Tre Punto Zero

Tre Punto Zero

Dopo l’incursione di un enorme scarafaggio volante e un periodo di incessante abbaiare di due topo-cani di fronte alla finestra di camera mia, stavolta la battaglia è stata tra me e un grillo scassa coglioni.
Per qualche settimana, non appena la luce del giorno lasciava il posto alla sera, il distinto e riconoscibilissimo suono di un grillo ha fatto parte delle mie serate domestiche. Infatti, quello che per molti è famoso come il “canto” del grillo, per me è più un “rumore che conduce alla soglia della psicopatia violenta”.
Dopo giorni e giorni a sentirlo costantemente, mi sono reso conto di come risultasse troppo vicino, quasi fosse dietro di me; quasi fosse nella mia stanza.

Prestando più attenzione, ho scoperto che era esattamente dietro di me ed esattamente nella mia stanza.

Per la precisione, a meno di due metri da me, da qualche parte nell’armadio.
Non riuscivo a capire bene.
So solo che, come tutti quei rumori che non senti fino a quando li senti e poi non smetti di sentirli (bella sta frase eh?), questo rumore mi stava lentamente, inesorabilmente conducendo verso un crollo psicotico seguito da demolizione completa della casa per mezzo di un missile incendiario del tipo “Dopo di me nemmeno i batteri”.

Per fortuna, prima di arrivare a quel livello, ho pensato di acquistare un’altra bomboletta di una sostanza chimica mortale per tutti gli esseri viventi compresi tra i microbi e alcuni piccoli mammiferi.

Dopo diverse notti, il suono era arrivato a sembrarmi un trapano acceso posizionato a due millimetri dal mio orecchio e, di conseguenza, mi stava salendo il crimine a livelli allarmanti. Nella mia mente iniziavano quindi a prendere forma scenari di distruzione di massa; visualizzo un me stesso in preda a furia assassina, fissare un punto indefinito dell’armadio/muro, esibirsi nella Haka, poco prima di calare uno spruzzo di sostanza velenifera in ogni singola crepa di armadio, muro, camera, edificio e strada, fino a coprire un intero isolato e lasciarlo completamente sterile per decadi.

Mi alzo e afferro la bomboletta.
Cercando di capire da dove cazzo venga il suono decido di andare sul sicuro spruzzando a volontà verso una direzione generica, in modo da coprire una vasta superficie.

Il suono cessa.
Indosso la tuta anti radiazioni e torno a letto.

Il giorno dopo il suono ricomincia.

Ripetete questo scenario per circa un mese e arriviamo ad oggi.

Al ricominciare del canto di quel grillo di merda penso che ormai quasi non lo sento nemmeno più tanto mi sono abituato, quando ad un certo punto, quasi per uno scatto di orgoglio, dico a me stesso che porca troia no, non esiste che debba cedere di fronte ad un merdosissimo grillo.

E così, per l’ennesima volta, eccomi a fissare un armadio aperto.
Poi l’illuminazione.
Il suono proviene non da dentro l’armadio, ma dallo spazio tra l’armadio e il muro, esattamente da quella fessura lassù…

Scuoto la bomboletta mortifera.
Punto la fessura buia
Lascio andare la Morte Nera.

Il suono cessa all’istante.

Sto quasi per far partire una danza propiziatoria, con un sorriso enorme e bocca spalancata in un sospiro di sollievo quando, all’improvviso, il meschino insetto salta fuori dal buco.
Come in una moviola vedo il sei-zampe al rallentatore, puntare la mia faccia, che da gioia pura e cristallina passa a moriremo tutti in meno di un secondo. La bestia è in aria a meno di dieci centimetri dalla mia lingua quando in uno scatto fulmineo sposto la testa di lato e schivo un pasto inaspettato con una movenza super gay mossa virile.

Scenario seguente:

Il grillo salta in direzioni casuali in preda agli spasmi.
Forte dell’esperienza con lo scarafaggio proveniente da un altro mondo, anticipo le sue mosse e lo seguo ovunque senza interrompere il getto assassino. Inondo zaino, gamba del letto, parte del muro, angolo della scrivania e un pezzetto di ipad.
Il grillo smette di saltare e prende a muoversi in maniera convulsa.
Calo venticinque tonnellate di pestone concentrato su tre centimetri di lunghezza.
Raccolgo il fossile e lo getto nel cesso.
Spalanco porte e finestre e me ne vado per una mezzora.

Silenzio assoluto.

Comincia così questo giorno di luglio.

Tre anni e due giorni fa, avevo iniziato i primi saluti, sparsi tra Verona, Padova e Treviso, che sarebbero durati per tutte le quarantott’ore successive, fino alla scaletta dell’aereo per Sydney.
Era il dieci luglio duemilaundici.

Sono passati tre anni, mille avventure e più di cento post.
Oggi, mentre scrivo da Perth, so che nelle prossime settimane, mesi e anni succederanno moltissime altre cose, alcune di queste già in programma e altre completamente inaspettate.
Ora però mi prendo un momento per riflettere.

Tre anni.

