Seaforth Chronicles

Seaforth Chronicles

Camminare di notte in mezzo a piante ed arbusti vari indossando le infradito equivale ad indossare un maglione a V ad un raduno di vampiri. Sai gia’ che non stai seguendo le norme basilari per rimanere in vita. Tuttavia, potrebbe essere un metodo valido per vedere come e’ fatto l’interno di un’ambulanza australiana in quei minuti di coscienza che ti rimangono.
Certo, la cosa potrebbe anche risultare interessante, in quanto si potrebbe fare confronti con le ambulanze italiane, finendo magari col rimanere piacevolmente colpiti dalle differenze e dimenticare la morte imminente. Potrei addirittura scriverci un post.
Ma andiamo con ordine.

Stavo giusto per andare a dormire quando, dopo aver tolto le cuffie alla fine dell’ennesimo film, sento un suono ripetitivo al di fuori della mia finestra. Dopo dieci secondi ancora non capisco di cosa si tratta, dopo trenta mi sembra quasi un richiamo, dopo trentadue mi sta gia’ sul cazzo. Il richiamo, o qualunque cosa sia, continua con un ritmo ben preciso e riceve in risposta, da poco piu’ lontano, un suono simile.
Gia mi figuravo una chiacchierata tra rospi o qualche altra creatura.
Parentesi: fantasticare sulle creature piu’ strane in Australia e’ permesso e addirittura incoraggiato. Non sai mai cosa trovi quando, in preda alla curiosita’, infili la mano in quell’antro buio in fondo al garage. Molte volte, la creatura piu’ stramba e’ magari innocua, mentre quando ti avvicini ad un’altra esclamando il classico “oooh checcarino!!!” ecco che d’un tratto perdi tre chili per amputazione braccio causa quattro file di denti di quel simpatico “gattino”.

Sull’onda di queste riflessioni scientifiche mi ritrovo fuori, sul portico, davanti al grande giardino di casa, tutto pieno di piante, arbusti ed alberi, con le mie fedeli infradito.
Ovviamente, come quando hai un problema al computer che scompare misteriosamente appena il tecnico lo prova, allo stesso modo il rumore scompare non appena metto un piede fuori per scoprire la fonte del rumore. Quindi, grazie al duro addestramento ricevuto in anni e anni di Quark, rimango immobile nell’ombra come un vero predatore, in un arco di tempo che potremmo quantificare in un’ora (praticamente due minuti, ma volevo fare scena).
Dopo un lasso di tempo interminabile (sempre due minuti) ecco che il rumore riprende.
Ora, e’ ben noto che il cervello umano in assenza di spiegazioni evidenti, si faccia prendere dall’immaginazione e costruisca ad hoc spiegazioni alternative perfettamente plausibili (leggi: assurde), che in quel momento sembrano la piu’ ovvia delle alternative possibili. Non solo, una volta creata la spiegazione del caso, si finisce col crederci ciecamente e deridere chi non ti segue.
Non possiamo quindi stupirci se in quel preciso momento ero assolutamente convinto che, laggiu’ nell’ombra, ci fossero due velociraptor intenti ad osservarmi attentamente e quello che a me sembrava solo una sequenza di schiocchi, in realta’ era un dialogo preciso e complesso che potremmo riassumere cosi’:

ehi mate, guarda quel tipo con quei capelli strani in infradito. Non e’ quello che stavamo pensando di dilaniare stanotte nel sonno?
e’ di sicuro lui… cazzo sembra che ci renda il tutto piu’ facile per recuperare un pasto. Anzi, a guardarlo bene i pasti sono forse due…
si infatti! e poi guarda, e’ in infradito! io le scarpe proprio non le mando giu’.

Nello stesso istante, il sottoscritto, supposto rappresentante dell’apice della catena evolutiva, mormora e borbotta tentando di uscirsene con il sistema per mettere fine a quei strani rumori senza essere costretto a camminare in mezzo ad un ambiente ostile. Intervento che si concretizza con la seguente pensata: adesso lancio un sasso a caso. Cazzo sono un genio.

Lancio quindi un sasso di discrete dimensioni nella direzione del rumore, avendo cura di smuoverlo leggermente prima di afferrarlo, onde evitare ritorsioni da qualche ragno mortale (tratto dal manuale “Tecniche avanzate di rimanere in vita”).
Silenzio.
Tre secondi dopo: cloc cloc cloc.
Velociraptor: che coglione…
Io: stanotte moriro’.

