Perth: futuro in vista (parte uno)

Perth: futuro in vista (parte uno)

Come mai, quando le persone si ritrovano ad essere sedute per terra o su un qualche gradino, in ciabatte o infradito, si trastullano le dita dei piedi? Con che devozione poi. Dimentichi di tutto ciò che li circonda e ignari di passanti vari, si girano e rigirano le dita dei piedi, frugando tra uno e l’altro alla ricerca di qualcosa che non può essere altro che lerciume o grumi di cotone misti a polvere e sudore. Voglio dire, che altro potrebbe esserci? Con le stesse dita di quella mano poi stringono calorosamente la mano di chi stavano aspettando. Piacere di conoscerti! Ecco tieni un po delle mie caccole di piedi.

Ero perso in queste elaborazioni mentre guidavo verso una delle molte spiagge di Perth.

Di solito mentre guido, lascio andare i pensieri, che molto spesso finiscono per disegnare un ipotetico futuro, con protagonista un me stesso in pantaloncini comodi, maglietta logora e zaino gigante in spalla, mentre cammino attraverso i più diversi scenari, ma sempre, invariabilmente in viaggio.
Nel frattempo, realizzo anche che una vacanza di solo relax non ci starebbe male. Viaggiare per tutta l’Australia rimane ad oggi il mio sogno nel cassetto, assieme a quello di scrivere pagine su pagine di quello che sarebbe un viaggio indimenticabile.
Si lo so che state pensando: grazie al cazzo, a chi non piacerebbe?
Per adesso, mi godo il fantastico mondo dei viaggi da un punto all’altro di Perth.

Piccolo passo indietro.

Come avevo detto nel post precedente, ero in un periodo di ricerca case, dopo che, per una serie di circostanze che manterrò nel più totale riserbo (offritemi un mojito e vi racconto tutto), ho deciso di abbandonare la megera al suo miserabile destino di solitudine e mestizia e, zaini in spalla, mi sono trasferito momentaneamente a casa di Sergio, conosciuto da molti come Sergio Tuscany, ma che io chiamo semplicemente Sergio.
O Immigrato. Dipende da come mi gira.

Sergio prontamente e senza la minima esitazione mi accoglie a casa sua, mi mette a disposizione un divano gigante, un paio di lenzuola pulite, mi fa vedere la casa e poi mi dice che casa sua è casa mia. Voto ospitalità: dieci e lode. Grazie mille ancora a lui e alla moglie, Alessandra, che più di una volta ha nutrito queste stanche membra.

Nel frattempo, vista la distanza dalla city, ho deciso di noleggiare una macchina per quegli spostamenti necessari alla ricerca della nuova dimora. Così, dopo diversi annunci e qualche scambio di email, mi ritrovo a guidare verso Como, esattamente lo stesso quartiere in cui abitavo prima. Solo una strada più in giù. Perfetto, penso, non devo ricominciare proprio da zero questa volta, anche se giunto al tredicesimo trasloco quasi non mi servono nemmeno i mobili perché lascio tutto direttamente negli zaini. Tanto si sa… arriverà il quattordicesimo.

La casa è piccola, quasi interamente sottosopra a causa di lavori di restauro, ma accogliente e pulita. Confermo subito la mia disponibilità ad affittarla e sigillo tutto con il deposito richiesto. Questione risolta in un’ora.

Ora pensiamo ad altro.

Quando riprendo la macchina la temperatura interna equivale a quella del nucleo di una stella.
Sparo al massimo aria condizionata e apro tutti i finestrini per far uscire quel vento solare che mi sta sciogliendo perfino le otturazioni e mi immetto in strada. Appena sento la prima aria fredda uscire dalle bocchette, chiudo tutto e spero di non diventare parte integrante del sedile.
Nel frattempo, imposto la mappa del cellulare verso la spiaggia di South Trigg Beach, fisso il supporto al parabrezza e mi immetto in strada.

La mia capacità di orientamento alla guida di una macchina nelle strade di Perth equivale a quella di un ubriaco che si riprende dal coma nel mezzo di un deserto. Se dovessi perdere la guida del navigatore, la mia strategia consiste nel proseguire per sempre in linea retta, facendo un giro completo del globo terrestre e sperando di arrivare al punto in  cui sono partito.

Fino a questo momento, non mi sono mai trovato in questa spinosa situazione, ma sono sempre pronto a scenari improvvisi, per cui mi assicuro che il cellulare sia ben collegato alla presa usb della macchina e in carica.

