Sydney chiama Perth

Sydney chiama Perth

A Perth ogni tanto rischi di sentirti una merda.
Mi spiego meglio.

Il sole e’ alto, non c’e’ traccia di nuvole e appena esci dalla porta la mattina presto del tuo giorno libero, ti godi subito quei ventotto gradi, quell’arietta fresca che non ti fa sentire il caldo e il silenzio, rotto soltanto dal vento tra gli alberi, delle tranquille vie del quartiere in cui abito. Svolto l’angolo della strada e punto deciso verso il pontile.

Dopo qualche passo mi ritrovo appiccicato alla faccia quattro mosche che definire invadenti sarebbe come definire discreto un clistere.
Mi sono talmente attaccate che supererebbero l’esame dei nei.

All’inizio pensavo fosse un fenomeno isolato poi, col tempo, a forza di stressantissime passeggiate al sole, mi sono reso conto che ci devi convivere.
Non c’e’ niente che le scacci.
A nulla valgono movimenti repentini di mani davanti alla faccia, nemmeno se eseguiti con entrambe. Quindi, dopo un po’, inizi ad inventarti alternative sempre più complesse, con la speranza di trovare la combinazione che ti permetta di fare qualche passo senza sognare uno scafandro da profondità.
Ecco di seguito quelle provate fino a questo momento, tutte con scarsi risultati:

  • rotazione delle mani intorno a faccia e testa, alternando destra e sinistra in modo che ce ne sia sempre una davanti alla faccia;
  • veloce scuotimento di testa e spalle;
  • sventolamento convulso di braccia tese all’esterno per cercare almeno di allargare il cerchio;
  • passaggio delle mani a contatto con faccia e capelli per cercare almeno di tenerle ad un centimetro;
  • abbinare soffi e sbuffi per cercare almeno di tenerle fuori dalla bocca (attenzione: potrebbero approfittare della breccia);
  • avvicinarsi intimamente ad un senzatetto nella speranza di distrarle con una fonte più consona ai loro gusti;
  • sterilizzarsi completamente con prodotti chimici per annullare qualsiasi odore corporeo;
  • lasciarsi andare e dimenticare l’igiene personale per confondersi con l’ambiente;

alla fine, sto quasi per darmi per vinto, pensando di diventare presto come quelle persone che ormai nemmeno ci fanno caso; le vedi parlare tranquillamente con una o più mosche in diversi punti sensibili quali naso, palpebra, angolo della bocca, labbro superiore, orecchio, lente degli occhiali, fronte.
I più estremi accettano mosche sub-linguali o in altri antri più intimi.
Ho sentito di gente che, sbadigliando con noncuranza, ne mandano giù a secchiate come fossero tic tac.
Il trucco in questo caso e’ immaginarsi che abbiano un gusto.
Cio’ non toglie che vorrei prima provare un paio di contromisure.

Detto questo, finalmente sono ritornato in quel di Perth.

Ai più attenti ed eleganti di voi a questo punto potrebbe scappare una riflessione spontanea e formulare un pensiero tipo:
ma porca troia non eri innamorato di Sydney? non volevi stare la per sempre?
Oppure, per i più diretti:
hai rotto il cazzo per due anni con articoli su Sydney e ora te ne esci con Perth?

Grazie mille per i vostri pensieri.
A voi tutti rispondo:

Si, Perth mi piace un casino.

In un momento passo ai dettagli, ma per adesso potrei semplicemente dire:

mi piace perche non e’ Sydney.

Gia’ sento il coro di grazie, graziella e grazie al cazzo.

Mettiamola cosi.
Se Sydney e’ una strafiga sempre alla moda e che fa girare tutti gli sguardi, Perth e’ una bella donna, ma non appariscente. Si fa apprezzare mano a mano che la conosci.

Il suo piccolo CBD, i pochi grattacieli, la sua pulizia e i parchi immensi, concorrono tutti a dare un risultato a misura d’uomo. Poco traffico, poca gente (specialmente dopo le quattro quando scatta una misteriosa epidemia che rende tutti invisibili) e quell’atmosfera rilassata tipica di chi sa che tanto ci sono solo io in mezzo a millemila chilometri, ndo cazzo vuoi andare?

E poi i locali e i coffee shops.
Tanti, tantissimi. Molti di loro, pero’ quasi invisibili.

A Perth infatti c’e’ questo strano fenomeno che pare che non ci sia nient’altro che case o uffici, salvo poi attraversare una porta di ferro anonima e ritrovarsi davanti un mondo parallelo. Fuori nulla, dentro luci, tavoli, gente e arredamento studiatissimo. Sembra quasi che si debba sapere dell’esistenza di certi posti per poterli trovare, altrimenti sono preclusi alla vista.
Se tutto questo sembra strano ad un occhio turista, a quello residente non può che far piacere. Quando si conoscono un paio di questi posti significa che a Perth non si e’ di passaggio.
Ci si vive.

Perth

Piccolo lusso che mi concedo appena posso, mentre sorseggio un caffe’ bollente.

Insomma, dicevo, sono ritornato da Sydney.

E che cazzo sei andato a fare di nuovo a Sydney? Cerca di deciderti dove stare che non ci capisco più un piffero.

Grazie mille della domanda.

A Sydney sono andato per lavorare, o meglio, per prestare la mia nobile persona alla Croce Rossa, per due settimane di volontariato allo stato puro, come membro del Digital Media Team, un nome altisonante per indicare quel team che si occupava del sito internet della Croce Rossa e dei relativi Social Media account.
Dopo aver ricevuto l’offerta via email mentre ero già a Perth, ho pensato che fosse una bella occasione, soprattutto in vista del cambio di rotta deciso in ambito lavorativo.