Tre anni di esperienze, emozioni, fatti e misfatti, gioie e tristezze, mojito, amicizie, spiagge e paesaggi vari, incontri, separazioni, successi e fallimenti, errori e risultati, soddisfazioni, tappe, viaggi e tanti racconti. Solo recentemente, qualche assenzio.

Tre anni di Lif3.zero.

Il nome mi venne in mente in aereo, durante quelle interminabili ore; cercavo qualcosa che esprimesse allo stesso tempo diversi concetti: nuova esperienza, nuova fase, ma che il tutto fosse in qualche modo legato al prima, alla vita precedente.

Vita.

Volevo che il nome fosse specifico per chi, come me, ha deciso che una nuova fase dovesse staccarsi in maniera netta dalle precedenti, ma che ne fosse anche un’evoluzione, una continuazione positiva, aperta e che lasciasse pensare ad ulteriori fasi. Volevo anche che fosse una dedica a quelli che, come me, sono alle prese con questa specifica fase della propria vita, quella dei famosi Trenta.
Insomma, volevo un sacco di cose, tutte racchiuse in una o due parole.
Forse tre.

Lif3.zero.

Mi sembrava perfetto.
C’era la vita, c’era la fase e c’era l’età. Esprimeva positività e il concetto di “progressione”; il fatto che fosse tre punto zero lasciava presagire ad un tre punto uno, poi punto due e via così… Insomma, come un susseguirsi di fasi della vita.

Tutto questo era valido allora così come lo è adesso.

Però c’è un però.

Ho capito che la nuova fase sono io.
Sono cresciuto e cambiato e quel nome che andava benissimo per suggerire un susseguirsi di fasi, ora lascia il posto a qualcosa di più stabile, più centrale, più consolidato.

Nome e cognome.
Due parole.
Anzi… tre.

Giordano Dalla Bernardina.

Tre parole che esprimono unicamente me. Simbolicamente, il passaggio e il cambiamento di nome per me significa il passaggio da una “fase fatta di fasi” ad una fase fatta di “me”. In poche parole, dopo tre anni di tutto e di più ora mi sento più propenso a mirare accuratamente, a scegliere con cura la prossima esperienza, il prossimo passo.

Molti racconti seguiranno questo che state leggendo, ma questo in qualche modo termina una pagina di un lungo capitolo.

Tempo fa, quando stavo pensando al significato che volevo dare col titolo “Tre Punto Zero” di questo post, pensavo solo in termini di “fine di qualcosa”; quasi come se, nonostante l’apertura del nuovo sito sia di fatto una continuazione di Lif3.zero, Lif3.zero, come concetto, sarebbe finito.
Invece no, non finisce, ma evolve.

Tre anni dopo, tre punto zero.

Festeggerò i Tre Anni in Australia con tre mojito e tre assenzio e penserò a questo periodo di tempo come un’unica lunga fase che si conclude per lasciare il posto ad un’altra.
Il passaggio tra Lif3.zero a Giordano Dalla Bernardina simboleggia in qualche modo il passaggio da una serie di esperienze a una maturazione più profonda di me stesso, un riconoscersi ora come figura centrale delle mie esperienze e non solo come penna narratrice.

Lif3.zero non sparirà.

Potrete leggere ancora queste parole come una delle sezioni del nuovo blog (in totale Tre. Cazzo sta storia dei numeri mi manda in trip). Alcuni di voi, in crisi di astinenza da logo, se lo tatueranno in faccia. A loro i miei più sentiti omaggi. Vi voglio vedere quando vorrete tatuarvi il mio nome e cognome.

Un saluto speciale a tutti voi, a chi rimarrà da queste parti e a chi vorrà proseguire su altri blog perché il mio nome non gli quaglia. Grazie a chi mi contatta e fa sentire il proprio supporto. Un grazie a chi ride, pensa, valuta, commenta e critica mentre legge le mie righe.
Spero di “rivedervi” tutti sulle pagine del prossimo blog, online a partire dal giorno 12 luglio. Con voi mi aspetto anche i vostri amici e parenti, tutti decisi a farmi diventare ricco e famoso in modo che io possa viaggiare a sbafo, ma tranquilli, lo farei per voi.

Da Lif3.zero quindi, passo e chiudo.

Il vecchio blog è morto, viva il nuovo blog.

www.giordanodallabernardina.com

  • Roberto

    Felice di aver letto questo post con la calma che meritava, felice di aver sorriso nuovamente ai tuoi incredibili racconti,felice di averti conosciuto di persona , molto felice anzi tre volte felice (non ho resistito)
    Dal 12 luglio fiero di seguire Giordano Dalla Bernardina !!
    Grazie Lif3.zero tanto piacere Giordano Dalla Bernardina.
    Roberto Rehak

  • Good luck! Sono sicura sarà un successone!

  • Fede

    Il Tennessee è con te, Giordano Dalla Bernardina! 🙂

  • Angela

    Che bello, rischia di scendermi una lacrima. Io salto a bordo e aggiungo il nuovo blog nei preferiti. Ovviamente.

  • Jessy

    Anche se un po’ mi dispiace, dato che mi ero affezionata a questo blog non vedo l’ora di vedere il nuovo e leggere di nuove avventure ;).
    Un saluto Jessy