Bali. Giorno Due.

Bali. Giorno Due.

La mattina del secondo giorno mi sveglio liberando un rutto più lungo di una messa cantata, degna conclusione di una serata trascorsa nella caotica Kuta, meta di praticamente tre quarti dell’universo.
La densità di persone presenti nello stesso momento e nello stesso spazio è talmente alta che se nessuno ti tocca per tre secondi significa che stai volteggiando nell’aria dopo essere stato travolto da uno scooter e/o una macchina e/o un camion e/o una bici e/o un carretto di qualche tipo. Pertanto, fintanto che percepisci mani estranee sul tuo corpo significa che sei vivo e cosciente e, soprattutto, sulle tue gambe.

Dopo aver spostato la sveglia di dieci minuti e dormito per un’ora e dieci minuti, mi alzo e punto la doccia. Appuntamento con Emanuele entro l’ora successiva, per definire il programma della giornata. In stanza regna sovrana una piacevole temperatura di -47 gradi, appena sufficienti a contrastare la cappa di umidità presente all’esterno. Uscire all’aperto mi fa pensare all’istante di essere uno di quei francobolli che vengono leccati da una lingua calda, umidiccia e pastosa di un’impiegata settantenne delle poste.

Tutto attorno a noi il traffico di Bali scorre incessante.

Bali traffico

Ecco vedete, io sono quello laggiù in fondo.

Puntiamo dritti una direzione completamente casuale, meglio identificata come “fuori dall’albergo a sinistra” e vediamo cosa succede.
Nei primi trenta secondi veniamo gentilmente fatti partecipi delle innumerevoli attività commerciali che pullulano le strade di Seminyak.
Piccola puntualizzazione: al contrario del concetto che abbiamo noi di attività commerciale (cioè esercizio adibito alla vendita di un tipo di merce o servizio), a Bali questo stesso concetto non regge. Un’attività commerciale qui è un’idea molto più fluida e flessibile. Se, per esempio, entrate in un ristorante, vi accorgete di aver dimenticato le mutande, non andate in panico. Fate un cenno alla cameriera, spiegate gentilmente il problema e la vostra necessità; al resto pensa tutto lei e la rete di conoscenze che verrà allertata di li a tre secondi, tramite un giro di telefonate e richiami in strada.
State pur certi che entro qualche minuto, qualcuno arriverà con la merce voluta.
Tutto per qualche dollaro (per voi) e tre pasti caldi (per loro).
Questo meccanismo balza subito ai nostri occhi nel momento in cui iniziamo a passeggiare a bordo strada, cercando di capire cosa quelle vie avessero da offrire. Nei primi due minuti veniamo fatti oggetto delle più disparate offerte. In particolare:

  • un piccolo ristorante ci invita ad entrare ad assaggiare delizie locali;
  • una gioielleria ci invita a comprare qualcosa e/o noleggiare uno scooter;
  • una ragazza seduta davanti alla porta di un locale con l’insegna massaggi ci invita ad entrare per un ciclo di “massaggi”; lo fa muovendo avanti e indietro la lingua e sogghignando;
  • un negozio di scooter ci offre di noleggiare uno scooter e/o una ragazza e/o due ragazze;
  • quello che sembrava un passante si ferma e chiede cortesemente se vogliamo un qualche tipo di droga tra cui marjuana, coca, ero, valium, exctasi, mdma, amfetamine e/o ragazza;

Dopo quattrocentocinquantasette no grazie scopro che la strategia vincente è quella di far finta di niente e proseguire per la propria strada. Piccola chicca: particolarmente utili allo scopo sono gli occhiali da sole con lenti a specchio che nascondono lo sguardo e permettono di incrociare gli occhi altrui senza necessariamente far scambiare quel gesto per interesse a qualche tipo di merce e/o ragazza.

Contrattiamo il noleggio di due scooter in due posti diversi e, alla fine, decidiamo di noleggiare quelli offerti da una gioielleria. Rifiutiamo le ragazze.

Ora, normalmente, in luoghi più vicini alla nostra cultura, quando si è in procinto di noleggiare un mezzo, si chiede qualche dettaglio, tipo cilindrata, modello, etc. Da queste parti, la domanda è talmente inutile che la risposta è una mezza risata. Traduzione: o questo o questo.
Prendiamo questo.

Contrattazione sul prezzo, accordo, firma della ricevuta e consegna chiavi. Il proprietario del negozio mi affida un mezzo che probabilmente ha fatto il giro del pianeta tre volte e ha schivato anche qualche bomba. È amore a prima vista.
Solo perchè glielo chiedo, mi viene consegnato un casco.
Del casco avevo già accennato nel post precedente, per cui voglio solo sottolineare il fatto che se a prima vista ero contento di averne uno con la visiera, dopo averla provata e aver visto un muro di insetti morti su sfondo grigio opaco, ho capito che forse le mie pretese erano eccessive. L’interno inoltre era talmente “usato” che la sensazione dopo averlo indossato era quella di aver ficcato la testa dentro la placenta di una vacca partoriente.

Il traffico di Bali.