Mi sveglio vivo e fresco come un BigMac di una settimana, grazie anche ai primi sintomi di una influenza in arrivo, ma pronto ad affrontare la settimana appena iniziata in quel di Seaforth.
La mia settimana inizia la domenica, giorno che mi vede protagonista ai comandi della macchina del caffe’ in un bar vicino casa dove, dalle sette di mattina alle quattro di pomeriggio, quasi ininterrottamente, sforno caffe’ di tutti i tipi, a partire dal semplice Espresso, fino ad arrivare al caffe’-latte-due zucchero-grande-in bicchiere-non troppo caldo-poco caffe’-non troppo scuro-latte magro-molta schiuma, a cui rispondo sempre con un certo-arriva subito-morirai in bocca ad un velociraptor.

Finito il turno, arranco per piu di un chilometro in salita fino a casa, dove tra un’ora di allenamento, una di doccia e qualche (venti) episodi di qualche (trenta) serie TV che seguo, arriva il momento di andare a dormire.

– ehi mate, guarda che dorme, che dici, entriamo?
– no mate, ho gia’ cenato con un cliente di un bar…

Ancora quel rumore… voglio una bomba intelligente.

L’indomani e il giorno dopo, lunedi e martedi per chi ha perso il conto, sono due giorni praticamente identici.
Sveglia alle sei, risata dello specchio, doccia, bus, giga-caffe’, camminata da Wynyard al Casino’, turno nove-cinque, camminata inversa, bus inverso, allenamento, doccia, risata dello specchio.
Il martedi varia solo per le due ore di italiano che insegno ad una coppia di australiani. Alle otto e mezza sono finalmente sul bus in direzione Seaforth.

Il mercoledi cerco di sembrare sveglio ed intelligente a scuola, dalle nove alle tre, ma di solito mi riesce solo fino alle nove e venti, dopodiche’ la mia espressione diventa di interesse puramente clinico.
Tuttavia, comparato con i tre giorni di lavoro appena trascorsi, un giorno di scuola sembra quasi un giorno libero, per cui mi rilasso e approfitto della Wi-Fi per farmi i cazzi miei leggere il materiale didattico.
Il pomeriggio mi rimane da trascorrere come meglio credo, che di solito si traduce in una camminata in Circular Quay con il tentativo di acquisire un colorito terrestre, scrivere qualche appunto per un futuro post, sacrificarmi per voi ed esplorare la citta’, o semplicemente riposare in compagnia di un libro e un mojito.

Il giovedi mattina, talmente presto che sembrava mercoledi, mi sveglio (“sveglio” in questo caso e’ piu’ un concetto astratto; diciamo con gli occhi abbastanza aperti per vedere e in grado di compiere movimenti elementari e ripetitivi) e dopo una doccia e una camminata sono di nuovo pronto a far caffe’.
Tuttavia, se la domenica e’ talmente affollata e frenetica che qualcuno chiede un caffe’ e gli arriva un giornale, il giovedi scorre lento e tranquillo, intervallato da pochi clienti di cui vedi addirittura le facce e con cui scambi qualche chiacchiera.
Dopo la chiusura e il ritorno a casa, un nuovo allenamento e i soliti episodi a farmi compagnia.

Il venerdi mi sveglio come ci si sveglia da un coma. Lento, ovattato e senza sapere dove e quando sono. Stato che permane fino alla prima pausa di lezione visto che venerdi e’ ancora giorno di scuola, anche se a mezzogiorno sono libero di andare.

A questo punto inizia il mio weekend, che weekend non e’ perche’ e’ ancora week, ma me lo faccio bastare, avendo il resto del venerdi e tutto il sabato liberi.

E’ in questi casi che, senza orari e obblighi, la stanchezza si fa sentire, ma di solito mi costringo a non perdere tre quarti di tempo libero sotto coperta e mi ritrovo spesso in qualche coffee-shop a scroccare internet davanti ad un gigappuccino o, specialmente nelle ultime settimane, a godermi la fantastica State Library, in cui ho in programma di perdermi e far sparire le mie tracce dopo l’acquisto di un paio di occhiali da nerd.

Il sabato pero’ e’ sempre sabato. Unite questa informazione con il fatto che ho scoperto un posto che fa happy-hour con mojito da mezzogiorno alle sei ed ecco profilarsi un’ottima alternativa.
Un giro di sms e chiamate, senza nemmeno il bisogno di insitere, ed ecco la giornata organizzata e con essa un sano e meritato “momento ricreativo”.
Sta a vedere che capisco come risolvere quegli strani rumori notturni, anzi aspetta… ma mojito non fa rima con infradito?? Sono un genio.

– Ehi mate, il nostro amico sta rientrando ora…
– Si si guarda, cammina tutto strano ma… perche’ viene verso di noi scalzo e con le infradito in mano?

  • gino

    l inesorabile lento scorrere dei minuti è uguale anche dall altra parte del mondo, soliti giorni di ordinaria foliia quotidiana