenti e ci dice che si farà lezione nel “salotto” della scuola, tra divani, caffè mocha, hot chocolate, Chai Latte, Big Cappuccino e un casino di asiatici.
In particolare al ragazzo giapponese che mi chiede cosa voglio bere, preso da un momento di euforia e qualche difesa anti-sociale abbassata, rispondo ridendo: mojito, thanks!! La risposta che mi ritorna mi congela entrambe le sopracciglia e la bocca in una posizione da spastico. Il tipo mi guarda come si guarderebbe un pulviscolo di polvere visto in controluce, facendo un suono che ho sentito fare solo da chi pesta una merda alta dieci centimetri.
Ritorno immediatamente serio e con una voce non mia chiedo umilmente un cappuccino.
Ringrazio con un inchino e sparisco tra la folla.
Piccolo confronto tra umorismo occidentale e orientale, dall’esito ovviamente infausto.
Gli orientali per ora devo ancora capirli: ho assistito a scene che credevo possibili solo in un fumetto manga, da leggere nella solitudine spinta del miglior nerd vivente, mentre scopro che è tutto vero. Ho visto gruppi di ragazze giapponesi che quando si incontrano iniziano ad urlare tutte insieme, a corrersi in contro, per poi arrivare una di fronte all’altra e scambiarsi pacchette sulle mani e degli abbracci abbozzati. Tutto bello, perchè sei li che guardi e ti aspetti che dopo tutto questo casino si alzino in volo e si trasformino tra mille luci e petali colorati in una qualche eroina-manga-mezza-nuda o in qualche robot con tette a forma di missili.
Invece, finita questa scenetta, piombano in sussurri udibili solo da loro.
Mi riservo del tempo per capire sta cosa.
Non mancherò di tenervi aggiornati anche su questo e nel frattempo mi scarico tutta una serie di Sailor Moon. Lunedi sarò una di loro.
Nel frattempo, qui sotto al mondo è iniziato il weekend.
Birre da 10 dollari sto arrivando.

  • il tutto suona molto "Londonlife"…. figo….

  • Io direi di esercitarti con le winx! Più facile da capire!

  • Quale delle Sailor Moon diventerai? Jupiter, Mars, Venus? in alternativa puoi scegliere anche le Winxssssssss. kisses, Sil.