Tutto in una notte

Tutto in una notte

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Stanco, affamato e infreddolito sotto gli effetti di un’aria condizionata bloccata in posizione “adesso vi iberno tutti”, entro nel tram e mi siedo in coda all’ultima carrozza, indossando una faccia che comunica a chiare lettere “non parlare, non ti ascolto”.
Guardo distrattamente fuori dal finestrino e mentre la città scorre lentamente tra un sobbalzo e un altro, aspetto il capolinea pensando alla giornata appena trascorsa, ad un pezzo di vita compreso tra tempo fa e ora, a qualche massimo sistema e alla fame che mi ritrovo.
Afferro il cellulare dalla tasca e comincio a leggere qualche notizia e qualche articolo di blog che seguo. Mi stringo nella mia giacca di mezza stagione che combatte una battaglia persa contro la temperatura interna al tram e mi guardo intorno.
Di fronte a me un uomo e una donna parlano, o meglio, urlano, in cinese.
Aspetto con ansia l’applicazione per iPhone che possa ammutolire di schianto chi non si rende conto di urlare mentre parla.
Cercando in tutti i modi di far trasparire il mio disappunto con una faccia ispirata all’odio puro, li osservo indirettamente nel riflesso del finestrino.
E’ così che arrivo alla realizzazione che i cinesi maschi e femmine, specialmente di mezza età, possono arrivare ad avere caratteristiche fisiche assolutamente identiche, al punto che spesso, solamente modificando il taglio di capelli ci si potrebbe confondere su chi è chi. Probabilmente influisce anche il fatto che dopo una certa età alcune persone si prendono più cura del mobilio che di sè stessi, ma pur conscio di questo fenomeno, che trascende nazionalià e culture, non posso far a meno di soffermarmi su quelle due figure riflesse.
E’ così che arrivo alla seconda sensazionale scoperta, realizzando che le persone di origine asiatica, indipendentemente dal sesso di appartenenza, hanno esattamente la stessa quantità di peluria: troppo poca per dire che ne hanno davvero, ma troppa per dire che non ne hanno. Uomini che sembrano depilati, ma non lo sono e donne che sembra abbiano la barba e ce l’hanno davvero sono all’ordine del giorno in qualsiasi tram, bus, o treno che si rispetti.
Sull’onda di queste complesse osservazioni scientifico-antropomorfiche, mi ritrovo finalmente a Central Station, dove varco le porte del tram ed esco in quello che è il tiepido autunno di Sydney. Apro la zip della giacca per far entrare un pò di tepore e mi avvio verso il binario in attesa del treno che mi riporta a casa.

E’ sabato sera e, da che mondo e mondo, indipendentemente dalla latitudine, il sabato sera significa gente in giro. Significa anche che molto probabilmente gran parte di questa gente sarà ubriaca e che, per vari motivi, transiti per Central Station.
Per evitare incontri ravvicinati di dubbio tipo, infilo le mani in tasca e punto lo sguardo in un punto indefinito, allungo il passo e mi avvio deciso verso la rampa delle scale mobili.

Uno scoppio di risate improvviso mi distrae dalla mia espressione tipica (in confronto Robocop sorrideva apertamente) e mi costringe a guardare nella direzione di un gruppo di ragazzini alla mia destra. Lo sguardo dura qualche secondo, il tempo di mettere fisicamente a fuoco le persone e tornare a guardare i propri passi.
Come è risaputo, il miglior modo per non interagire con nessuno è evitare il contatto visivo e io in quel momento, di interazioni, avevo la stessa voglia che una velina ha di camminare in una cella di ergastolani.

Troppo tardi. Un ragazzino di circa quindici anni, vede il mio sguardo in direzione del suo gruppo e decide che la mia espressione di indifferenza significhi “ti prego vieni qui e parlami”. Detto fatto.
Nell’arco di qualche secondo mi trovo questo personaggio letteralmente a braccetto, mentre mi avvicino alle scale mobili. Mi svincolo dal contatto come se mi avesse afferrato uno zombie e lo guardo con una faccia che qualsiasi altro avrebbe interpretato come “perchè cazzo esisti?”, ma che per lui significa “non vedevo l’ora che uno sconosciuto mi toccasse”.
Come se non bastasse iniza pure a parlare.
Ciao amico, come stai? Che fai di bello? Io sono [inserire qui un nome a caso che non mi ricordo].
Ciao, appena finito di lavorare e sto andando a casa, per cui…ciao.
Ah fantastico e che lavoro fai e dove abiti?
Abito a [inserire qualsiasi località a caso tranne quella reale].
Ma guarda, devo prendere il treno anch’io. Ma guarda… Ti accompagno! Ma dai…