Arrivato a Sydney, stranamente, non mi ha accolto nessun attacco di nostalgia, ma sono andato in giro per i primi venti minuti volteggiando braccia e mani per scacciare mosche che, a quanto pare, esistono solo a Perth (a questo punto, in preda ad un dubbio atroce mi rivolgo a chi di voi vive a Perth: le vedete anche voi vero?!? attendo numerose risposte affermative nei commenti in basso…).

Ad ospitare il mio corpo scultoreo (che poi sia modellato su una forma tondeggiante e’ un altro discorso) per due settimane, una coppia di amici, i quali hanno pensato bene di far leva sulla mia leggerissima intolleranza agli insetti per architettare un simpatico scherzetto:

dopo una doccia di cinquantacinque minuti due minuti scarsi, mi dirigo rilassato verso la mia stanza, in quel momento scarsamente illuminata dato che era ormai sera.
Ad un tratto sento il ronzio del telefono che squilla, mi giro per afferrarlo e rispondere quando mi accorgo che sullo schermo giace pacifico uno scarafaggio di dimensioni illegali.
A quel punto tutto rallenta fino a fermarsi. Mi irrigidisco in stile Bracco da caccia e valuto il da farsi scorrendo diverse opzioni comparse nitidamente di fronte a me:

  • fare l’eroe e scansare con finta nonchalance l’immonda bestia;
  • afferrare i bordi del cellulare e scrollare con fare molto checca l’ignobile bestiaccia;
  • calare trenta tonnellate di calcagno urlando un incantesimo protettivo;
  • rinunciare definitivamente al telefono e dirigersi verso il negozio più vicino per un nuovo acquisto;
  • appiattire insetto, telefono e comodino sotto un macigno recuperato repentinamente;
  • invocare il martello di Thor e disintegrare tutto nel raggio di due quartieri;
  • fondere insieme animale, telefono, comodino e una parte di muro e spararli verso il sole;
  • entrare in contatto con il sudicio animale per spostarlo, rispondere e poi prenotare tre anni di psicoterapia;

Per fortuna non ho dovuto scegliere.
Pochi secondi dopo, quando tutto ritorna a velocità normale sento un ghigno sommesso da dietro la porta.
Mi giro e trovo la simpatica coppietta, con l’aggiunta di un amico (vero ideatore del teatrino) che trattengono a stento una risata che scoppia non appena li vedo.
Realizzo a quel punto che si tratta di uno scherzo e che il Male fatto insetto e’ davvero sul mio cellulare, ma almeno e’ morto.
Ah ok allora…
Solo un anno di terapia, non tre, grazie.
Mentre sterilizzo il telefono a colpi di alcol puro e fuoco, medito una vendetta che si compirà prima o poi…

Il resto della mia permanenza a Sydney vola via tra mojito fatti in casa, altri mojito fatti in casa e qualche mojito.

Rientro a Perth soddisfatto delle due settimane appena trascorse, pensando già al prossimo futuro e ai diversi progetti in ballo e mi godo la visibilissima quiete di Perth e la sua aria al profumo di sole.

All’uscita dall’aeroporto, dopo un viaggio in compagnia di tre bambini urlanti che mi hanno fatto pensare all’acquisto dell’armatura di Andromeda e relative catene, prendo un taxi al volo e mi dirigo verso casa.

Si, ora Perth si chiama casa.

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  • Alessandro

    maledetto, nel senso buono ovviamente, decisione non facile la tua, sei ai bordi del “nulla” attento a quando fai manovra. Ricordo di mandrie di turisti con ricoli cappellini con piccoli pezzettini di sughero appesi sulla visiera……certo avrai la vista modello yorkshire ma almeno non ti sloghi le clavicole. Sempre alla ricerca di poter vedere quello che vedi tu, di essere li x intenderci, ti saluto e spero di leggere presto nuovi post.
    Alex (….non adatto a portatori di sfintere lasco)

  • david

    Ahahah mi ritrovo in pieno in quello che dici, con la differenza che le simpatiche mosche si trovano anche piu o meno tutta la east coast!!
    Perth mi piaceva e mi piace ma ora che sto viaggiando la apprezzo ancora di piu, proprio per I motivi che hai scritto!

    • per caso sei stato ad Adelaide?

      • david

        No conto di andarci il prox anno facendo la great ocean road!

        • mi farai sapere com’e’ allora perché la stavo considerando come prossima meta!

          • Rosario Martone

            Salve!
            Ad Adelaide ci sono stato per due giorni e posso dire niente male (non aspettatevi la vita mondana di Sydney o Melbourne per intenderci).
            Lo spettacolo vero e proprio è Kangaroo island! E’ un’isola bellissima, e trascorrerci almeno una notte ne vale davvero la pena.

  • ros

    un consiglio, non andare mai giu verso rockingham, busselton, bunbury, margareth river…le mosche di perth in confronto agli sciami che ti ritrovi addosso in quei posti son nulla…

  • adolfo

    ma a soldi come sei messo??…:-), cioè non per sapere i fatti tuoi …, è da un po’ che stai li, ma immagino paghi ogni settimana il corso obbligatorio d inglese , piu lo stare li , vivere mangiare, ogni tanto lavorare quando lo si trova ,costo dei vari spostamenti etc etc “ie la fai”?

    • ciao Adolfo, qui si lavora finche vuoi e se stai attento ti metti via abbastanza per sopportare periodi “buchi”, che possono essere per volontà o per cause di forza maggiore.
      Tranquillo quindi 🙂 per adesso ho ancora un tetto, ma anche non lo avessi…… ti immagini che post???
      ciao!