Mettiamola così:
siete in motorino, fermi in colonna in una strada principale di una grande città. Tutto intorno grattacieli e macchine ferme ovunque, passanti, altri motorini e ancora macchine e macchine e macchine. Impossibile qualsiasi manovra.
Ad un certo punto, in lontananza vedete arrivare l’inconfondibile sagoma di una merdosissima onda gigante che fa rima con Tsunami.
Se non siete mai stati nel traffico di Bali con uno scooter il vostro primo e ultimo pensiero a tale vista sarà porcadiquellamaledettissimatro…

Al contrario, se siete tra quelli che a Bali ci sono stati e hanno anche passato quei giorni in sella ad uno scooter, il vostro pensiero alla vista dell’immane onda sarà un annoiato toh guarda, uno tsunami in arrivo. Checcarinooooooo!
Dopo di che, forti delle abilità acquisite in qualche giorno di vacanza, vi improvviserete in manovre impossibili a tutti gli altri e in due minuti sarete fuori dalla portata dell’onda, pronti a godervi una città deserta tutta per voi.

Insomma, se imparate a sopravvivere a quattro giorni in scooter nel traffico a Bali, potrete dormire sonni sereni nonostante tutte le calamità che potrebbero colpire il nostro pianeta.

momdaughter

Tipico caso di infante usato come airbag.

Metto la freccia e mi butto.

Il traffico di Bali equivale ad un flusso di un qualche liquido che segue incessantemente le pieghe di un intricatissimo labirinto di tubi. Mai si ferma e mai si intasa, tutto avvolge e tutto schiva.
Dopo i primi minuti passati ad utilizzare la guida classica, capisco che alcuni gesti dati per scontati “da noi”, qui sono assolutamente superflui, quando non addirittura potenzialmente dannosi. Vediamoli insieme:

  • fermarsi: non è previsto salvo cause di forza maggiore come ad esempio un muro, o un ala di un caccia precipitata all’improvviso a dieci metri di fronte a te (se succede a venti, non è più una scusa plausibile);
  • uso delle frecce: opzionale. Il cambio di direzione viene comunicato a chi segue semplicemente…cambiando direzione. Il tutto deve essere eseguito in maniera lenta e fluida, per dar modo a chi sta dietro di reimpostare la traiettoria in tempo reale.
  • svolta a destra o sinistra: si consiglia di eseguire con il minimo cambio di velocità, per non impattare troppo sul traffico presente dietro di voi, cosa che a cascata si potrebbe ripercuotere a chilometri di distanza;
  • uso degli specchietti: sconsigliato, distrae troppo. chi segue deve adattarsi a chi precede in ogni situazione. Punto.
  • sorpassi: bene accetti e incoraggiati: non esiste un lato specifico. Semplicemente punta il mezzo che ti precede, spostati lentamente a destra o sinistra, accelera, sorpassa, rientra. Sta a chi segue adattarsi alla manovra. Se chi segue stava a sua volta sorpassando te, sarà sua preoccupazione inventarsi un modo per sopravvivere, tenendo sempre presente che non è accettabile rallentare bruscamente, o scartare all’improvviso. Semplicemente dovrà trovare un’altra via; un’altra via si trova sempre. Chi non l’ha trovata non è qui per raccontarlo, per cui statisticamente niente e nessuno può contraddire tale affermazione.
  • sorpassi multipli: è possibile sorpassare su qualsiasi lato un mezzo che sta a sua volta sorpassando un altro mezzo, mentre quest’ultimo ne sorpassa un terzo. La scelta della corsia non è rigida e regolamentata, lasciando molta libertà al conducente di ogni mezzo coinvolto.
  • incazzarsi: assolutamente non tollerato e soprattutto inutile. Nessuno fa niente di cattiveria. Si cerca solo di arrivare dal punto A al punto B senza morire. Siamo tutti sulla stessa barca. O scooter.

Cercate di tenere bene a mente questi concetti mentre sfrecciate tra le strade più intasate che abbia mai visto.
Tutto intorno a voi ci saranno ostacoli e prove di abilità di ogni tipo.
Per una più semplice visualizzazione, passo ad elencarvi quelle a cui è stato sottoposto chi scrive:

  1. Comparsa improvvisa di buche della profondità di fosse comuni. Il segreto per evitarle è quello di mantenere la scia di chi precede, sperando che il primo della fila, a trenta chilometri da li, riesca ad evitarla;
  2. comparsa improvvisa di oggetti e/o esseri viventi e/o situazioni completamente incompatibili con l’ambiente “strada”, come ad esempio cani randagi immobili a centro corsia, bambini che giocano, tavole apparecchiate con gente a cena (true story), qualche gallina con pulcini al seguito, una macchina in contromano, un carretto di noodles trainato a mano, tre metri quadrati di ghiaia in curva;
  3. consapevolezza improvvisa di aver avuto una macchina a pochi centimetri dal culo, comodamente nascosta nell’angolo cieco del tuo specchietto, che ti ha seguito per qualche chilometro, assecondando millimetricamente ogni tua singola mossa per evitare di toccare te o altri che a loro volta stavano facendo la stessa cosa a seguire;
  4. essere costretti a sorpassare tre mezzi contemporaneamente, causa il divieto di inchiodare (sopra descritto), arrivando all’estremo opposto dell’altra corsia. Praticamente un’invasione di corsia in piena regola. Questo fenomeno è particolarmente interessante quando viene eseguito in gruppo: in pratica si verifica una situazione in cui su ognuna delle due corsie parte un sorpasso multiplo. Chi sta a sinistra deve spostarsi talmente a destra che arriva alla fine dell’altra corsia. Chi sta a destra esegue la stessa identica manovra, per cui la direzione del traffico, per un attimo, si inverte. Gli unici mezzi a non scomodarsi, sono le macchine, che proseguono su due file, praticamente centrali, a cavallo della riga, in modo da lasciare spazio agli scooter, liberi di zigzagare a piacimento.
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Per fare rifornimento dovete solo pronunciare “uno” o “due”. Vi verranno consegnate altrettanti litri di benzina, comodamente contenuti in bottiglie di Vodka Absolute. Pratico. Elegante. Veloce.

Dopo queste esperienze mi sentivo praticamente invulnerabile e ho cominciato a godermi lo spettacolo, notando le cose più assurde che mi sfrecciavano accanto. Donne oltre la sessantina in sella a scooter con telefono in mano, gente che trasporta i beni più improbabili legati dietro o davanti (tra cui: scrivanie, bocce d’acqua da ufficio, scaffali ricolmi di vasetti, casse di bottiglie, gabbie con animali inclusi, famiglie complete).

Il grado di sorpresa tende a svanire mano a mano che si prosegue nella guida, ma non ho potuto fare a meno di dedicare uno sguardo in più a quei soggetti che, affrontando quanto descritto più sopra, portavano in braccio un bambino di qualche mese.

Mentre guido e cerco di non morire, mi lascio andare a domande esistenziali come ad esempio:
– cosa succede in caso di incidente? dove passa l’ambulanza? esiste l’ambulanza?
– come fanno ad essere tutti vivi? perché i bordi delle strade non sono pieni di cadaveri? perché qualcuno sta cucinando qualcosa in mezzo alla mia corsia laggiù in fondo?
– cosa succede se quel tipo davanti a me si lascia scivolare di mano quella grossa bottiglia di vetro? perché su quello scooter sono in quattro senza casco?

A questo ed altro penso mentre schivo, curvo, sorpasso, freno, svolto, piego, suono il clacson.

Il clacson.

Il clacson è la vera lingua ufficiale di Bali.
Se dovessimo misurarne la frequenza, scopriremmo che si avvicina ad un colpo ogni mezzo secondo. Non viene utilizzato nel senso classico in voga nei paesi occidentali per segnalare un’emergenza. In Italia, ad esempio, il clacson viene usato con una frequenza molto inferiore, ma ha una durata superiore. Se dovessimo tradurlo in parole verrebbe più o meno così: vaffanculomerdasemifermosgommosultuocorpoinertetuetuttalatuaprogeniesperoticolgaunaparalisi.
No, niente di cosi veniale. Qui si usa solo ed esclusivamente per comunicare la propria posizione in tempo reale. I piccoli e veloci colpi di clacson esprimono insomma un continuo sono qui – adesso qui – ora qui – adesso la – qui – la.
Per ore.
Ovviamente, dopo il primo giorno di ambientamento mi sono attaccato al pulsante del clacson, efficientissimo sostituto di frecce varie.

Guidate per qualche ora in queste condizioni e capirete come sia possibile sfatare la credenza che il cervello venga usato solo in minima parte.
Nel bel mezzo del traffico di Bali farete meglio ad attivarlo tutto e subito, se non volete diventare il primo corpo molle a bordo strada, cosa che disturberebbe non poco chi vi segue a ruota. Cercate di capire che non è il massimo guidare uno scooter in queste condizioni e trovarsi improvvisamente davanti un corpo molliccio che rotola in maniera scomposta, magari lasciando scie di liquidi vari, mettendo a rischio la guida di intere famiglie. Oltre alla tua.

In poche parole, per cortesia, non morite.

(continua)

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  • Stefano

    Sono stato a Bali per 1 mese… E devo dire che sei un temerario… Ho appreso che NON esiste codice della strada, ne cartelli di limiti di velocita’ ecc. Un tassista ha ammesso candidamente che sono talmente bravi a guidare, e a star attenti agli altri… che hanno soltanto 200 morti anni per incidenti e 2000 feriti, nonostante il modo di guidare poco accorto dei turisti australiani! Tutto questo su una popolazione che non supera quellla della citta’ di Milano.

    • stare a Bali per un mese è un progetto a cui sto lavorando anche io…
      Per il traffico in effetti è impressionante. Il primo giorno non mi sono fidato ma poi… mi sono buttato! e devo dire che mi è pure piaciuto!

  • Magnolia Au

    Mi hai fatto venire voglia di una lunga vacanza nella ‘rilassante’ Bali!
    Credo morirei entro le prime 24ore…e mi butterebbero anche delle bestemmie per aver intralciato il traffico!!!