Mettiamo un piede contemporaneamente sul primo gradino delle scale mobili e ci avviamo come due migliori amici verso i binari.
In quei trenta secondi di silenzio visualizzo uno scenario di distruzione provocata da una palla di fuoco scaturita dalle mie mani dopo aver urlato qualcosa tipo “fuoco dirompente”, come nella migliore tradizione manga, seguito da un lampo di luce e la comparsa di un mucchietto di polvere residua che un tempo era un adolescente.
Questa brillante produzione onirica ad occhi aperti viene bruscamente interrotta dalla comparsa di un corpo estraneo nella tasca dei miei pantaloni.
Se dovessimo rallentare la scena vedremmo questa sequenza: abbasso lo sguardo per capire che cazzo si è intrufolato nella mia tasca – identifico una mano che non mi appartiene – capisco che è la mano dello stronzo – alzo lo sguardo per guardarlo in faccia – vedo l’idiota che sorride come se niente fosse – cambio espressione e manifesto i miei propositi di amputargli un braccio con un morso.
Tempo trascorso: 2,6 secondi.

Dopo un primo momento di [inserire qui una reazione tipo “maccheccazzofaibruttostronzodelcazzovuoichetiuccida?], con la mano sinistra blocco la sua ancora intenta a decidere tra iPhone e qualche soldo sparso, mentre con il braccio destro scarico quaranta chili di gomitata sulla sua spalla, il tutto seguito da imprecazioni varie in uno slang duramente imparato a forza di party.
Mister quindiciannieunematomaassicurato mi guarda come se non fosse successo niente e non smette di sorridere, ma addirittura tornando alla carica. Parte una serie di spintoni reciprochi che ci accompagna fino alla fine delle scale mobili, dove finalmente riesco a guadagnare un paio di metri di spazio e a prepararmi a qualche scenario potenzialmente peggiore. Dopo tutto, per meno di cinque euro e con consegna gratuita, eBay ti spedisce a casa coltelli di ottima fattura. Anzi, adesso che ci penso…

In quel momento, nello spazio di quei pochi secondi disponibili, ho pensato seriamente che avrei dovuto difendermi da un attacco fisico, dal momento che il personaggio non accennava a smettere, divenendo sempre più ostile.
Mentre valuto il da farsi cerco di mantenerlo a distanza, finchè dietro di lui intravedo il blu di una camicia molto conosciuta, con relativa scritta: Polizia.
In particolare, i blu sono tre, di altrettante camicie, di altrettanti poliziotti. Ancora più in particolare i poliziotti in questione sono circa alti due metri per relativa larghezza.

E qui, putroppo, devo deludere le vostre aspettative di calci volanti, sciabole luccicanti e arti amputati, in quanto in quel preciso istante realizzo che la mossa migliore è fermarmi e dire: scusatemi agenti, questo ragazzino ha appena tentato di rapinarmi.
A seguire: tutti e tre gli agenti si voltano, squadrano me e il ragazzino e dopo una prima valutazione per capire chi dei due era una minaccia, puntano dritti sul ragazzino esagitato. Uno degli agenti mi chiede se sto bene e mentre rispondo che si, tutto ok, vedo quattro braccia coprire Mister Miaspettaunanottedelcazzo, che viene trascinato a forza verso un luogo a me sconosciuto. E non illuminato.

Mi ricompongo e mi scrollo di dosso l’adrenalina già in circolo e dopo qualche momento di emozioni miste a incredulità e incazzatura, controllo se mi manca qualcosa, ma è tutto ok.

L’arrivo del treno è sempre preceduto da una corrente d’aria, che mi colpisce mentre attendo di fronte al binario.
Chiudo la zip della giacca, entro nella carrozza e mi siedo nel in coda, dove non ci sono cinesi da osservare o ragazzini da evitare. Ripenso all’accaduto e mi riscopro a sogghignare al pensiero di quello che è successo al di fuori della zona illuminata di Central Station. Dopo pochi istanti, ancora stanco e infreddolito, mi sistemo alla meglio sullo stretto sedile singolo, punto lo sguardo verso un punto indefinito al di la del vetro e ricomincio da dove avevo interrotto: la giornata, la vita, i massimi sistemi, ma questa volta, con l’aggiunta di un pensiero: thanks guys.

  • A qualcuno di voi è capitato qualcosa di simile?

  • che pensiero? ‘ndo sta il pensiero? Che si lascia cosi` gli amici? con la curiosita`? Bah!

    • intendevo dire che ho dedicato un pensiero ai poliziotti 🙂 posto giusto al momento giusto!

      • Paola Venturelli

        >…e lo guardo con una faccia che qualsiasi altro avrebbe interpretato come “perchè cazzo esisti?”< esplosa in una delle mie solite eleganti risate senza contegno.alle 2 di notte! ho svegliato tutti! Grazie Giò!

        Qualcosa di simile è successa anche a me, eccome! Ma ero a Roma! In effetti, furtarelli da pischelli imbecilli sono più tipicamente ambientati in Italia…ma come si suol dire "tutto il mondo è paese"!

        però davvero oh! gran peccato l'arrivo delle "forze blu"! stavo già assaporando le mazzate che gli avresti tirato alla Maestra Miyagi e alla Ken Shiro con tanto di effetti sonori (ovviamente tutti nella mia testa)!