Ovviamente, se il destino te lo vuole mettere nel culo, non serve a molto che ti ripari con le mani serrate dietro, perché quello prima ti fa il solletico e appena liberi il passaggio, si infila bello e beato, e a te non rimane che prendere atto ed elaborare una strategia alternativa.

In parole povere, se ti vuole fottere non te lo viene a chiedere.

Chiaramente, quello che segue è uno di quei momenti. Proviamo ad esaminare la scena in una sorta di slow motion e passo dopo passo:

  • fotogramma 1: sto guidando con una faccia serena, canticchiando qualcosa di Mariah Carey Limp Bizkit, fuori il sole splende, poco traffico;
  • fotogramma 2: prendo una piccola buca sull’asfalto, la macchina sobbalza leggermente, fuori il sole splende, poco traffico;
  • fotogramma 3: impercettibile cambio di espressione a causa del sobbalzo, smetto di canticchiare, controllo specchietti vari, sole, no traffico;
  • fotogramma 4: colgo un movimento ondulatorio del supporto del cellulare, punto lo sguardo per capire se regge, controllo specchietti, qualche macchina;
  • fotogramma 5: con un suono plasticoso il supporto cede di schianto, cambio espressione da serena a pugni rotanti;
  • fotogramma 6: il supporto col cellulare attaccato è sospeso a metà strada tra il vetro e il cruscotto; espressione di spacco tutto mi perdo per sempre in queste strade sconosciute; controllo rapido specchietti, macchine ovunque, manovra di accostamento al momento impossibile.
  • fotogramma 7: con il supporto a penzoloni tra il volante e il finestrino, retto solo dal filo che parte dal centro del cruscotto, mi guardo intorno in cerca di uno spiazzo in cui fermarmi, doppio controllo specchietti, sono nella corsia centrale di una strada a tre corsie, traffico su entrambi i lati;
  • fotogramma 8: vedo me stesso raggiungere l’oceano, arrivare alla velocità massima, sperare in un fenomeno di galleggiamento mai visto prima e tentare l’approdo in Indonesia, da dove proseguire verso il punto da dove avevo parcheggiato prima di partire, dopo due mesi di guida  in linea retta; espressione di dite a tutti che vi ho amato, ma sono contento di andarmene in una palla di fuoco (macchina che esplode dopo trentacinque mila chilometri nel deserto).

Poco prima di rilassarmi e accettare un destino infame, il traffico si dirada e finalmente riesco ad accostare.
Cazzo, mi ero già affezionato all’idea di un giro del mondo in macchina. Pazienza…

Accosto appena fuori dalla striscia d’asfalto, che essendo fuori città equivale ad essere nel mezzo del nulla, sopra una striscia di terra rossa, puntellata da qualche arbusto, tre milioni di ragni che ti osservano invisibili, avvoltoi in pattugliamento dall’alto e i resti rantolanti di qualche umano poco più in la, partito da chissà dove e vittima di chissà quale scherzetto del destino.

Ad ogni modo, sistemo il supporto sul parabrezza e sto quasi per sentirmi di nuovo alla guida delle mie azioni quando noto con orrore e raccapriccio la schermata, assolutamente inedita e mai vista prima, del mio iphone:

schermata inedita del mio iphone

la leggenda narra che l’espressione del sottoscritto alla vista della schermata qui sopra fosse quella di un Velociraptor pochi secondi prima dell’attacco alla preda

Fotogramma dal 9 al 150: comparsa di una espressione altrettanto inedita che potremmo descrivere meglio con una immagine esplicativa:

A quel punto rinuncio a tutti i miei progetti futuri e immagino me stesso in un contesto simile a questo:

car-fire

Poi, dettato dal puro spirito di sopravvivenza, realizzo che dalle bocchette d’aria esce una simpatica e leggera brezza della temperatura di -65 gradi, appena sufficiente a contrastare quella esterna.
Piazzo il cellulare di fronte alla bocchetta e spero nel meglio, mentre mi appoggio allo schienale e mi godo l’attesa, lasciando sfilare le macchine alla mia destra, ma ignorandole, mentre mi concentro sulla piacevole melodia di una canzone in sottofondo e punto lo sguardo verso la terra rossa, gli alberi altissimi e poco più in la… dove immagino di essere un giorno, con un’altra macchina, i soliti zaini e tanta, tanta strada davanti.

Sorrido, respiro e mi godo il momento.

(…continua)

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